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ISLA DE BURRO

La Corte di Cassazione
ha sancito che nascere
down è un danno grave
Gli asinelli di Cortetano
"scrivono" una lettera aperta
e lanciano un'idea:
un giornata di festa insieme
contro certi pregiudizi

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Da diverso tempo alla Fattoria della Carità di Cortetano si sta sperimentando con successo un progetto di pet-therapy che vede protagonisti una simpatica combricola di asinelli e diverse persone diversamente abili. Questa particolare terapie permette di avvicinare gli animali attraverso lo svolgimento delle normali attività di cura, nutrizione e movimentazione che vengono comunemente svolte nel lavoro quotidiano dagli operatori. L’obiettivo è ottenere in primo luogo un aumento del benessere delle persone che ne usufruiscono e parallelamente un miglioramento della loro socialità. Il tutto passa attraverso l’instaurazione di un rapporto di fiducia con gli animali e con gli operatori in un contesto di gruppo che stimola e rinforza le capacità relazionali ed emozionali. Ebbene questi "asinelli" hanno scritto una lettera dopo aver saputo che la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che in pratica dichiara danno gravissimo nascere con la sindrome di down e che ordina un risarcimento ad una persona down di un milione di euro. Proprio questi ragazzi sono tra i più simpatici frequentatori dei somarelli che, questa volta, non hanno proprio resistito e hanno scritto una lunga lettera che vale la pena di leggere...

«Qui da noi a Cortetano - scrivono i somarelli -  vengono spesso a trovarci persone con sindrome di Down e come Bomprezzi siamo terrorizzati dall’idea che passa attraverso questa sentenza. In Italia, da oggi in poi, è sancito che nascere con una disabilità è un disastro. È una vita persa in partenza. Non è un ragionamento legato all’eterna e mai risolta diatriba attorno all’aborto, si badi bene. È qualcosa di più sottile e di più inquietante. Si stabilisce che un bimbo con sindrome di Down vale un milione di euro (di danni). Se c’è un modo per quantificare lo stigma attorno alla disabilità, questo è uno dei più sottili e convincenti, proprio perché si traduce in denaro, ossia in risorse fornite alla ragazza con sindrome di Down, per “rifarsi una vita”, visto che la sua – poveretta – è di seconda scelta, di scarsa qualità, definitivamente compromessa».

E continuano: «In effetti, secondo noi somari, queste persone proprio normali non sono. Se ci si pone attenzione si noterà che sorridono almeno tre volte di più rispetto ai cosiddetti normodotati, ti sanno regalare coccole e abbracci infiniti carichi di un amore che scalda cuore e anima, la loro simpatia è travolgente e sono maestri nell’insegnare a godere momento per momento di spazi dell’esistenza che solo apparentemente sono ordinari e scontati».

«Possibile - proseguono imperterriti i simpatici animali - che non si capisca che l’handicap non toglie la possibilità, a chi lo porta e a chi gli sta accanto, di realizzare una vita pienamente realizzata e felice? Certo, forse bisognerebbe chiedersi cosa rende un’esistenza realizzata e felice prima di arrogarsi il diritto di sancire che ci sono vite indegne di essere vissute».

«Ascoltando i racconti dei genitori con bimbi Down - si legge nella lettera - ci è parso di scorgere un percorso in qualche modo comune. All’inizio non è facile accogliere un figlio disabile, ma con il passare del tempo, quando l’esperienza concreta racconta una storia diversa rispetto ai pregiudizi che la nostra società semina in modo irresponsabile su questi cuccioli d’uomo, ecco che quello che il mondo chiama disgrazia si rivela una grazia meravigliosa e le paure, i timori, le preoccupazioni lasciano spazio alla bellezza di camminare sulle vie della vita con persone speciali che quelle vie le sanno abbellire con colori unici a cui, dopo, non si è più capaci di rinunciare».

Da qui l'idea: «Una giornata di festa, giochi e attività con gli asini, magari in occasione della prossima Giornata Mondiale delle Persone con sindrome di Down che si celebrerà a primavera. Vorremmo lanciare un appello a famiglie, amici, associazioni, cooperative che vivono la realtà della sindrome di Down per pensare insieme questa giornata che, ne siamo certi, darebbe un piccolo, ma utile contributo per fare cambiare idea a tanti, forse anche a certi giudici della Corte di Cassazione».

 

 

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