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CAMMINO NEOCATECUMENALE

Giovanna e Ignazio Contini
dal 2006 missionari in Georgia:
«Grazie a questa esperienza
abbiamo sperimentato
la misericordia di Dio»

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Sono partiti per la Repubblica della Georgia (ex Unione Sovietica) nel giugno 2006 senza conoscere una parola della lingua locale e lasciando tutto quello che avevano costruito in tanti anni di duro lavoro, hanno vissuto in prima persona l'invasione russa del 2008 per il controllo dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia, testimoniano la loro fede in un ambiente prevalentemente ortodosso che teme il proselitismo cattolico. Le tante difficoltà non spaventano Giovanna e Ignazio Contini, una delle tre famiglie cremonesi «in missione» del Cammino Neocatecumenale, l'itinerario di riscoperta del battesimo ideato da Kiko Arguello oltre cinquant'anni fa e presente in tutto il mondo. E se i Contini sono stati inviati nell'ex repubblica sovietica, Silvia e Palmiro Capelli hanno ricevuto il mandato di annunciare il Vangelo in Finlandia, mentre per Paolo e Chiara Merlini la destinazione è stata Vienna, capitale dell'Austria.

«Era dal 1998 che sentivo la spinta interiore a partire - rivela Ignazio -, subito dopo aver ascoltato la testimonianza di due sposi in missione in Kazakistan: vivevano a meno 40 gradi, con difficoltà enormi, eppure erano contetissimi. Espressi questo desiderio a mia moglie che però, in quel momento, non sentiva questa esigenza».

«Ma il Signore ha lavorato - interrompe Giovanna -, e nel 2005 durante una convivenza (una specie di ritiro spirituale, n.d.r.) scrutando la Parola di Dio ho sentito la chiamata a cambiare vita e a partire. Quando confidai questo moto interiore, Ignazio fu contentissimo e manifestammo questo desiderio ai nostri fratelli di comunità».

I due sposi hanno iniziato il Cammino all'inizio degli anni Novanta: «È stato un grande dono di Dio - ricorda commosso Ignazio -. Non solo ci ha permesso di ritrovare un senso profondo alla nostra vita che era basata solo sui soldi e la carriera, ma ha anche sanato in radice il nostro matrimonio».

Nel maggio 2005 la coppia cremonese vive un'esperienza spirituale molto intensa presso il grande centro neocatecumenale di Porto San Giorgio, nelle Marche: «Qui i responsabili nazionali avevano radunato tutte le famiglie che desideravano partire per la missione - continua a scavare nei ricordi Giovanna -. Passammo dei giorni molto belli intessuti di preghiera, di meditazione della Parola di Dio e di testimonianze di altre famiglie già partite. Al termine Kiko estrasse a sorte la destinazione: a noi capitò l'Australia ma fu subito accantonata perchè per entrare in quel Paese occorreva sapere bene l'inglese. La seconda scelta fu la Georgia: sarei andata dappertutto, ma non in quella nazione perchè da altre famiglie aveva sentito racconti spaventosi. Poi mi affidai al Signore ed eccoci qui».

 

La Repubblica di Georgia (evidenziate le regioni annesse dalla Russia)

Dopo aver acquistato un piccolo appartamento in un casermone di cemento in stile sovietico alla periferia della capitale, Tbilisi, i Contini, insieme ad Anna, la figlia dodicenne, sono partiti per sempre: «Giovanna ha lasciato il suo lavoro di insegnante elementare - racconta Ignazio - e io di socio in un'azienda che produce infissi a Gussola. Abbiamo anche venduto il nostro grande appartamento: la Georgia ora è la nostra casa».

A Tbilisi la coppia - qualche anno fa Anna è tornato in Italia per questioni di salute - si è messa a disposizione della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo: «Non lavoriamo - continua Ignazio -, ma ci dedichiamo 24 ore alla missione. Ci sosteniamo grazie a una specie di pensione integrativa che abbiamo accesso con i nostri risparmi e con gli aiuti dei nostri fratelli di comunità».

Nel paese ex sovietico gli abitanti sono 5.000.0000, di questi solo 50.000 sono cattolici: «Siamo una minoranza - spiega Giovanna - e neanche tanto ben vista dagli ortodossi che hanno sempre paura che si faccia proselitismo. Per le loro proteste abbiamo dovuto interrompere la visita ai carcerati perchè era considerata un'ingerenza e guardi che incontravamo solo quelli cattolici».

Una delle sei comunità neocatecumenale di Tbilisi

Nelle capitale le parrocchie sono solo due (in tutta la nazione una decina con una trentina di sacerdoti): la Cattedrale nel centro della città e quella dei Contini in periferia: «Con noi - prosegue Ignazio - ci sono altre due famiglie missionarie, una di Malta e una di Roma e tre sorelle: due polacche e una maltese. Il nostro compito è animare le sei comunità neocatecumenali, ma anche di dare una mano a tutte le attività della parrocchia: dalle pulizie della Chiesa alle iniziative della Caritas. Molto tempo è dedicato alla pastorale escatologica, ovvero alla visita dei malati gravi e dei moribondi: un'attività che è sempre fatta insieme al parroco».

Qualche problema è dato dalla lingua: «Il georgiano - racconta Giovanna - è difficile, molto più del russo. Riusciamo a capire quello che dicono e anche a formulare della frasi semplici, ma per i discorsi più elaborati ci serve un traduttore. Io tengo dei corsi di italiano che sono frequentatissimi, anche perchè la gente è molto attenta alla nostra cultura: amano il nostro calcio e i nostri cantanti sopratutto Celentano, Albano, Toto Cutugno. Il ricavato delle lezioni è destinato a un monastero benedettino che si trova in un villaggio lontano dalla capitale circa 200 chilometri».

Al loro arrivo il paese era molto povero: «Dopo la guerra con la Russia - chiarisce Contini - la comunità internazionale ha dato alla Georgia 10 miliardi di euro. Il governo è riuscito ad investirli bene e c'è stato un reale progresso della società: sono stati costruti ospedali, strade, ponti, quartieri residenziali. Adesso si sta molto meglio anche se c'è ancora tanta miseria. Il costo della vita è molto basso, basti pensare che l'acqua è gratuita e che in un anno abbiamo speso solo 200 euro di riscaldamento».

Ci sono stati anche momenti terribili: «Durante la guerra una notte i nostri fratelli di comunità ci hanno chiamato per dirci di andare a fare scorta di cibo nei negozi che erano rimasti aperti. I carri armati russi erano a trenta chilometri dalla capitale ed erano pronti ad invaderla. Abbiamo provato tanta paura, ma anche in questo caso ci siamo affidati a Dio. In quei giorni l'ambasciata italiana ci aveva chiamato almeno dieci volte invitandoci a fuggire, ma non volevamo abbandonare la nostra comunità».

I missionari neocatecumenali nella parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo a Tbilisi

«La missione - concludono i coniugi Contini - serve soprattutto per la nostra conversione, è un dono della misericordia di Dio. La nostra unica preoccupazione è metterci in ogni istante a disposizione del Signore: cerchiamo di farlo soprattutto attraverso la preghiera, la mortificazione, l'ascolto della Parola di Dio e la fedeltà alla Chiesa. In Italia stavamo molto bene, guadagnavamo tanto, ma non eravamo veramente felici: solo quando ci siamo abbandonati alla volontà del Signore, allora abbiamo sperimentato che cos'è la vera gioia».

Tbilisi, capitale della Georgia, è a 600 metri sul livello del mare

 

 

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