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I DATI 2013/2014

Oltre l'84% degli studenti
segue l'ora di religione
Don Anselmi (ufficio scuola):
«Puntiamo a fare laboratori
di cultura e umanità»

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Saranno 172 gli insegnanti di religione (di questi 45 sacerdoti) che il prossimo anno scolastico opereranno nelle scuole – statali e paritarie – presenti sul territorio diocesano. Un servizio culturale fondamentale anche a fronte del numero degli alunni che si avvalgono dell’ora di religione: 38.751 tra bambini e ragazzi. Minima la flessione registrata tra il 2013 e il 2014: il calo è stato dell’1%. E proprio in questi giorni l'ufficio diocesano di pastorale scolastica, diretto da don Claudio Anselmi, sta procedendo alle nomine dei docenti, anche attraverso degli incontri personali attraverso i quali ricordare gli aspetti fondamentali del proprio servizio alla scuola e alla comunità cristiana.

 

I dati

Nell’anno scolastico da poco concluso le scuole di diverso ordine e grado presenti in diocesi di Cremona (dunque anche con istituti del Milanese, della Bergamasca e del Mantovano, oltre a quelli in provincia di Cremona, ma senza quelli del Cremasco) contavano 46.978 studenti. Di questi 38.751, cioè l’82,49%, (rispetto ai 39.210 dell’anno precedente) si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica. Nello specifico si è trattato di 7.864 bambini della scuola dell’infanzia (84,69%), 13.283 scolari della primaria (84,32%), 8.550 studenti della secondaria di primo grado (84,16%) e 9.054 della secondaria di secondo grado (76.86%).

 

Se fino alle Medie la percentuale dunque si attesta oltre l’84%, il calo è più vistoso riguarda le scuole superiori. Variazioni significative si registrano comunque analizzando la diversa tipologia di scuole: se nei licei segue l’ora di religione l’82,11% degli studenti, negli istituti tecnici il dato scende al 72,38%, attesta al 64,24% negli istituti professionali.

«Queste ultime percentuali – specifica don Anselmi – mostrano che maggiore è la propensione alla studio e più ampio è il desiderio di una ricerca culturale e di senso. Non dimentichiamo poi che la maggioranza degli stranieri frequenta proprio gli istituti professionali».

Le zone maggiormente “secolarizzate” sono quella della Bergamasca e del Milanese insieme alla città di Cremona. Tiene invece bene il Casalasco-Mantovano: è, infatti, il liceo scientifico «Maggi» di Viadana a registrare il picco più alto di “avvalentesi”, con il 95,40%.

Nelle scuole – statali e paritarie – la percentuale di quanto non scelgono l’ora di religione è dunque passata dal 16,51% dell’anno scolastico 2012/2013 al 17,51% del 2013/2014, pari a un +1%. La percentuale tocca il 19,52% se si escludono le scuole cattoliche con i loro 5mila alunni.

 

 

«L’aumento degli studenti che non fanno religione – spiega don Claudio Anselmi – è dovuto in particolare a due fenomeni che ci obbligano a una profonda analisi sociale. Anzitutto è cresciuto lo scetticismo e l’indifferenza religiosa, in secondo luogo sono aumentati gli stranieri e quindi culture non cristiane. Sono aspetti che devono interrogare la comunità ecclesiale chiamata a farsi sempre più prossima al mondo della scuola e in modo particolare ai docenti».

Risulta comunque significativa la frequenza degli stranieri che decidono di avvalersi dell’ora di religione. Si tratta del 41,27% del totale dei non italiani nella scuola dell’infanzia; il 40,95% nella primaria; il 37,16% nella secondaria di primo grado; il 35,54% nella secondaria di secondo grado.

Da non trascurare neppure l’incidenza degli stranieri sul totale degli avvalentesi: il 15,71% nella scuola dell’infanzia, il 12,73% in quella primaria, il 9,72% in quella secondaria di primo grado e il 6,86% in quella secondaria di secondo grado.

 

Le sfide

«In questo biennio pastorale dedicato alla scuola – prosegue il sacerdote – abbiamo compreso quanto sia importante e fondamentale l’attenzione della comunità cristiana. Essa da una parte deve favorire una stretta alleanza tra scuola e famiglia e dall’altra tra scuola e oratorio. Inoltre ha il compito imprescindibile di aiutare le nuove generazioni a recuperare il significato esistenziale dello studio. È necessaria quindi una stretta vigilanza perché la scuola miri sempre a generare cultura, cioè sappia offrire quelle chiavi interpretative per capire il mondo e tentare di umanizzarlo».

A tal proposito don Claudio cita un discorso del 2009 di Papa Benedetto XVI: «Grazie all’insegnamento della religione cattolica la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene, a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto, a raffinare il senso critico e ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro».

Prima sfida pastorale è così la formazione degli insegnanti. «In questi anni – conferma don Anselmi – abbiamo investito molto, sia dal punto di vista contenutistico che da quello personale e vocazionale: il docente di religione, infatti, è uno dei pochi che ci mette la faccia, perché è chiamato più di altri a vivere ciò che insegna. Deve affascinare per quello che è e non solo per quello che dice».

«Fondamentale – sottolinea ancora il responsabile della Pastorale scolastica – è la cura della propria identità di docente, in secondo luogo bisogna trasformare il lavoro in una vera e propria vocazione, quindi è necessario avere il coraggio di cambiare, di mettersi in discussione: l’evoluzione culturale della società è una grande sfida. Inoltre è assolutamente prioritario essere presenti e operanti nella propria comunità cristiana: a tal proposito io chiedo sempre agli insegnanti di presentarsi ai sacerdoti che guidano la parrocchia nel cui territorio sorge la scuola. Senza dubbio poi occorre costruire rapporti concreti di condivisione professionale con gli altri colleghi, investire sull’aggiornamento e non da ultimo progettare la presentazione dell’insegnamento della religione cattolica quando le scuole si aprono alle famiglie per le iscrizioni dei figli».

«La presenza dell’insegnante di religione – conclude don Anselmi citando ancora quanto affermato nel 2009 da Ratzinger – è un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale, valori di cui un Paese ha sempre bisogno».

Don Claudio guarda già alla formazione dell’anno prossimo: «Tra i momenti più importanti segnalo fin da subito il pellegrinaggio diocesano al santuario di Caravaggio presieduto dal vescovo Dante domenica 21 settembre e il convegno di pastorale scolastica dell’11 ottobre che vedrà ospite il prof. Silvano Petrosino, docente all’Università Cattolica».

 

 

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