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PRODUZIONE TRC

Disponibile in dvd
la cantata «Con Te»
composta dal maestro Mantovani
per l'Anno della Fede

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Uno dei frutti più belli dell'Anno della Fede celebrato in diocesi di Cremona è senz'altro la cantata «Con Te» composta dal maestro Federico Mantovani ed eseguita in prima assoluta il 13 ottobre 2013 nella Cattedrale di Cremona, alla presenza del vescovo Lafranconi. L'opera, voluta fortemente dallo stesso presule, è stata riproposta, sempre con grande successo, nel Duomo di Orvieto lo scorso 15 maggio all'interno della prestigiosa rassegna “Festival Orvieto Musica e Cultura” ideata e curata dal cremonese Michele Galli. Per chi non ha potuto gustare la cantata o per chi la vuole riassaporare con calma è disponibile presso la Casa della COmunicazione (via Stenico 3) il dvd della prima assoluta a cura di Teleradio Cremona, il centro di produzione televisiva della diocesi guidato da don Attilio Cibolini.

Al dvd, realizzato con regia video di Mauro Pozzi e con registrazione audio a cura di Simone Bellucci, è allegato anche il libretto completo della Cantata “Con Te – Ex umbris et imaginibus in veritatem”, realizzato dal maestro Federico Mantovani con la collaborazione, nella ricerca dei diversi testi, del liturgista cremonese don Daniele Piazzi.
 

La cantata "Con Te"

La Cantata Con Te – Ex umbris et imaginibus in veritatem – è un grande affresco musicale che mette in luce il dinamismo della fede nella relazione personale con un Tu («Tu, o Signore, ci hai fatti per te; non ha pace questo nostro cuore se non riposa in te», scrive sant’Agostino nelle Confessioni).

Il libretto, realizzato dallo stesso Mantovani con la collaborazione del liturgista cremonese don Daniele Piazzi, assembla testi che vanno dalla Scrittura alla Liturgia, dagli scritti dei Padri della Chiesa (Agostino e Ignazio di Antiochia) a pagine di convertiti moderni (il cardinale Newman, Péguy, Testori), dalle liriche di sacerdoti poeti sempre alla ricerca di un senso profondo alle ragioni della fede (Turoldo e Rimaud) fino a pagine di uomini e donne che hanno pagato con la vita la loro testimonianza e la loro appartenenza religiosa (il vescovo greco-cattolico romeno Ioan Ploscaru, l’intellettuale ebrea olandese Etty Hillesum, vittima della Shoah, e lo stesso S. Ignazio di Antiochia, condannato ad bestias due secoli prima dell’editto di Costantino). Testi, pagine, scritti che, pur appartenendo a esperienze personali e a tempi storici lontani, evocano un cammino condiviso alla ricerca di un Tu, di un Dio che fa sentire la sua presenza in ogni brandello di realtà e che attende, con infinita pazienza, una libera risposta dell’uomo. Sono soprattutto le voci di Agostino e di Péguy che ritornano più frequentemente: due cristiani inquieti, del mondo antico e di quello moderno, che solo nell’approdo al Dio incarnato, al cristiano “avvenimento”, hanno trovato le riposte ai fremiti del cuore («S’è aperto il cielo sul nostro destino; la nostra storia coinvolge l’eterno» canta il coro sulle parole di Turoldo). La storia personale si trasfigura così in una storia di salvezza.

La musica si affianca ai testi nel ricercare questa relazione con il Tu, aprendo i varchi della contemplazione che risuona fra silenzi o caricando i ripieni delle accensioni più brucianti. E per una fede che è Mistero e Grazia, anzitutto, e sguardo contemplativo sulla bellezza del creato, e lotta, sacrificio, paura, consolazione di un abbraccio, speranza, testimonianza coraggiosa, fatica e gioia della libertà. La musica muove dai riverberi diafani ai colori accesi, dalla contemplazione al dramma, dal tendere più inquieto all’approdo in un corale di speranza; ora inno, ora acclamazione ritmica e festosa, ora invocazione, ora salmo d’intonazione liturgica. Si passa così dal Prologo d’apertura, giocato sulla sovrapposizione di luce e oscurità e sulla ripetizione minimalista di poche armonie, all’Inno ai martiri, di diretto impatto comunicativo, passando attraverso il cromatismo atonale di Tendo la mano e l’impianto arioso di Grande sei tu, dalle dissonanze delle voci virili in Abraham! alle dolci e festose pagine della sezione dedicata all’incarnazione, dal duetto “amoroso” e cantabile Tardi t’amai all’articolato montaggio del Simbolo apostolico, che chiude dogmaticamente il lavoro, perché credere significa credere alla Verità (come sottolinea la frase del Cardinal Newman posta a sottotitolo), all’interno di una dinamica che coinvolge l’io e il Tu, nel rapporto personale con Dio, ma anche il noi, nella comunione con i cristiani e tutti gli apostoli.

 

 

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