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15 OTTOBRE - PALAZZO CITTANOVA

La denuncia di Mario Adinolfi:
«C'è una deriva culturale
che tende a ridurre
la persona a semplice merce»

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Palazzo Cittanova affollato, nella serata di mercoledì 15 ottobre, per l'incontro con Mario Adinolfi, ex parlamentare del Partito Democratico, blogger di successo e fondatore di «Voglio la mamma», circoli sparsi in tutto Italia che mirano a contrastare, con le armi del confronto e della testimonianza, i matrimoni e le adozioni omosessuali, il triste fenomeno dell'utero in affitto, l'aborto e l'eutanasia. Adinolfi, ospite del circolo "Voglio la mamma" di Cremona-Mantova, del Centro culturale Sant'Omobono, del Movimento per la Vita e dell'ufficio diocesano di pastorale familiare, è stato introdotto dal giornalista cremonese Cristiano Guarneri che ha evidenziato la necessità di una battaglia culturale per aiutare le persone a riscoprire il vero senso della vita e della dignità dell'uomo.
 
Audio:
 

Nel suo articolato intervento Adinolfi ha anzitutto ricordato la sua idea di politica: «Fin da 14 anni mi sono impegnato in un partito - che consideravo come una comunità - per restituire speranza e dignità a chi sta peggio. Purtroppo questo alto ideale si è scontrato con la realtà del Parlamento Italiano: quando l'ho cominciato a frequentare come deputato mi sono accorto, infatti, che il problema principale dei colleghi era di mantenere il posto, di trovare la cordata giusta, di non dare troppo fastidio. Per cui certi temi etici, ritenuti divisibili nel partito, non dovevano essere trattati». Questo modo di fare ha costretto Adinolfi a non candidarsi più e ad uscire, quindi, dai palazzi del potere: «Finalmente libero ho cominciato ad approfondire proprio quei temi morali che mi sembravano urgenti oggi. In più il 19 settembre 2013 il Partito democratico votò all'unanimità il decreto Scalfarotto, quello che dovrebbe contrastare l'omofobia, ma che in realtà, se approvato, limiterebbe la nostra libertà di espressione. Se questo provvedimento fosse già in vigore il mio libro "Voglio la mamma" nel quale si parla delle nozze gay non sarebbe potuto uscire. Anche questo fatto mi ha portato a battermi in prima linea, nonostante le minacce e gli insulti pesanti di chi si considera un "tollerante"».
 
È proprio da questo libretto rosso, tascabile, pieno di cifre e di fatti documentati, che Adinolfi tira fuori gli argomenti più scottanti. «Voglio la mamma», un successo editoriale straordinario, ma anche un movimento popolare che si sta organizzando in gruppi e circoli in tutta Italia, sostiene una tesi molto semplice: se si oscura la figura materna c'è il rischio che le persone siano trasformate in cose, in merci da contrattare o, se non servono più, da eliminare.

Adinolfi, che si è simpaticamente definito, "secchione", in maniera molto precisa ha descritto alcuni fenomeni sociali aberranti, vere e proprie punte di iceberg di una deriva antropologica preoccupante.  Assai triste è la stepchild adoption, ovvero la legalizzazione dell'utero in affitto: un provvedimento che potrebbe arrivare in Italia insieme al riconoscimento dell'unione gay. «Presentato come una conquista di civiltà, l'utero in affitto è una vera e propria industria che produce molti soldi e che usa le donne per avere gli ovuli e un ventre nel quale far nascere il prodotto del desiderio di una coppia. Se però il bambino non è "secondo catalogo" non viene "ritirato"». Sintomatico è il caso del cantante Elton John che candidamente in alcune interviste ha raccontato il pianto del suo figlio, ottenuto con il metodo dell'utero in affitto, quando è stato violentemente staccato dalla madre per essere affidato a lui e al suo compagno. «In India - ha gridato Adinolfi - ci sono intere città che vivono su questo commercio».

«Questo per noi è il male! Quando si oscura il ruolo della mamma, l'uomo viene considerato merce. Non ci imbarazza sentirci retrogradi! Non siamo noi i culturalmente sconfitti, ma gli altri che con queste tecniche, che rendono schiave migliaia di donne, hanno portato le lancette della storia dietro di 2.000 anni».

Preoccupanti anche i fenomeni della selezione genetica (96% dei bambini down sono abortiti), dell'eutanasia anche solo per motivi economici (qualcuno vorrebbe l'eliminazione degli obesi perchè costano troppo allo stato), dell'aborto come normale metodo di contraccezione.

Adinolfi ha chiesto quindi un impegno culturale preciso fatto di incontri, di testimonianze chiare, di momenti organizzati, di confronti serrati con chi la pensa diversamente: «Dobbiamo però essere preparati, sapere le cifre esatte dei fenomeni, le conseguenze di dati comportamenti. Partiamo per esempio dal fatto che su 13.997.000 famiglie italiane solo 7.598 sono composte da persone dello stesso sesso e di queste solo 528 hanno figli, tra l'altro nati da precedenti relazioni. È forse questa l'emergenza sociale che impone norme legislative?».

Il noto blogger e giornalista romano oltre a invocare la diffusione dei circoli "Voglio la mamma" ha annunciato che prossimamente nascerà un quotidiano cartaceo dal titolo "La Croce" che tratterà principalmente di questi temi. Una delle poche voci fuori dal coro del "politicamente corretto".

 

 

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