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CONVEGNO SCHOLAE CANTORUM

«Un canto di lode che nasce
dal silenzio di contemplazione»
L'invito del Vescovo ai cantori
con il grazie per il loro servizio

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«Tanto quanto amate il canto amate anche il silenzio». È un vera e propria richiesta quella che il vescovo Lafranconi ha rivolto ai cantori riuniti nel pomeriggio di sabato 18 ottobre nella chiesa di San Sigismondo per l’annuale convegno diocesano delle scholae cantorum. «Silenzio» che per il Presule significa canti sommessi in determinati momenti della celebrazione, per una vera sintonia con la liturgia; ma anche silenzio di preghiera. «Vi prego, vi supplico – ha detto il Vescovo - aiutateci a pregare bene!». Ad aprire il pomeriggio la relazione di mons. Giuseppe Liberto, direttore emerito della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”. Al termine del canto dei Primi Vespri presieduti dal Vescovo a tutti i partecipanti è stato offerto il libretto della “Messa breve per assemblea, coro e organo” composta dal cremonese Federico Mantovani.

Relazione di mons. Liberto            Omelia del vescovo Lafranconi

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Il convegno con mons. Liberto

Circa 150 coristi delle diverse parte della diocesi nel pomeriggio di sabato 18 ottobre si sono ritrovati nella chiesa monastica di San Sigismondo, a Cremona, per l’annuale convegno diocesano delle scholae cantorum. Suddivisi in base alle rispettive voci, tutti i partecipanti hanno preso posto nella navata centrale per le prove guidate da don Graziano Ghisolfi, responsabile della Sezione musica dell’Ufficio diocesano per il Culto divino.

Poco dopo le 16, intonato il canto “Cielo nuovo” che ha ufficialmente aperto l’incontro, ha preso la parola mons. Giuseppe Liberto, uno dei più importanti compositori viventi di musica sacra, che dal 1997 al 2010 è stato direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, il prestigioso coro polifonico che accompagna tutte le celebrazioni papali. L'illustre relatore proprio a partire dalla sua esperienza di direttore di coro per la liturgia, ha offerto una relazione sul tema “Il Coro: tra competenze musicali e norme rituali”.

Una riflessione iniziata citando Plinio, che descriveva i primi cristiani con «la consuetudine di riunirsi per cantare a cori alterni un inno a Cristo come a Dio». «Cantare la liturgia – ha subito precisato mons. Liberto – significa percepire l’ineffabile mistero che nella sacramentalità liturgica viene sperimentato attraverso i segni che lo rendono presente».

Poi il rifermento a Papa Marcello II che, a fronte di una liturgia in cui la musica non era adatta alla celebrazione, volle precisare ai cantori il compito della musica da chiesa: «ausilio al sentire e all’intendere la Parola divina». «L’ascolto e la percezione – ha sottolineato il sacerdote – sono elementi fondamentali per la piena partecipazione ai misteri».

«L’arte liturgico-musicale è questione di fede o solo di pura estetica musicale?», ha quindi chiesto mons. Liberto, puntualizzando poi come la musica è arte simbolica (che rende visibile il mistero evocandolo), ministeriale (a servizio della celebrazione del mistero) e mistagogica (aiuta l’orante a introdursi nel mistero).

Quindi il riferimento al n° 112 della Sacrosanctum concilium, dove si legge che «la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all'azione liturgica, sia dando alla preghiera un'espressione più soave e favorendo l'unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri». E riferendosi alla «suavitas», definita «amabilità della bellezza», il relatore ha affermato: «Quanta sporcizia musicale! Bisogna educare per far cantare bene».

Secondo grande capitolo affrontato da mons. Liberto quello che lui stesso ha intitolato «dal mistero alla ministerialità», durante il quale ha sottolineato come le musica sacra si declina in un molteplice servizio: alla Parola di Dio, ai riti, ai ministri della celebrazione, alla declinazione sonora nell’articolazione celebrativa dell’anno liturgico.

Mons. Liberto ha sottolineato come quello della musica liturgica sia un «esercizio ministeriale di comunione», ben diverso dall’esibizione di un’orchestra di fronte al proprio pubblico. Da qui la necessità di una formazione che non sia solo tecnica, ma anche spirituale: sia biblica che liturgica. «Carisma e competenza» sono per mons. Liberto due elementi necessari per vivere il proprio ministero.

E quella che deve essere la caratteristica di ogni artista l’ex direttore della cappella sistina l’ha definita rileggendo il libro dell’Esodo: «sapienza, intelligenza e scienza», ma anche l’avere nel cuore la saggezza. «Il brano biblico – ha detto – evidenzia come ogni vocazione all’arte per il ministero liturgico provenga dallo spirito di Dio che chiama per nome e invia per compiere un lavoro particolare. Quindi all’origine della vocazione artistica c’è sempre un elezione da parte di Dio; al suo termine la volontà divina da compiere».

Da ultimo, all’indomani della beatificazione di Montini, il riferimento al volumetto “Musica sacra nel pensiero di Paolo VI” con l’auspicio che anche il Papa bresciano possa presto essere proclamato santo.

Biografia del relatore Mons. Giuseppe Liberto è nato a Chiusa Sclàfani (PA) nel 1943. Ha frequentato gli studi filosofici e teologici presso il Seminario dell’Arcidiocesi di Monreale ed è stato ordinato sacerdote nel 1969. Sin dall’inizio del suo ministero ha svolto il compito di maestro di Cappella nel Duomo di Monreale. È stato anche docente presso il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo, dove aveva conseguito i diplomi di Strumentazione e Composizione, e presso la Facoltà teologica di Sicilia, dove ha insegnato Musicologia liturgica. Nel 1997 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo ha nominato maestro direttore della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”. Oltre che nelle numerose celebrazioni papali, ha diretto la Cappella in più di cinquanta concerti in Italia e all’estero (Giappone, Ungheria, Malta, Spagna). La sua produzione musicale, che esprime la costante ricerca di interpretazione e di attuazione della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, comprende lavori di vario genere liturgico. Su questi temi ha anche scritto il libro “Cantare il Mistero” (Edizioni Feeria 2004). Per la Libreria Editrice Vaticana ha aperto nel 2004 la collana Liturgica Poliphonia - I Canti della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”, per la quale sono stati già editi i fascicoli contenenti sue composizioni, Crux gloria, Te Deum laudamus, Magnificat, Laudate Pueri, Missa Pie Iesu Domine e Tu es Petrus. Nella produzione vocale e strumentale sono significativi questi lavori: In attesa dell’Aurora, Concerto per organo, orchestra e mezzosoprano; Cantata per l’Adorazione della Croce, per soli, coro e orchestra; Duo per flauto e pianoforte; Laudes Regiae per sestetto di ottoni e organo; Sigillo sul cuore per orchestra d’archi, organo, tromba solista e timpani; numerose altre composizioni per organo e varie liriche per voce e pianoforte. Nel 2004 è uscito il cd Coronas Annum Benignitate contenente sue composizioni organistiche per l’anno liturgico registrate in Germania dall’organista Gianluca Libertucci. Ha pubblicato anche con le Edizioni Carrara, LDC, “Vivere in”, Paoline, Porziuncola, Kelidon Edizioni e OMC Casa Discografica.

 

I Vespri presieduti dal Vescovo

Tutti i coristi presenti hanno poi cantato i Primi Vespri della XXIX domenica del tempo ordinario, presieduti dal vescovo Lafranconi. Alla preghiera si sono unite anche le monache domenicane con il cappellano don Daniele Piazzi, responsabile dell’Ufficio liturgico diocesano.

Nell’omelia il Vescovo ha voluto dire grazie a tutti i coristi perché «il vostro apporto alle celebrazioni è importante, gradito e prezioso. Grazie a nome di tutte le comunità». Poi un forte invito a riscoprire il silenzio della contemplazione da tramutare in canto di lode.

«La partecipazione attraverso il canto nella liturgia – ha detto mons. Lafranconi – esprime la lode di tutta la Chiesa maturata nel silenzio della contemplazione. Altrimenti cantiamo senza renderci conto che siamo coinvolti in un mistero».

Un invito al silenzio espresso con un esempio molto pratico, che voleva essere una richiesta ben precisa: un momento di preghiera prima della prove.

Ricordando poi come i cori costituiscano la voce dell’assemblea nelle celebrazioni, il Vescovo ha voluto evidenziare alcune sottolineature. Anzitutto richiamando una scelta dei canti in sintonia con il tempo liturgico.

Poi la richiesta di lasciare alcuni momenti di silenzio: ad esempio per meditare la Parola di Dio o dopo le Comunioni. «La vostra funzione – ha detto – è aiutare a far esperienza del mistero. Ma bisogna rispettare i silenzi. Nelle nostre liturgie il silenzio è invece pressoché escluso». E ancora: «Quanto mi piacerebbe ci fossero canti sottovoce. Spesso, infatti, i canti sono gridati. Ma è bene ci sia anche un canto sommesso, ad esempio per le Comunioni». «Vi prego, vi supplico – ha detto –: aiutateci a pregare bene!».

Infine il Vescovo si è soffermato sul Salmo 141 con un riferimento alla nuova condanna di Asia Bibi.

 

La Messa breve di Mantovani

Al termine del Convegno a tutti i coristi è stato offerto l’Ordinario della Messa composto dal cremonese Federico Mantovani (presente a San Sigismondo): la “Messa breve per assemblea, coro e organo” che comprende Atto penitenziale, Gloria, Santo, Agnello di Dio, Alleluia, Anamnesi, Dossologia e Tuo è il regno. Composta alla fine del 2013, si fonda sulla piena cantabilità delle linee melodiche e sulla semplicità dell’impianto armonico. Può essere intonata dall’assemblea con il coro o dal solo coro, e alterna sezioni all’unisono con altre in polifonia.

«Da un po’ di tempo – ha spiegato don Graziano Ghisolfi, responsabile della Sezione musica dell’Ufficio diocesano per il Culto divino – desideravo fosse musicato l’Ordinario della Messa in una modalità accessibile a molti cori, con semplice accompagnamento organistico e con la possibilità di eseguire le varie parti sia all’unisono, sia in polifonia. Desidero al giorno d’oggi una “Messa” come ai tempi d’oro del maestro Caudana lo era stata la famosa Laus Tibi Christe, meglio conosciuta col nome di “Caudanina”. Tutto il popolo ne cantava le varie parti con intensità e partecipazione. I sogni, si sa, vanno continuamente coltivati se si vuole che diventino realtà e un incontro con il compositore Federico Mantovani mi ha dato la possibilità di realizzarlo».

«Non è una composizione ridondante – precisa don Graziano Ghisolfi – ma assolutamente essenziale. Proprio come vuole la liturgia, perché ogni singola parte risponda alla perfezione alle esigenze del rito. Definire questa composizione “breve” oppure “facile” non significa darle il timbro di “banale”. Anzi, e qui sta proprio il pregio di queste pagine, si potrà appurare che ogni singola battuta, pur nella essenzialità della scrittura, compie il miracolo di penetrare nel profondo di un’armonia ricca e assolutamente pertinente al gesto rituale. La speranza è che molti cori si accostino a questo repertorio. Federico Mantovani la sua parte l’ha fatta. Ora tocca a noi l’esecuzione».

 

 

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