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18 OTTOBRE - CATTEDRALE

Veglia missionaria in Duomo
Letto un drammatico messaggio
di padre Vittorio Bongiovanni:
«Nonostante il virus dell'Ebola
non abbandoniamo la gente»

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C’è una missione da compiere in terre lontane, in quelle periferie del mondo che nessuno vuole frequentare e c’è una missione da svolgere nelle strade della propria vita quotidiana, fra quelle «periferie esistenziali» che conducono l’uomo alla marginalità e alla disperazione. Si è giocato su questi due aspetti la veglia di preghiera in preparazione alla Giornata missionaria mondiale che il vescovo Lafranconi ha presieduto sabato 18 ottobre in Cattedrale. Oltre al presule ha preso la parola, per una testimonianza, padre Matteo Rebecchi, da 15 anni in Indonesia. Fino al 2006 il suo impegno pastorale è stato nelle isole Mentawai, a Sumatra Occidentale; quindi il trasferimento a Jakarta, dove ora è impegnato in una casa di formazione per i saveriani indonesiani e nel dialogo interreligioso. Drammatica la testimonianza di padre Vittorio Bongiovanni – letta dalla cognata -: il religioso bozzolese insieme a padre Brioni e altri 29 confratelli saveriani si trova in Sierra Leone dove si sta espandendo in maniera preoccupante il virus dell’Ebola. La veglia è stata animata con il canto dalle corali di Cingia de' Botti e Motta Baluffi dirette da Filippo Marsella e accompagnate all'organo da Pier Paolo Vigolini.

Photogallery della serata

Audio:

Una veglia intima e familiare quella presieduta dal vescovo Lafranconi nella serata di sabato 18 ottobre in Cattedrale, alla vigilia della Giornata missionaria mondiale. «Periferie cuore della missione» lo slogan della serata di preghiera e di riflessione che ha avuto come protagoniste due icone bibliche: da una parte Giona che è inviato, contro la sua volontà, a invocare la conversione di Ninive e dall’altra Gesù che chiama Matteo mentre si trova al suo quotidiano lavoro di esattore delle tasse.

Mons. Lafranconi nella sua omelia ha rimarcato che «missione» significa sia partire per paesi lontani per annunciare il Vangelo a chi non lo conosce sia percorrere le strade della propria città, i propri ambienti di vita, per risvegliare in chi è stato cristiano la bellezza dell’incontro con Cristo.  «Sono due aspetti – ha chiarito – di una “Chiesa in uscita” che non possono essere mai separati».

Giona non è contento di andare dai ninivite perché, come tutti gli israeliti, è geloso del proprio Dio e non vuole certo condividerlo con dei pagani: «È chiaro che il successo della sua predicazione – ha spiegato il vescovo Dante – non è dovuto alla sua convinzione, ma esclusivamente alla grazia di Dio. Il Signore, a differenza di Giona, vuole che tutti gli uomini si salvino. Ed è talmente geniale che si serve della vicenda di Ninive per convertire anche Giona».

Il cristiano – bene lo spiega il Papa nel suo messaggio per la giornata – non può tenere per sé la persona di Gesù, ma deve condividerlo con tutti: «Francesco insiste nello stretto legame tra la missione e la gioia. Ma, badate bene, la gioia prima di tutto è quella di Dio che gode nel vedere i suoi figli tornare a lui». Ma la gioia è anche degli annunciatori che godono nel vedere tante persone giungere alla fede; per di più essi si sentono rafforzati nella loro adesione a Cristo: «La fede – ha continuato il presule – si mantiene solo se siamo capaci di comunicarla, di conviderla».

La condivisione dell’annuncio cristiano a tutti i popoli è dunque l’intimo desiderio di Dio: «Per questo dobbiamo sostenere le missioni. Anzitutto con la preghiera, sull’esempio di Santa Teresa di Gesù Bambino, e poi con le nostre offerte. Quanto stride la povertà di certe comunità cristiane del terzo mondo con l’abbondanza delle nostre!».

Ma missione è anche incrociare i vissuti delle persone che vivono nei nostri ambienti, come fa Gesù che chiama Matteo mentre sta lavorando al banco delle imposte. «Dobbiamo imparare a dire il Vangelo a chi ci vive accanto: a chi lo ha dimenticato, a chi crede che non possa essere conveniente per la propria vita e a chi è indifferente». Per mons. Lafranconi l’annuncio più bello è quello della misericordia e della gioia, così ben rappresentato dall’immagine del banchetto che Dio allestirà alla fine dei tempi per i suoi servi fedeli.

Intensa la testimonianza di padre Matteo Rebecchi, saveriano pizzighettonese, da 15 anni missionario in Indonesia, la nazione con il numero più alto di musulmani: su 240 milioni di abitanti i seguaci dell’islam sono infatti il 90%. Il religioso che prima di giungere nella capitale Jakarta è stato nelle isole Mentawai (Sumatra Occidentale) ha raccontato, con simpatici aneddoti, l’efficacia della Parola di Dio anche quando tutto può sembrare fallimentare, la gioia nel vedere i poveri aiutare i più miserevoli grazie all'ispirazione di una pagina del Vangelo, l’importanza del confronto con i musulmani: «Con un predicatore islamico – ha raccontato Rebecchi – abbiamo concretizzato il comando di Gesù di amarci l’un l’altro come lui ha fatto con noi». Un impegno importante, quello del dialogo interreligioso, soprattutto in questo periodo nel quale in Indonesia si stanno sempre di più diffondendo idee fondamentaliste che minano i rapporti con i cristiani.

Drammatico il messaggio di padre Vittorio Bongiovanni, letto da sua cognata. Il missionario bozzolese si trova, insieme a padri Luigi Brioni e altri 29 confratelli saveriani, in Sierra Leone, nel pieno del contagio dell’Ebola. «Non possiamo uscire, le scuole sono chiuse, i campi coltivati abbandonati! Ci sentiamo impotenti, ma soprattutto la gente sta facendo la fame». E poi ancora: «Io non voglio abbandonare il mio popolo, resterò qui con loro! E se questa è la volontà di Dio contrarrò l’Ebola. Pregate per me e per la mia gente».


Durante la serata, ritmata da preghiere e canti missionari, sono state raccolte delle offerte che andranno al Centro missionario nazionale. Dopo la benedizione il Vescovo ha consegnato a tutti i partecipanti un simpatico portachiavi con impresso lo slogan della serata: «Periferia cuore della missione». Un ricordo della veglia che diventa impegno di vita.

 

La Giornata missionaria 2014

«Periferie, cuore della missione» è lo slogan scelto da Missio, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, per la Giornata Missionaria Mondiale 2014, in calendario il 19 ottobre.

La parola «periferie» ricorre frequentemente nel magistero di papa Francesco. Il Pontefice si è presentato quasi «venuto dalla fine del mondo» e spinge continuamente a «uscire», a creare nelle comunità le condizioni per favorire «l’inclusione», non poteva che richiamare tutta la Chiesa a raggiungere le «periferie esistenziali»: dimenticati, esclusi, stranieri, umanità insomma ai «margini» della nostra vita.

L’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” (traducibile sia in «la gioia del Vangelo» ma anche «la gioia di evangelizzare») può guidare le comunità cristiane in questo anno pastorale appena avviato. La Giornata missionaria mondiale sarà occasione per riflettere su quanto ogni discepolo del Signore Risorto possa camminare verso chi sembra «lontano» e annunciare, con la propria testimonianza, il Vangelo.

 

 

 

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