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24 OTTOBRE - CENTRO PASTORALE

«Un libro che percorre la storia
della Chiesa e della società»
Presentato dal prof. Galimberti
il libro di Massimo Marcocchi

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«Un libro che non solo percorre la storia della Chiesa di questi ultimi cinquant'anni, ma dell'intero nostro Paese». Inizia con parole piene di commozione e di riconoscenza il sindaco Gianluca Galimberti la presentazione del libro «Laici dopo il Concilio» (edito da Morcelliana) del prof. Massimo Marcocchi, storico del Cristianesimo, figura di punta del laicato cattolico e «amico e maestro» del primo cittadino di Cremona. L'incontro, promosso dall'ufficio per le comunicazioni sociali, da diocesidicremona.it e dalla libreria Paoline e moderato da don Claudio Rasoli si è tenuto venerdì 24 ottobre al Centro Pastorale e ha visto la partecipazione di un buon gruppo di persone. Nelle prime file anche il prof. Marcocchi che al termine dell'intervento di Galimberti ha voluto ringraziare dell'evento, salutare i tanti amici presenti e sottolineare che il volumetto - una raccolta di scritti di varie epoche - non vuol essere un «cahier de doléance» intriso di pessimismo, ma costituire piuttosto un invito alla riflessione, alla discussione e alla speranza. Marcocchi ha voluto ricordare in modo particolare Giovanni Battista Montini, uno dei suoi «maestri» più citati nel testo e, ora, finalmente e giustamente, «Beato».
 
 

Nel suo appassionato intervento Galimberti ha spiegato che nel libro traspare il grande carisma di Marcocchi: la carità intellettuale che si esprime in una lucida, intelligente e documentata lettura di un tempo della Chiesa - e di riflesso della società civile - che appariva come una "primavera" per i tanti fermenti che il Concilio aveva creato nel laicato cattolico, ma che con l'andare degli anni si è trasformato in un "autunno" se non addirittura in un "inverno".

Per il sindaco di Cremona il primo insegnamento che offre questo volume è che ogni persona è responsabile, attraverso la sua storia personale, della storia della Chiesa e dell'intero Paese: «Occorre, nuovamente, una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti! Per ricostruire un'etica ecclesiale, ma anche civile, ognuno deve sentirsi responsabile della storia degli altri». Altro snodo centrale è la potenza delle idee e delle parole: «Esse cambiano la storia e la riempiono di significato. E Marcocchi con la sua vita intessuta di carità intellettuale ci ricordo che solo con uno studio rigoso e fedele la nostra Chiesa, ma anche la nostra società civile potranno davvero ridestarsi».

La grande lezione del Concilio - fortemente ripresa da Marcocchi nei suoi interventi che vanno dal 1968 al 2009 - è quella di guardare al di fuori dai propri confini, perchè c'è un fermento e una ricerca di novità che spesso non si comprende. «Dobbiamo tornare in quella Galilea delle genti che ci aiuta a capire cosa sono e cosa animano le periferie di questo mondo. Già nel 1968 Massimo ci ricordava che dobbiamo aprirci a prospettive e schemi nuovi e abituarci ad incontri non protetti con chi è diverso da noi».

Altro passaggio centrale del volume di Marcocchi è la necessità di un profondo discernimento della realtà, di un'analisi accurata, di un profondo rigore intellettuale: «O accettiamo un grande fermento intellettuale e una lettura nuova degli eventi o saremo destinati a un lento declino».

Galimberti ha poi insistito sulla necessità di luoghi e spazi dove esercitare sempre più e sempre meglio logiche di partecipazione, occasioni dove elaborare insieme un pensiero e poi trasformarlo in opere. Una necessità che sente anche la comunità civile alla continua ricerca di una democrazia davvero partecipata dalla gente.

Un capitolo importante del volume riguarda la spiritualità e la santità del laico: «Marcocchi ci insegna che il primo luogo di novità è la nostra stessa vita quotidiana nella quale possiamo esercitare la nostra santità: "La mamma diventa santa facendo la mamma, il professore facendo il professore, l'uomo politico svolgendo l'attività politica. La santità dunque del quotidiano, del consueto, forse del banale, senza pose titaniche, senza gesti eccezionali... Le incombenze quotidiane, anche le più umili, se fatte con intelletto d'amore, diventano cose grandi agli occhi di Dio». Galimberti che sapientemente, visto il suo impegno politico e amministrativo, ho voluto riflettere contemporaneamente anche sul piano civile ha ricordato quanto sia importante una santità laica, cioè un rigore laico nel vivere intessuto di verità, onestà, trasparenza di rapporti: «Il rinascimento della nostra città e delle nostre comunità sarà possibile solo se recupereremo la qualità delle nostre relazioni, spazi di incontro tra le persone».

Infine l'invito, tratto sempre dalle sapienti pagine del libro di Marcocchi, ad accettare la sfida del confronto tra opinioni diverse: «Massimo si è sempre battuto perchè nella Chiesa ci possa essere una pubblica opinione. D'altra parte se si vuole costruire una comunità occorre dare spazio al confronto, occorre trovare luoghi e occasioni di discussione. Certo in tutto questo la cultura deve avere un ruolo essenziale: le opinioni devono avere origine da uno studio serio e attenersi rigorosamente alla realtà. Non dimentichiamo mai che una fede senza una cultura è monca».

 

Il libro "Laici dopo il Concilio"

Il volume, edito da Morcelliana, raccoglie scritti e interventi del prof. Marcocchi, redatti in tempi e occasioni diverse (relazioni svolte in convegni e articoli comparsi su riviste e giornali) ma sempre riguardanti il ruolo dei laici nella comunità ecclesiale e sempre ispirati (e provocati) dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II.

 
Lo scritto meno recente risale al 1968 e si inserisce nel dibattito che si accese negli anni del post-concilio sulla istituzione dei consigli pastorali, come organismi di partecipazione ecclesiale. Gli altri contributi hanno il loro centro del Sinodo diocesano che fu preparato e celebrato a Cremona tra il 1989  e il 1996 e che è frutto significativo del Concilio.
 
«Nonostante l'alta qualità della dottrina conciliare sul laicato - si legge nell'introduzione al libro - la sua traduzione nella storia è stata finora inadeguata. Di più: si è creato uno iato tra gli alti principi teologici e la loro applicazione timida e senza nerbo. Di qui la necessità di riprendere la lezione del Vaticano II cogliendone la radicalità, senza edulcorazioni o estenuazioni».

E ancora: «Questa raccolta di pensieri non vuole essere un cahier de doleance intriso di pessimismo, ma costituire piuttosto un invito alla meditazione e alla discussione. Vuole essere la testimonianza affettuosa e pacata, talvolta dolente, di un laico cristiano qualunque».

Marcocchi ha dedicato il libro a Mario Gnocchi, per molti anni presidente nazionale e anima del Segretariato Attività Ecumeniche e a don Luisito Bianchi.

 

Chi è l'autore

Nato a Cremona nel 1931,  Massimo Marcocchi ha frequentato, come alunno del Collegio Borromeo, la facoltà di Lettere della Università di Pavia e conseguito la laurea il 1 luglio 1953 con la votazione di 110 su 110 con lode. Ottenuta nel 1969 la libera docenza in Storia del Cristianesimo, ha insegnato, come incaricato, la stessa disciplina nella facoltà di Lettere della Università di Pavia. Vincitore di concorso nel 1980, ha insegnato nell'anno accademico 1980/1981, in qualità di professore straordinario, Storia del Cristianesimo presso la facoltà di Lettere della Università di Chieti. A partire dal 1 novembre 1981 è stato chiamato a insegnare Storia del Cristianesimo nella facoltà di Lettere della Università Cattolica di Milano, insegnamento che ha svolto fino al 31 ottobre 2001, quando è diventato professore fuori ruolo. Con il 1 novembre dell'anno 2004 ha lasciato l'Università per la pensione.

Il prof. Massimo Marcocchi si è dedicato allo studio del Cinquecento religioso, sondando in particolare i problemi relativi alla Riforma Cattolica, alla Riforma Protestante e alla Controriforma. È autore anche di contributi su Ludovico Antonio Muratori, la spiritualità dei secoli XIX e XX e le figure di Giovanni Battista Montini, Carlo Colombo, Emilio Guano e Mario Bendiscioli. Fra le sue pubblicazioni si segnalano «La riforma dei monasteri femminili a Cremona. Gli atti inediti della visita del vescovo Cesare Speciano (1599-1606)»; «La Riforma Cattolica» (2 voll.); «Le origini del Collegio della Beata Vergine di Cremona»; «Colonialismo, cristianesimo e culture extraeuropee». «L'Istruzione di Propaganda Fide ai Vicari apostolici dell'Asia orientale del 1659»; «La spiritualità tra giansenismo e quietismo nella Francia del Seicento»; «Religione e cultura nell'itinerario di don Carlo Colombo tra il 1931 e il 1945»; «Religione e cultura. Le lezioni genovesi sulla Chiesa di don Emilio Guano» in AA.VV., Emilio Guano. Coscienza, libertà, responsabilità, Roma, Studium 1998, pp. 95- 135.

Ha raccolto in volume alcuni suoi saggi di storia della spiritualità con il titolo «Spiritualità e vita religiosa tra Cinquecento e Novecento», Brescia, Morcelliana 2005, pp. 956. Ha curato l'edizione di alcuni scritti di Mario Bendiscioli relativi a «Pensiero e vita religiosa nella Germania del Novecento», Brescia, Morcelliana 2001, pp. 11-41/45-466 e l'edizione degli «Scritti fucini» di Giovanni Battista Montini, Brescia, Istituto Paolo VI-Roma, Edizioni Studium, 2004, pp. LXIX-729.

 

 

 

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