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MUSICA E TEOLOGIA

Cattedrale gremita venerdì sera
per il concerto della Ruggiero
On-line la prolusione
di mons. Alberto Franzini

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Musica e teologia in Cattedrale. Non ci poteva essere titolo più azzeccato per la serata di venerdì 24 ottobre nel duomo di Cremona. La stupenda voce di Antonella Ruggiero, cantante che si è fatta conoscere al grande pubblico ai tempi dei Matia Bazar, accompagnata dalle note del Mascioni sapientemente suonato dal maestro Fausto Caporali ha emozionato il numerosissimo pubblico presente, catturato anche dalla profonda riflessione offerta a metà concerto da mons. Alberto Franzini. Seconda parte musicale con il Coro della Cattedrale e il Quartetto Bazzini.

Saluto di mons. Franzini          Prolusione di mons. Franzini

Photogallery:   parte 1     parte 2     parte 3

 

Una Cattedrale gremita come nelle occasioni più solenni è stata la cornice di una serata che ha saputo emozionare con la musica e con le parole. Non sono usciti delusi i numerosissimi cremonesi presenti, che al termine del concerto hanno quasi preso d’assedio il presbiterio con un abbraccio di applausi ripagato con diverse esecuzioni fuori programma.

Tutto ha avuto inizio poco dopo le 21 con il saluto del parroco della Cattedrale, il canonico mons. Alberto Franzini. Poi la scena è stata tutta per il grande organo Mascioni con alle tastiere il maestro Fausto Caporali, l’organista titolare del Duomo che è stato l’ideatore di questo concerto, realizzato grazie al prezioso contributo della Fondazione Arvedi-Buschini.

Dopo una sonata introduttiva, l’entrata in scena di Antonella Ruggiero che, dalla parte alta del presbiterio, ha proposto la prima parte del repertorio della serata, in gran parte dedicata alla Vergine. Tutti classici sacri riadattati con una magistrale esecuzione. Interpretazioni originali di brani conosciuti da tutti che però hanno mostrato come la musica liturgica può rinnovarsi incontrando la modernità senza tradire la propria natura e diventare nello stesso tempo espressione artistica di alta qualità.

Davvero una serata di musica per tutti. Musica che è stata una vera elevazione musicale e anche una preghiera. Prima l'Ave Maria di Schubert, poi la tradizionale O Santissima. E ancora l'Ave Maria – Deus Ti Salvet Maria e altre tre preghiere alla Vergine, molto diverse tra loro: dall’Ave Maria di Fabrizio De Andrè a quelle di Giulio Caccini e Charles Gounod, passando per l’Ave Maris Stella di Christopher Weirich.

Poi il microfono è passato a mons. Franzini che ha affiancato la parte musicale con una prolusione teologica sul comandamento “Io sono il Signore, Dio tuo. Non avrai altro Dio all'infuori di me”, definita «una delle affermazioni centrali dell’intera Bibbia», asse portante della fede ebraico-cristiana dato che afferma il peso che Dio deva avere nella storia di ogni uomo e dell’intera umanità. Tre in particolare i passaggi della riflessione.

Anzitutto la peculiarità di un Dio liberatore, con l’antitesi della cultura occidentale che negli ultimi secoli ha inteso Dio come la radice della schiavitù, «il vero responsabile della non libertà dell’uomo». Atteggiamenti sintetizzati nel relativismo («che è una forma di idolatria») e nelle molteplici forme di soggettivismo individualista.

«Al contrario Dio si presenta come il liberatore – ha affermato mons. Franzini – colui che fonda la libertà autentica dell’uomo, chiamata a perseguire ciò che è bello, buono, vero, giusto: non una nostra invenzione, ma che si radicano in Dio». Citando Dostoevskij (Se Dio non c’è tutto diventa possibile) mons. Franzini ha proseguito: «Senza Dio diventa difficile trovare un altro fondamento alla bellezza e alla stessa moralità umana, che non sia invece l’utilità, il tornaconto, il capriccio, l’interesse».

Poi il riferimento alla proibizione dell’idolatria, con il conseguente divieto di farsi immagine di Dio. «Nessuna immagine tolta dal nostro mondo – ha affermato il teologo – può essere adeguata per descrivere Colui che è oltre questo mondo». Un tema profondamente mutato con l’evento cristologico. Quindi il riferimento alla «vera immagine di Dio: la persona umana, l’unica creatura che nella Bibbia viene definita come immagine di Dio». Immagine che lo stesso Figlio di Dio assume incarnandosi. «La persona umana – ha affermato mons. Franzini – è la vera impronta di Dio nel mondo, perché è l’unica a essere resa partecipe del mistero stesso di Dio con i doni dell’intelligenza, della volontà, della libertà e dell’amore».

Terzo punto affrontato dal parroco della Cattedrale nella sua prolusione è stato l’intreccio tra il primo Comandamento e la questione del potere mondano, soprattutto quando questo cerca di «competere con Dio o sostituirsi a Lui». «Sempre la fede cristiana, che pure è chiamata a ispirare anche l’azione della polis – ha affermato il sacerdote – costituisce un principio critico della stessa politica, quando questa si trasforma in religione e invece di servire l’uomo come immagine di Dio pretende il monopolio totale sulla vita dell’uomo e sulla sua coscienza». Cosa avvenuta nei totalitarismi e nelle dittature del pensiero unico che incombono anche nelle democrazie d’oggi, ha detto facendo riferimento a Papa Giovanni Paolo II e al binomio tra legalità e legittimità, non sempre automatico. «Proprio perché la coscienza – ha detto – è più grande di tutto il diritto positivo e proprio perché la coscienza rimanda a Dio Creatore noi comprendiamo come davvero il comando di Dio “Io sono il Signore Dio tuo” è la fonte di ogni legittimità delle potenze mondane e quindi fonda la vera libertà dell’uomo nei confronti di tutte le dittature culturali e politiche e di tutti i totalitarismi».

In chiusura due citazioni. Dalla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II: «Oggi si tende ad affermare che l'agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l'atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e che quanti son convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perché non accettano che la verità sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l'azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia».

E poi Benedetto XVI, dal libro Gesù di Nazareth: «Senza il cielo (senza Dio), il potere terreno resta sempre ambiguo e fragile. Solo il potere che si pone sotto il criterio e sotto il giudizio del cielo, cioè di Dio, può diventare potere a fin di bene. E solo il potere che sta sotto la benedizione di Dio può essere affidabile.

Dopo la riflessione teologica di mons. Franzini il concerto è proseguito con la Ruggiero affiancata non solo dall’organo. Gradualmente, di canzone in canzone, si è composto il Quartetto Bazzini: prima Marta Pizio alla viola per l’Ave Maris Stella di Mark Thomas, poi Fausto Solci e il suo violoncello per Panis Angelicum di Caesar Frank. Quindi la violinista Daniela Sangalli con Pie Jesu di Gabriel Faurè.

Il Quartetto si è quindi completato con l’entrata in scena del violinista Lino Megni. Insieme a lui la trentina di elementi del Coro della Cattedrale diretto dal maestro don Graziano Ghisolfi. Accompagnata da loro e dall’organo, la Ruggiero ha proposto la celebre Cantata BVM 147 di Johann Sebastian Bach e due frizzanti brani tratti dalla Misa Criolla di Ariel Ramirez, chiudendo poi la rassegna con l’Ave Maria di Franz Biebl.

Poi tanti applausi ripagati con alcune esecuzioni fuori programma. Prima due preghiere: Il Signore delle cime (cantato dalla Ruggiero con una formazione maschile del Coro della Cattedrale) e l’Angelus.

Con gran parte dei presenti in piedi, e molti di loro assiepati ai piedi dell’altare e nella navata centrale, la conclusione è stata proponendo nuovamente la frizzante Cantata di Bach.

Due ore davvero di musica e teologia in Cattedrale. Occasione culturale e religiosa pensata per essere alla portata di tutti e che così è stato.

 

 

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