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OTTOBRE MISSIONARIO

Il racconto di padre Borghesi
saveriano in Amazzonia
L'11 ottobre scorso
ha festeggiato il 45°
di ordinazione sacerdotale

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A pochi giorni dalla chiusura del mese missionario giunge alla nostra redazione una lunga mail di padre Giuseppe Borghesi, originario di Scandolara Ravara, che proprio l'11 ottobre scorso ha festeggiato 45 anni di sacerdozio. «Ho 72 anni - scrive il religiose - e da 54 faccio parte della Congregazione Saveriana. Prima di entrare nella famiglia di mons. Conforti ho frequentato il seminario diocesano. Sono stati sette anni molti belli, pieni di allegria e grande entusiasmo: li ricordo sempre con molta nostalgia. È tra le camerate di quel grande stabile di via Milano che è nata la voglia di raggiungere nazioni lontane dove Gesù non era ancora stato annunciato».

Dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1969 a Scandolara Ravara per la preghiera e l'imposizione delle mani di mons. Danio Bolognini, padre Borghesi fu inviato prima in Scozia e poi in Irlanda del Nord. Nel 1979 fu mandato in Amazzonia dove ancora si trova. «Per quattordici anni - spiega il missionario - sono stato nelle isole tra i grandi fiumi Amazzoni e Tocantins, nella diocesi di Abaetetuba assieme al compianto e santo vescovo mons. Angelo Frosi, originario di San Bassano e anch'egli studente del seminario diocesano. È stata una esperienza meravigliosa, dove ho potuto mettere in gioco tutte le mie forze e il mio entusiasmo a favore di quelle buone e semplici popolazioni da sempre lasciate da parte e ignorate dalle autorità di turno».

In quella parte di Brasile padre Giuseppe ha accompagnato ben 63 piccole comunità di base cercando di annunciare il Vangelo anche attraverso piccoli progetti di sviluppo umano: «Sono molto contento del lavoro fatto perchè oggi sento dire che le comunità si sono organizzate ancora di più e sono molto combattive nella difesa dei loro diritti».

Nella periferia della città di Belem il missionario casalasco è rimasto, invece, tre anni: «Anche qui il lavoro era molto interessante anche se contraddiceva la mia indole piuttosto rurale! Così sono andato nel sud dello stato del Parà, prima a Tucumã dove sono rimasto dodici anni e poi a São Félix do Xingu dove mi trovo da cinque anni».

La terra dove opera padre Borghesi è segnata da molte contraddizioni: «Il grande problema sono gli enormi latifondi in mano a poche persone e la mancanza di ospedali e di strade. Ci sono villaggi che appartengono alla mia parrocchia che sono lontani anche 350 Km dal centro. Grazie al cielo siamo in tre che operiamo sul territorio: oltre a me c'è padre Xavier, spagnolo e padre Pascal, congolese». E prosegue: «Purtroppo anche qui è arrivato il consumismo! La gente piuttosto rinuncia a mangiare e a curarsi, ma non al telefonino e alla televisione».

A problemi si aggiungono problemi: «Da qualche anno siamo invasi da società minerarie multinazionali che vogliono sfruttare i terreni a scapito della popolazione locale, per non parlare poi della deforestazione e, dal punto di vista religiosa, della crescente espansione delle sette protestanti. Il nostro impegno, comunque, è quello di mantenere viva la speranza in mezzo ai poveri portanto avanti il lavoro nelle piccole comunità di base - sono attualmente 53 - che possono vantare anche la presenza forte di movimenti ecclesiali».

Sulla formazione dei laici i saveriani del Parà stanno investendo molto: «Da quest'anno abbiamo cominciato un corso di teologia per gli adulti. I partecipanti si ritrovano per otto fine settimana spalmati in due anni sotto la guida di sacerdoti e laici preparati. Le sfide del secolarismo chiedono anche qui una maggiore preparazione e consapevolezza sui contenuti di fede».

Da non dimenticare l'impegno verso gli indios Kaiapò: «Tre nostri confratelli saveriani - prosegue padre Borghesi - conoscono la loro lingua e li raggiungono regolarmente nelle loro tribù a partire dalla città di Redenção».

Il religioso ricorda ancora con nostalgia la sua parrocchia di Scandolara: «È in quella chiesa che l'11 ottobre mons. Bolognini mi consacrò presbitero. Quanti bei ricordi ho di quella comunità! È lì che il Signore mi ha messo vicino tanti bravi e santi sacerdoti oltre a religiose totalmente dedicate alle opere sociali per la gioventù. Sento un grande sentimento di riconoscenza anche per i miei genitori che ormai sono in Cielo e senza dubbio mi stanno aspettando: sono sempre vissuto lontano fisamente da loro, ma vi posso assicurare che mi sono sempre stati vicino spirituale... e lo sono ancora».

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