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13 NOVEMBRE - CATTEDRALE

Pontificale di S. Omobono:
Il vescovo all'omelia:
«Si eviti di indebolire
la famiglia creando figure
che la scalzano socialmente»

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Cattedrale gremitissima di sacerdoti e di fedeli per la festa patronale di Sant’Omobono che quest’anno è stata impreziosita dalla preghiera dell’intera Chiesa cremonese per il Vescovo Dante che quest’anno celebra il 50° di ordinazione sacerdotale. È stato il vicario generale, mons. Mario Marchesi, all’inizio della liturgia a ricordare il fausto anniversario e a ringraziare il presule per la sua dedizione pastorale in questi tredici anni di servizio episcopale a Cremona. In prima fila le massime autorità del territorio, tra di esse il prefetto Picciafuochi, il questore Rossetto, il nuovo presidente della Provincia Carlo Vezzini e il sindaco Gianluca Galimberti con il vice Maura Ruggeri e altri componenti della Giunta e del Consiglio Comunale. Proprio il primo cittadino, in fascia tricolore, prima della Messa, alla presenza del Vescovo e dell’intero Perinsigne Capitolo della Cattedrale ha proceduto alla tradizionale offerta dei tre ceri a Sant’Omobono dinanzi all’urna conservate in Cripta. Nell’omelia mons. Lafranconi ha centrato la sua attenzione sulla famiglia: «Sento il dovere di richiamare l’attenzione di tutti, ma soprattutto di chi è cristiano, perché si eviti di indebolire ulteriormente la famiglia creando nuove figure che finiscono per scalzare culturalmente e socialmente questo nucleo portante della persona e della società». Subito dopo il Pontificale mons. Lafranconi ha visitato la Casa dell’Accoglienza e le Cucine Benefiche dove ha pranzato con gli ospiti e le autorità.

Ascolta il saluto del vicario generale

Ascolta l'omelia di mons. Lafranconi

Photogallery:

 

La consegna dei ceri

La delegazione comunale, seguita dal Gonfalone, è stata accolta al portone della Cattedrale intorno alle 10.10, dal nuovo rettore-parroco mons. Alberto Franzini che, da buon padrone di casa, ha fatto strada verso la Cripta dove sono conservate le spoglie del patrono della città. Dinanzi all’urna del santo è avvenuto l’incontro col vescovo Dante e i canonici del Capitolo guidati dal presidente mons. Giuseppe Perotti. Il presule, dopo aver salutato con grande calore Galimberti e il neo presidente della Provincia Vezzini, ha auspicato una particolare intercessione del santo perché doni a chi amministra il bene pubblico «sapienza e senso della giustizia».

Mons. Lafranconi si è quindi rivolto a Sant’Omobono con la preghiera scritta da lui stesso, poi il primo cittadino ha offerto i tre ceri al presule, il quale dopo averli accessi, li ha riconsegnati al sindaco che li ha disposti ai lati dell’urna del Santo.

 

La celebrazione eucaristica

Alle 10.30 ha avuto inizio la solenne Messa Pontificale. Mons. Lafranconi era affiancato dal vicario generale, mons. Mario Marchesi, dai delegati episcopali, dai canonici della Cattedrale, dai vicari zonali e  da oltre cinquanta sacerdoti provenienti da diverse parti della diocesi. Presenti anche i diaconi permanenti e i seminaristi diocesani che hanno assicurato il servizio liturgico.

Prime file gremite di autorità: oltre ai già citati Galimberti e Vezzini, hanno partecipato al Pontificale il prefetto Paola Picciafuochi, il questore Vincenzo Rossetto, il consigliere regionale Carlo Malvezzi, i rappresentanti delle forze di polizia e dell’esercito. Schierati anche gli artigiani cremonesi che all’offertorio hanno offerto a mons. Lafranconi alcune stoffe da donare alla Caritas per i poveri della città.

All’inizio della celebrazione ha preso la parola il vicario generale, mons. Mario Marchesi, che ha ricordato il 50° di ordinazione sacerdotale del vescovo avvenuta il 28 giugno 1964 nel Duomo di Como: «Come Lei desidera – ha esordito -, e come è opportuno che sia in una celebrazione eucaristica, non si intende fare l’elogio della sua persona né richiamare gli orientamenti e le opere realizzate durante il suo ministero tra noi. Se così la Provvidenza disporrà, avremo altre occasioni per farlo». Quindi ha ricordato il motto episcopale scelto da mons. Lafranconi «Afflante Spiritu» un vero e proprio programma pastorale che pone al centro l’azione dello Spirito Santo: «È lo Spirito di Dio che ha predisposto, con le mediazioni umane, la sua chiamata al sacerdozio e all’episcopato e, dal 2001, ha costituito l’incontro tra le sua persona e la sua storia con le nostre persone e la nostra storia». E infine: «Questa nostra Chiesa le è stata affidata tredici anni fa. In essa sono manifeste le impronte della sua dedizione come Vescovo e, sicuramente anche nel suo animo è impresso il riflesso delle gioie e delle sofferenze che la santità e i peccati di noi fedeli hanno allietato o offuscato il suo quotidiano servizio pastorale».

 

L'omelia del vescovo Dante

«La festa di Sant’Omobono – ha esordito il vescovo Dante nell’omelia – si abbina anche al ricordo del 50° della mia ordinazione sacerdotale. Grazie a tutti voi, alle autorità qui presenti, ai sacerdoti, a tutti i fedeli perché attraverso le parole del vicario generale vi sento profondamente uniti e me nel ringraziare il Signore per il dono del presbiterato ma anche nel chiedere che il mio cammino concreto per diventare santo non venga mai meno lungo i giorni della mia vita».

L’attenzione del presule si è poi spostata sulla famiglia: «Non so se Omobono conoscesse la teologia del matrimonio che è così bella e ricca, ma certamente egli sapeva che il Vangelo gli chiedeva di essere uno sposo fedele, un padre attento all’educazione dei figli e un lavoratore onesto. Queste condizioni le ha tradotte nella sua vita anche quando qualche incomprensione si era fatta evidente a causa della sua conversione». Il celebrante ha ricordato infatti il disappunto della moglie perché egli guadagnava meno soldi, portava a casa i poveri, creava disagi: «La convinzione di rispondere al Vangelo in maniera radicale passa anche attraverso esperienze di incomprensione anche nei rapporti più stretti».

Mons. Lafranconi alzando gli occhi sulla numerosa assemblea ha chiesto a bruciapelo: «Nelle nostre famiglie c’è ancora questo riferimento a Dio? Si prega insieme? Vorrei chiedere a Sant’Omobono questa grazia: far crescere in tutte le famiglie la consapevolezza di essere piccole chiese domestiche. Cosa può servire un cammino di iniziazione cristiana dove si parla di preghiera e di Dio a dei ragazzi che in famiglia non sentono mai discutere di questi argomenti?».

E se Omobono insegnava ai figli a pregare e ad affidarsi a Dio, trasmetteva loro anche l’amore per i poveri e i perseguitati: «Nelle nostre case – ha proseguito – è ancora presente l’educazione alla carità, l’attenzione verso i poveri? Stiamo diventando così egoisti! Così preoccupati di difendere o migliorare i nostri diritti senza tener conto di chi ci sta intorno». E ancora una domanda provocatoria: «Nelle nostre case parliamo della tragica situazione non solo dei profughi che arrivano nella nostra terra, ma anche di tutti i profughi costretti a fuggire dall’Iraq o dalla Siria a motivo della loro fede cristiana?».

Nella seconda parte della sua omelia mons. Lafranconi ha evidenziato il rapporto stretto che Omobono aveva con il suo parroco, il prete Osberto, della chiesa di San Egidio: gli fu direttore spirituale e confessore per oltre vent’anni! Citando il Concilio Vaticano II il Vescovo ha ricordato che i laici non devono aspettarsi dai presbiteri le soluzioni a problemi temporali, ma luce e forza spirituale per la formazione di una coscienza veramente cristiana: «Sulla base di questa coscienza sarà possibile inscrivere la legge divina nella vita della città terrena».

«Nell’ambito di questo servizio del sacerdote alla formazione delle coscienze – ha chiarito - sento il dovere di richiamare l’attenzione di tutti, ma soprattutto di chi è cristiano, perché si eviti di indebolire ulteriormente la famiglia creando nuove figure che finiscono per scalzare culturalmente e socialmente questo nucleo portante della persona e della società».

Citando quindi un brano della Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, mons. Lafranconi ha spiegato che quando un sacerdote aiuta una famiglia a vivere pienamente la propria vocazione contemporaneamente aiuta se stesso a rafforzare la propria chiamata: «A questo proposito vorrei ringraziare tutte le famiglie che mi hanno aiutato a vivere la mia vocazione sacerdotale. Ne ho davanti una infinità, a partire dalla mia di origine. Quante volte il loro esempio, la loro parola, il loro affetto e la loro accoglienza mi hanno fatto sentire la bellezza della mia vocazione e che non era vano il lavoro che stavo facendo nonostante i risultati tardassero ad arrivare».

E dopo aver letto un passo della prolusione del card. Bagnasco all’assemblea straordinaria della Cei dedicata proprio alle famiglie italiane, il presule ha così concluso: «Affidiamo all’intercessione di Sant’Omobono tutte le famiglie e i sacerdoti perché insieme edifichino una Chiesa e una società in cui il senso della giustizia, la forza della carità e il sostegno della speranza diventino criterio di vita e animazione delle scelte straordinarie e ordinarie, anche quelle più quotidiane».

 

La conclusione della Messa

La liturgia è poi proseguita con la recita del credo e delle preghiere dei fedeli. Nelle diverse invocazioni ci si è rivolti a Dio in modo particolare per le istituzioni civili e la società tutta, ma anche per le tante situazioni di disagio e di sofferenza del mondo intero.

All’offertorio, oltre al pane e al vino necessaria per il sacrificio eucaristico, mons. Lafranconi ha ricevuto, dai sarti cremonesi, alcuni rotoli di stoffe destinate alla Caritas diocesana.

La celebrazione, animata dal Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi e accompagnato all’organo da Fausto Caporali, si è conclusa con la benedizione apostolica con annessa indulgenza plenaria.

 

 

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