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VENERDI' 14 NOVEMBRE

A Persichello i funerali
di don Achille Marenghi
presieduti dal vescovo Dante

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È nella chiesa di Persichello che nel pomeriggio di venerdì 14 novembre sono stati celebrati i funerali di don Achille Marenghi, originario del paese, deceduto mercoledì 12 novembre. A presiedere le esequie il vescovo Lafranconi, affiancato dal vicario generale, mons. Mario Marchesi, e da don Wieslaw Olfier, vicario episcopale e moderatore della Curia di Firenze, diocesi nella quale il defunto era incardinato.

Omelia del vescovo Lafranconi

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Parecchie le persone che gli hanno voluto dare l’estremo saluto nella chiesetta di Persichello. Parenti e amici di infanzia. Concelebravano una decina di sacerdoti, tra cui i responsabili della Casa dell’Accoglienza e quanti vi abitano o la frequentano, visto che don Marenghi, da quando nel 2010 è tornato nella sua terra d’origine, risiedeva nella struttura di accoglienza di viale Trento e Trieste. Sino alla scorsa estate, quando si era trasferito presso la casa di riposo Giovanni e Luciana Arvedi di via Massarotti.

La salma, giunta dalla casa di cura di San Camillo, dove era allestita la camera ardente, è stata accolta dal parroco don Claudio Rubagotti. Presente anche il collaboratore parrocchiale don Massimo Macalli.

Iniziando l’omelia mons. Lafranconi ha voluto sottolineare come proprio lì dove è nato (il 13 agosto 1932) e dove i suoi genitori l’hanno affidato a Dio chiedendo il Battesimo, conclude ora il proprio pellegrinaggio terreno.

Il Vescovo ha quindi ricordato il ministero svolto per una trentina d’anni in Brasile, dove era stato ordinato il 15 dicembre 1968. Poi il rientro in Italia, incardinato nella diocesi di Firenze. Sino al ritorno a Cremona.

Facendo riferimento al rito della tonsura, che era accompagnata dalla preghiera proposta nella prima lettura, tratta dal libro delle Lamentazioni – “Mia parte è il Signore” –, il Vescovo ha sottolineato come questa espressione abbia caratterizzato anche la sua vocazione. Poi l’accento è stato posto sulla speranza, «che deve accompagnare tutta la vita terrena, dall’inizio alla fine. E soprattutto guarda alla fine, in cui si conclude la nostra attesa». «Fondamento della nostra speranza – ha quindi aggiunto il Vescovo – è la fedeltà di Dio, garanzia per la nostra vita». «Ogni mattina – ha proseguito facendo riferimento alle letture – Dio rinnova le sue misericordie. Quanto abbiamo bisogno di misericordia!».

«È arrivato l’ultimo giorno – ha concluso il Presule – in cui Dio scandisce la sua misericordia. E noi la chiediamo nella nostra preghiera di suffragio. E nel gesto con cui la Chiesa l’ha accolto al fonte battesimale, ora la Chiesa lo riconsegna alle braccia del Padre perché sia lui stesso a portare a compimento l’opera della sua misericordia.

Al termine dei funerali, la salma è stata tumulata nel cimitero del paese.

 

 

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