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BENI CULTURALI ECCLESIASTICI

Precisazioni di mons. Bonazzi
in merito alle condizioni
del prezioso armadio
di Giovanni Maria Platina

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Pubblichiamo un intervento di mons. Achille Bonazzi, responsabile dell'Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, in merito alle condizioni dell’Armadio di Giovanni Maria Platina. 

Da circa una settimana è rimbalzata sui mezzi d’informazione cremonesi la notizia – purtroppo rispondente a verità – delle preoccupanti condizioni dell’Armadio di Giovanni Maria Platina di proprietà del Capitolo della Cattedrale e conservato nella sala del Quattrocento del Museo Civico. Ritengo di dover esprimere non tanto un’interpretazione soggettiva, ma la realtà dei fatti, poiché componente del Capitolo e responsabile dell’Ufficio dei Beni culturali ecclesiastici, sollecitato da alcune affermazioni poste all’inizio degli articoli.

Queste potrebbero dare l’impressione di un disinteresse da parte dell’Ufficio – «Allarme in Pinacoteca: un guasto e l’indifferenza  per le conseguenze hanno gravemente danneggiato…» (Il Vascello); «Platina, disastro annunciato» (Mondo Padano del 14.11.2014, p.11), ecc. -, quando invece l’impegno è sempre stato tempestivo e costante.

In modo sintetico intendo ripercorrere i momenti più significativi della vicenda ad iniziare dal problema della collocazione dell’Armadio al Museo Civico. La scelta della sala del Quattrocento è stata presa in accordo tra Comune e Diocesi con il supporto di altre personalità, come il Prof. Mauro Lucco, uno dei più importanti studiosi di quel periodo storico-artistico. Questi ha espresso una valutazione positiva sulla scelta da ritenersi temporanea (p. 21 in “L’armadio ritrovato”), sulla base della coerenza tra l’Armadio e le altre opere ivi esposte e per il fatto che all’interno del Museo Civico questa è l’unica sala climatizzata. Dopo un primo momento difficile verificatosi nel dicembre 2009, quando si erano imbarcate due antelle, al fine di risolvere il problema l’Ufficio ha richiesto la consulenza del Dott. Dario Camuffo, ricercatore del CNR-ISAC di Padova e autore della normativa europea sul microclima e sulla conservazione dei manufatti lignei. Questi, dopo aver suggerito una modifica dei punti luce e del loro orientamento sull’Armadio, ha predisposto un sistema di monitoraggio durato due anni relativo sia all’interno che all’esterno del manufatto, e non sulle mura della sala dove era stato condotto fino a quel momento.

Nell’arco di questi due anni si è constatato che, a impianto funzionante, l’Armadio non ha mai presentato problemi. Ciò significa che il sistema di climatizzazione, se funzionante, è risultato adeguato alle esigenze di conservazione. Inoltre, mediante termocamera, il Dott. Camuffo ha dimostrato che la coibentazione del soffitto non ha inciso significativamente, mentre sono stati gli infissi delle finestre la causa maggiore del degrado. Anche l’affermazione della presenza di acqua piovana sull’Armadio non risulta dimostrata, poiché la Dirigente del Sistema Museale del Comune di Cremona l’ha sempre negata. I problemi seri si sono evidenziati a partire dalla scorsa primavera, soprattutto nel mese di marzo, quando, a impianto non funzionante, si sono raggiunti valori di Umidità Relativa pari a 28,10%, ben diversi rispetto al 50-60% precedentemente rilevato, e 30 °C di Temperatura, a fronte dei 18-20°C solitamente misurati.

La situazione che si è venuta a determinare è stata immediatamente comunicata alla Soprintendenza in data 04.04.2014; il Delegato per i Beni Culturali Ecclesiastici richiedeva anche un sopralluogo congiunto con Soprintendenza e Comune. Non avendo avuto risposta, l’incontro è stato ulteriormente sollecitato in data 02.05.2014 ed il 20.06.2014 senza averne riscontro. L’indifferenza non è quindi imputabile all’Ufficio diocesano e neppure al Comune della nostra città, che si è reso disponibile per discutere la situazione in ben due incontri.

L’auspicio è che giungano tempi migliori nei quali porre una concreta soluzione ai problemi che interessano l’Armadio di Giovanni Maria Platina.

Don Achille Bonazzi
Il Delegato Vescovile per i Beni Culturali Ecclesiastici
 

 

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