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SABATO 22 NOVEMBRE

Messa del vescovo Dante
all'Opera Pia di Castelverde
Inaugurati i nuovi servizi:
nella RSD piscina riabilitativa
e laboratorio Snoezelen

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Ha assunto un significato del tutto particolare quest’anno la solennità di Cristo Re alla Fondazione Opera Pia SS. Redentore di Castelverde. La tradizionale giornata di festa, anticipata alla vigilia, è coincisa, infatti, con l’inaugurazione della nuova palazzina realizzata accanto alla struttura S. Giuseppe, in cui si trova la RSD (Residenza sanitaria per disabili). A benedire i locali il vescovo Lafranconi che ha poi visitato la piscina e l’innovativa sala Snoezelen al piano terra e i laboratori allestiti al primo e al secondo piano. Un ambizioso progetto costato circa 900mila euro. Il pomeriggio di sabato 22 novembre era iniziato con la Messa del Vescovo nella cappella della casa di riposo e la visita ai reparti.

Omelia del vescovo Lafranconi

Photogallery:      Messa      Visita ai reparti      Inaugurazione

 

È iniziato alle 16, con la Messa nella cappella interna alla casa di riposo di Castelverde, il lungo pomeriggio del Vescovo all’interno della Fondazione Opera Pia SS. Redentore. Occasione di incontro con i ricoverati, ma anche per inaugurare i nuovi servizi della RSD.

Una celebrazione sobria ma molto partecipata. In prima fila gli ospiti della struttura. Non mancavano alcuni dei familiari. E c’erano naturalmente gli operatori, gli amici, i volontari e lo staff amministrativo, guidato dal direttore generale Renato Vailati. Non mancava neppure una rappresentanza delle realtà assistenziali del territorio che, insieme alla Fondazione di Castelverde hanno dato vita alla Fondazione "La Pace onlus" che gestisce la casa di riposo "Giovanni e Luciana Arvedi" di Cremona.

Presenti anche le autorità locali: il sindaco Graziella Locci, in fascia tricolore, il vicesindaco Giuseppe Scalisi e i carabinieri della locale stazione.

Ad animare con il canto la celebrazione gli ospiti della casa, supportati da alcuni volontari; alla tastiera il vicario di Castelverde, don Enrico Ghisolfi. Sull’altare alcuni ministranti della parrocchia.

Accanto al Vescovo il segretario e cerimoniere don Flavio Meani e il diacono permanente Umberto Bertelle. Naturalmente presente anche il parroco di Castelverde, don Roberto Rota, che è anche presidente della Fondazione.

Nell’omelia il Vescovo ha guardato alla figura di Cristo, da un lato definito “Re dell’universo” (come è festeggiato in questa ultima domenica dell’anno liturgico) e dall’altro “Redentore” (cui è intitolata la Fondazione di Castelverde).

Mons. Lafranconi ha anzitutto precisato i termini della regalità di Cristo, che «ci ha reso suoi – ha detto – non per dominarci, ma per farci entrare nella sua famiglia e nella sua casa». Una fratellanza con Gesù che permette a ogni discepolo di chiamare Dio come «papà». «Un re – ha spiegato ancora il Vescovo – che ci ha redenti, riscattati, dandoci la possibilità di compartecipare alla sua stessa vita».

E proprio l’immagine della famiglia è stata usata dal Vescovo per definire l’Opera Pia, in tutte le sue componenti: dagli ospiti a quanti vi lavorano, operatori sanitari, medici, collaboratori nelle diverse mansioni, amministrativi, senza dimenticare i molti volontari.

«Sarebbe un peccato – ha proseguito mons. Lafranconi – se con il nostro modo di vivere smentissimo di essere membra di una famiglia che trova in Gesù il proprio Signore, perché è il proprio redentore».

«Chiediamo al Signore Gesù, Re dell’universo e Redentore, – ha detto terminando l’omelia – che benedica sempre questa Opera perché il segno della sua redenzione, che è il segno del suo amore, sia anche il contrassegno che distingue tutti quelli che qui sono presenti e passano la loro vita, il tempo del loro lavoro o del loro volontariato e amicizia con uno stile di servizio. Che questa casa sia sempre benedetta perché opera del SS. Redentore».

Conclusa la Messa il Vescovo ha incontrato i ricoverati e gli operatori passando in tutti i reparti.

Quindi il trasferimento nella nuova palazzina attigua al complesso S. Giuseppe. Dove si trova la Residenza sanitaria per i disabili (RSD). Spazi in cui, sui tre piani, sono stati realizzati laboratori, una palestra, una piscina per la riabilitazione motoria e un innovativo spazio sensoriale (Snoezelen). Un investimento di circa 900mila euro che la Fondazione – come ha sottolineato don Rota dopo il taglio del nastro e la benedizione da parte del Vescovo – intende continuare nella politica di rinnovamento della struttura per restare competitivi e offrire servizi che mettano al centro la persona umana, valorizzando le potenzialità di ciascuno.

Mons. Lafranconi ha avuto quindi modo di visitare di persona i nuovi spazi, accompagnato da don Rota, il direttore sanitario dott. Fabio Priori e l'ing. Guendalina Galli, che ha coordinato i lavori realizzati dalla ditta Rossini costruzioni di Casalbuttano.

In particolare è stato l’ing. Enrico Orofino a illustrare al Vescovo il laboratorio Snoezelen che permette di offrire, in un’atmosfera di fiducia e di distensione, esperienze sensoriali che hanno la funzione di stimolare i sensi primari senza l’esigenza di produrre una attività intellettuale. Lo stesso mons. Lafranconi si è steso sul lettino rilassante grazie agli stimoli musicali e luminosi, potendo poi conoscere da vicino alcune delle apparecchiature di riabilitazione. Ultimo passaggio con don Rota che ha sperimentato una particolare poltrona riabilitativa. Il laboratorio “Snoezelen” si trova al piano terreno accanto alla piscina. Al primo piano, invece, si trova la sala multimediale con il laboratorio di cucina; all’ultimo la palestra e un’area per le attività manuali.

Visitando i nuovi spazi mons. Lafranconi è passato per i reparti del S. Giuseppe, dove ha incontrato gli ospiti, alcuni dei quali ricoverati in questa struttura sin dalla tenera età. Alcuni di loro, infatti, sono ritratti nelle foto d’epoca installate proprio nella nuova palazzina.

Il pomeriggio si è concluso con un rinfresco a cui hanno preso parte tutti i presenti.

 

Il laboratorio Snoezelen

Il termine “Snoezelen” deriva dall’unione-contrazione di “snoffelen” (annusare) e “doezelen” (sonnecchiare, lasciarsi andare). Snoezelen è nato in Olanda circa trenta anni fa, sviluppandosi poi in Inghilterra e più recentemente in Francia. Inizialmente era destinato a bambini nati con handicap, insufficienti mentali, con handicap motori e mentali associati; in seguito si è rivolto ai traumatizzati (spesso si trattava di persone che avevano avuto incidenti e che dopo il coma avevano mal recuperato).

Dal campo delle disabilità dell’apprendimento tale approccio si è esteso recentemente a quello della cura della persona con demenza, allo scopo di migliorare i comportamenti difficili, spesso associati alle fasi più avanzate della malattia e aprire un canale di comunicazione con la persona attraverso gli stimoli sensoriali. Gli studi presenti in letteratura hanno dimostrato effetti positivi per le persone affette da demenza, in particolare: miglioramento del tono dell’umore, aumento dell’attenzione, aumento di iniziativa, relazione con gli altri, diminuzione dello stato confusionale, miglioramento di apatia, trascuratezza, oppositività e aggressività. Ulteriori possibili ripercussioni possono essere un minore utilizzo nell’uso degli psicofarmaci.

La “sala di rilassamento”, componente essenziale dello Snoezelen, è una stanza luminosa dove si gioca sulla luce, gli odori, la musica, il gusto e il tatto e ci si immerge in un’atmosfera rilassante. Altri spazi possono essere “sale di scoperta” per permettere, alle persone che hanno capacità motorie sufficienti, di spostarsi, di salire, di scendere, di rotolare, di arrampicarsi, di nascondersi. Oppure “sale di interazione” dove sono proposti oggetti che reagiscono alle sollecitazioni dell’utilizzatore: muri luminosi, unità luminose che si modificano quando il soggetto preme dei pulsanti. Anche negli ambienti di vita quotidiana (camera, salotto, bagno…) attraverso l’arricchimento con stimoli multisensoriali è possibile promuovere il benessere e il rilassamento dell’ospite.

Le musiche vengono scelte in funzione dei gusti della persona interessata o degli effetti ricercati: rilassamento o stimolazione motoria. Le stimolazioni olfattive sono proposte attraverso l’utilizzo di scatole profumate, di diffusori di aromi o per mezzo degli oli profumati per il massaggio. Le stimolazioni tattili vengono presentate utilizzando oggetti aventi diversi rivestimenti, con i materassi a diversa densità e con pulsazioni di aria calda e fredda, umidificatori e polverizzatori d’acqua. Il lavoro nelle vasche per l’idromassaggio permette il contatto fisico, la mobilitazione facilitata e l’acqua calda sono un fattore rilassante.

L’essenza della scelta Snoezelen è permettere al soggetto di vivere seguendo il proprio ritmo e fare delle scelte. È il mezzo che permette di scoprire se esistono per il soggetto delle possibilità e delle potenzialità che egli non può esprimere quando è nella sua stanza.

 

La Fondazione Opera Pia SS. Redentore

L'Opera Pia "SS. Redentore" viene fondata in seno alla Società S. Vincenzo de’ Paoli nel 1897, per iniziativa del medico condotto del comune, dott. Ercolano Cappi, con il sostegno dell'allora parroco, don Pietro Gardinali. Tra i fondatori figurano altresì Primo Ferrari, Enrico Ferrari, Secondo Balteri ed il dott. Giuseppe Camerini. Scopo originario era offrire ai cronici del comune di Castelverde una sistemazione adeguata, sia in termini di assistenza che di vicinanza con i parenti.

Il 20 marzo 1901 prendono il via i lavori di costruzione dell'ospedale, il cui funzionamento viene autorizzato dal Prefetto di Cremona il 10 giugno 1902, mentre l'apertura seguirà a pochi giorni di distanza il 01 luglio 1902. Un registro di allora conta diciassette ammalati dei comuni di Castelverde e Tredossi. Successivamente il numero degli Ospiti cresce insieme alle esigenze assistenziali.

La struttura viene allargata con la costruzione di due infermerie per cento posti letto ed una cappella per il culto. Fin dall'inizio la presenza di personale religioso si rivela discreta, efficace ed essenziale, prima con l'ordine delle Canossiane (1902/1907), quindi con le suore Adoratrici del SS. Sacramento (dal gennaio 1908 al 2003).

A partire dal 1931, anno in cui l'Opera Pia viene eretta ad ente morale e diventa I.P.A.B. (Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza), si aprono nuove prospettive di azione: prima con la creazione della "Casa S. Giuseppe" per disabili (1932); poi, su progetto dell'ing. Giulio Ceruti, con la costruzione della Scuola Materna (1933), in capo alla fondazione fino al 2005.

Oggi la gestione delle Residenze Sanitarie Assistenziali per Anziani e delle Residenze Sanitarie Assistenziali per Disabili è affidata alla Fondazione Opera Pia "SS. Redentore" Onlus, ente privatizzato a partire dal gennaio 2003.

 

 

 

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