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AVVENTO DI FRATERNITA' 2014

Sostegno alle famiglie cristiane
nei campi profughi di Erbil,
nel Kurdistan iracheno

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Sarà indirizzata a sostenere le famiglie cristiane rifugiate nei campi profughi di Erbil, nel Kurdistan iracheno, l’edizione 2014 dell’Avvento di Fraternità, la tradizionale iniziativa solidale promossa nel periodo di preparazione al Natale da Caritas Cremonese e Ufficio missionario diocesano. Anche la Chiesa cremonese risponde così all’appello lanciato da CEI e Caritas Italiana per sostenere le comunità cristiane irachene rifugiate in Kurdistan dopo gli attacchi dell’Isis e ancora bisognose di tutto.

La locandina:   formato A4    formato A3

 

Se tradizionalmente in Quaresima l’attenzione va alla realtà cremonese, in Avvento la mano della solidarietà si tende a una parte del mondo in difficoltà. Quattro anni fa il sostegno era stato rivolto ai bambini di Betlemme, quindi alla diocesi brasiliana di São Luís de Montes Belos, guidata dal vescovo cremonese dom Carmelo Scampa. Gli aiuti erano poi serviti a sostenere la parrocchia di Kasika, in Congo, con un progetto a favore dei bambini orfani e quelli nati in seguito alle violenze subite dalle loro madri durante i disordini della fine degli anni Novanta. Lo scorso anno una triplice attenzione: alla Siria, teatro di violenze, soprattutto contro i cristiani; alle Filippine, messe in ginocchio dal tifone Haiyan; e alle Isole Salomone. In tutti i casi forte il legame con la diocesi di Cremona.

La proposta concreta per il 2014 è quella di un vero e proprio gemellaggio con le famiglie cristiane sfollate nel Kurdistan (Nord Iraq) a seguito delle violenze perpetrate dalle milizie terroriste dell’ISIS.

A suscitare nuovamente l'attenzione verso il Medio Orienti l'appello lanciato da Papa Francesco: «Ci accomuna il desiderio di pace e di stabilità in Medio Oriente e la volontà di favorire la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo, la riconciliazione e l’impegno politico. Nello stesso tempo, vorremmo dare il maggiore aiuto possibile alle comunità cristiane per sostenere la loro permanenza nella regione. Come ho avuto occasione di ribadire a più riprese, non possiamo rassegnarci a pensare al Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù. Gli ultimi avvenimenti, soprattutto in Iraq e in Siria, sono molto preoccupanti. Assistiamo ad un fenomeno di terrorismo di dimensioni prima inimmaginabili. Tanti nostri fratelli sono perseguitati e hanno dovuto lasciare le loro case anche in maniera brutale. Sembra che si sia persa la consapevolezza del valore della vita umana, sembra che la persona non conti e si possa sacrificare ad altri interessi. E tutto ciò, purtroppo, nell’indifferenza di tanti».

Nella sola regione di Mossul e della vicina Piana di Ninive, sono oltre 120.000 i cristiani che sono già stati obbligati ad abbandonare le loro case. Spesso i terroristi dell’ISIS hanno concesso pochi minuti per la fuga, costringendoli a partire solo con quello avevano addosso. Si sono diretti verso il vicino Kurdistan, regione autonoma dell’Iraq, dove esistono condizioni sufficienti di sicurezza. Chi non aveva parenti o amici si è sistemato nelle scuole, in edifici pubblici, in costruzioni non finite, nelle chiese, in condizioni di sovraffollamento disumane. Non c’è chiesa infatti, o struttura ecclesiale, che non abbia il suo terreno occupato fino all’inverosimile da tende dove si rifugiano le famiglie degli sfollati.

Oltre alle continue richieste delle Chiese locali e ai contatti con i profughi, una delegazione CEI, ha visitato la regione di Erbil, capoluogo del Kurdistan, dal 14 al 16 ottobre, ed è testimone della drammaticità della situazione. La CEI ha individuato con i Vescovi locali una possibilità di collaborazione a più lunga scadenza, i gemellaggi fra famiglie o gruppi di famiglie delle nostre comunità con i fratelli perseguitati in Iraq. Persone costrette alla fuga «a causa della fede» come loro stesse dicono, dopo l’arrivo improvviso dei violenti estremisti dell’ISIS.

La collaborazione dei cristiani che già vivevano in Kurdistan è commovente, ma deve essere sostenuta. Gli alimenti distribuiti dalle Agenzie internazionali non raggiungono tutti i profughi e molti viveri sono quindi dati direttamente dalle comunità in loco ai rifugiati che man mano arrivano.

Anche il vescovo Dante nel suo Messaggio per i cristiani perseguitati dello scorso settembre ha chiesto «che non manchi la preghiera: per i cristiani perseguitati perché testimonino con umiltà e fierezza la propria fede; e per noi perché ritroviamo il gusto di vivere la nostra con coerenza e senza vergogna. E alla preghiera perché non abbinare una certa austerità che ci consenta di aiutare economicamente le molte persone – cristiane e non – che nei campi profughi sono allo stremo di cibo, acqua, medicine, vestiti? Le offerte possono essere inviate alla Caritas di Cremona, che poi provvederà a inoltrarle alle Caritas dei Paesi interessati». Leggi il messaggio integrale

Per contribuire all’Avvento di Fraternità 2014 è possibile rivolgersi alla propria parrocchia o direttamente alla Caritas diocesana, presso gli uffici di via Stenico a Cremona. Donazioni possono essere fatte anche attraverso:

  • Conto corrente bancario: Iban: IT 57 H 05156 11400 C C0540005161
  • Conto corrente postale n. 68411503

Intestati a “Fondazione San Facio onlus” e con causale “Avvento di Fraternità 2014”. 

 

 

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