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Emiliani (Forum Famiglie):
«La ragione basta
per capire la differenza
tra matrimonio etero
e altre forme affettive»

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Ogni giorno la famiglia naturale fondata sul matrimonio fra uomo e donna viene minacciata da provvedimenti ed iniziative che, a vario titolo, rischiano di minarne il fondamento istituzionale. Dal divorzio breve, addirittura immediato se verrà realizzato senza il periodo della separazione, al palese indottrinamento ideologico della scuola, dalla mancata rimodulazione del bonus fiscale in base ai carichi familiari alla trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all'estero: tutto sembra finalizzato ad indebolire l'insuperabile originalità della prima società naturale.

In particolare l'accelerazione impressa da alcuni sindaci per registrare come valide, nozze che in Italia non possono essere riconosciute come tali e la pressione politica perchè il Parlamento legiferi celermente per una loro eventuale regolarizzazione, tradiscono una percezione distorta della dimensione matrimoniale.

Il matrimonio infatti, prima di un fatto giuridico, è un dato antropologico, che la legge riconosce ma non istituisce. La nostra Costituzione e le nostre leggi, infatti, qualificano la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna secondo le attitudini che per esperienza, tradizione e storia il nostro popolo le ha sempre attribuito come necessarie per svolger la funzione pubblica che alla famiglia compete. Luogo di accoglienza e cura, di educazione e di condivisione, di raccordo fra le generazioni e di solidarietà, la famiglia fra uomo e donna è, di principio, aperta alla trasmissione della vita.

Negare la irriducibile sterilità della coppia omosessuale non è farle violenza, ma affermare un dato di natura che la ragione intuisce senza esitazioni. Ignorare il dato di realtà della differenza fra il maschile ed il femminile in nome del concetto opinabile dell'orientamento sessuale,  così come reclamato dalla teoria del gender, significa cedere ad una società dell'immaginario disposta a negare la verità dell'umano. Chiedere alle istituzioni di trattare in modo diverso forme diverse è un irrinunciabile esercizio di equità e giustizia che non discrimina certamente nessuno, al contrario di ciò che accadrebbe se, viceversa, forme diverse venissero considerate allo stesso modo.

Non è pertanto necessario alcuno strappo normativo o, peggio giudiziario, per concedere a forme di aggregazione affettiva extramatrimoniale legittimi riconoscimenti in materia di diritto privato, civile, amministrativo ed assicurativo laddove, oggi, risultassero insufficienti. Ne è tantomeno necessario ribadire che la tenuta dei registri di stato civile compete allo Stato e non ai Comuni, che per la Corte Costituzionale non esiste alcun diritto alla trascizione in Italia di nozze omosessuali contratte all'estero, che  il diritto comunitario non impone ad alcun Paese membro adeguamenti legislativi: la ragione è sufficiente per comprendere ciò che distingue il matrimonio eterosessuale da altre forme di convivenza affettiva (ne sono state censite  almeno 35, poligamia compresa!).

Alla politica, anche locale,  lungi da qualsiasi scorciatoia demagogica, il nobilissimo compito di promuovere il ruolo sociale della famiglia fondata sul matrimonio fra una uomo ed una donna sostenendone e promuovendone le funzioni di rilevanza pubblica che le competono così come affermato dagli art. 29, 30 e 31 della Costituzione

Perchè,  solo chiarendo lucidamente, al di là di ogni slogan propagandistico, la differenza fra ciò che ha dimensione pubblica  e ciò che ha dimensione privata, si potrà evitare di cedere a «quel buonismo distruttivo che in nome di una misericordia ingannatrice, fascia le ferite senza prima curarle e medicarle» (Papa Francesco).
Paolo Emiliani
Presidente del Forum Provinciale delle Associazioni Familiari
 

 

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