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VENERDI' 28 NOVEMBRE

Il falegname di Nazareth
sacramento del cristiano di oggi
Al Centro pastorale presentato
il libro di don Mario Aldighieri

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È stato presentato nel pomeriggio di venerdì 28 novembre al Centro pastorale diocesano di Cremona il libro di don Mario Aldighieri “Il falegname di Nazareth. Padre su questa terra per amore” (Gabrielli Editori). Una figura non molto considerata dalla tradizione religiosa popolare che il sacerdote cremonese ha voluto valorizzare togliendo dallo sfondo di un quadro familiare in cui quella di san Giuseppe è stata presenza preziosa. 

Dialogo tra don Donati Fogliazza e don Aldighieri (mp3)

Photogallery dell'incontro

 

È un san Giuseppe fortemente umano quello che emerge nell’ultima pubblicazione di don Mario Aldighieri che, dopo “Il ragazzo di Nazareth”, ha messo nuovamente sotto la lente uno dei personaggi della Sacra Famiglia. La scelta è andata ora all’uomo di casa, rispondendo così anche alla profetica richiesta di Olinto, un suo parrocchiano ai tempi della missione in Brasile.

A spiegare l’origine di questo testo, 112 pagine in cui si può entrare nell'intimo di Giuseppe, è stato lo stesso autore, stimolato dalle domande del vicedirettore del Centro pastorale, don Luigi Donati Fogliazza, che ha moderato l’incontro. E l’attenzione è andata a quella spiritualità di Charles de Foucauld che legge i 30 anni di Gesù a Nazareth non come un tempo di preparazione, ma di incarnazione del figlio di Dio e dunque già tempo di salvezza.

«È interessante – ha spiegato don Aldighieri – riscoprire una Nazareth che dovrebbe diventare un po’ il sacramento della vita stessa della Chiesa: una Chiesa non che si mette in mostra, ma che vive in mezzo al mondo quotidiano».

Don Aldighieri fa parlare direttamente Giuseppe, secondo la finzione letteraria del diario. Ne esce un racconto intenso dove conoscenze bibliche, vita e spiritualità sono intimamente connesse. In luce i sogni e le speranze, i dubbi e le incertezze, il calore umano e la grandezza di chi "per amore e solo per amore" ha fatto della sua vita la fedele opera d'arte plasmata dalle dita di Dio.

All’origine del testo anche il desiderio di riscatto per una figura un po’ «tagliata fuori» e «relegata a qualche formula come la buona morte» e più recentemente legata al tema del lavoro.

Una figura poco considerata, come ha evidenziato una ricerca di Famiglia Cristiana sui santi più pregati e come testimoniano anche le raffigurazioni nel corso della storia. Immagini che don Aldighieri ha richiamato in una analisi che non ha mire di storia e critica dell’arte, ma di studio sociologico. Ed ecco allora il san Giuseppe che Giotto ritrae sul fondo della scena della Natività, quasi disinteressato. Poi il riferimento alla Cattedrale di Cremona e alla Fuga in Egitto di Altobello Melone con Giuseppe che segue il mulo con Maria e Gesù condotto da un angelo.

Don Aldighieri ha voluto invece ritrovare il giusto posto a questo uomo che ha un proprio compito e un proprio ruolo nella famiglia di Nazareth. Padre ed educatore di Gesù. Membro a pieno titolo di una famiglia che viveva la sua quotidianità: così si spiega la copertina del libro. Giuseppe stende i panni nel dipinto di Massari del 1500.

Ripercorrendo le caratterizzazioni artistiche di san Giuseppe don Aldighieri non ha tralasciato neppure il Giuseppe falegname e artigiano, nell’iconografia che vuole Gesù e Giuseppe insieme come lavoratori.

Giuseppe uomo del suo tempo per don Aldighieri, che ha paragonato la Nazareh del tempo di Gesù con la vita nella campagna cremonese di non troppi anni fa.

Tra i passaggi più significativi degli anni della gioventù di Gesù, il sacerdote originario di Soresina ha ricordato in particolare quando si è smarrito al tempio. «Perdere vuol dire ritrovare», ha sottolineato con qualche accenno biografico.

E in molti tratti la storia di san Giuseppe si intreccia con l’esperienza di vita di don Aldighieri. A cominciare da «un’esperienza di fede che è sempre una ricerca e mai qualcosa di definito e definitivo». «Non mi sono mai sentito, e spero di non sentirmi mai – ha proseguito l’autore – padrone della Parola di Dio e dei valori profondi della fede che mi sono stati consegnati». Altro punto di contatto il fatto che «Giuseppe è l’immagine di chi cammina, giorno per giorno, senza sapere perfettamente cosa succederà e quale sarà il punto finale, riuscendo però a mantenere quella serenità profonda nei dubbi e nelle incertezze. E questo è un po’ il mio modo d’essere e il mio modo di vivere la pastorale»

«Penso che alla fine dei conti – ha affermato don Aldighieri – il personaggio Giuseppe è realmente il vero sacramento del cristiano di oggi: di chi cammina nella fede, pur con incertezze e dubbi, ma con la fiducia totale che tutto quello che gli è stato donato e rivelato si realizza sicuramente. Siamo tutti educandi ed educatori: siamo tutti pronti a offrire il dono che ci è stato dato, ma allo stesso tempo a imparare dagli altri il dono che loro hanno. Giuseppe è il classico personaggio che è inviato da Dio senza capire tutto perfettamente, ma che nello stesso tempo crede che tutto quello che gli è stato comunicato avverrà».

Un lungo processo di riabilitazione che forse oggi vede san Giuseppe ritrovare la propria dignità. «La Chiesa – ha detto don Aldighieri – è riuscita a capire il significato vero di questo personaggio, che è insito in tutto il quadro della redenzione, soltanto nel 2013, quado il suo nome è stato collocato nel canone della Messa. Prima Giuseppe era dimenticato».

L’incontro, iniziato con la preghiera a san Giuseppe di Giovanni XXIII, è stato promosso dalla Libreria Paoline di Cremona in sinergia con l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali e il portale www.diocesidicremona.it. Prossimo appuntamento il 25 gennaio con la presentazione del nuovo libro di don Bruno Bignami “La Chiesa in trincea”.

 

Biografia dell’autore

Don Mario Aldighieri è nato a Soresina il 27 giugno nel 1937. Residente con la propria famiglia a Cremona, è stato ordinato sacerdote nel maggio 1961. Vicerettore del Collegio Gregorio XIV dal 1961 al 1976, è stato poi vicario nella parrocchia cittadina di S. Agata.

Nel 1973 è partito come “fidei donum” per il Brasile, una missione durata 20 anni. Nel 1994 ha assunto l’incarico di responsabile del CUM (Centro unitario missionario) per l'America Latina.

Don Aldighieri, che ha conseguito la licenza in Filosofia (con master in Storia) e in Missionologia, rientrato in diocesi, dal 1998 al 2008 ha guidato il Segretariato Migrantes. Ha diretto inoltre: il Segretariato per la cooperazione delle Chiese sorelle (2005-2008), il Servizio per il catecumenato degli adulti (2005-2008) e il Segretariato per le attività ecumeniche (2008-2012). Dal 2006 al 2010 è stato anche insegnante in Seminario; e dal 1998 al 2007 collaboratore parrocchiale a Cristo Re.

Dal 2009 è responsabile del Segretariato per lo studio delle nuove forme di religiosità.

 

 

 

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