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DOMENICA 30 NOVEMBRE

Richiamo del Vescovo Dante
agli esponenti del mondo
politico, economico e sociale
sulla dignità dell'uomo
nella singolarità e relazionalità

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Attenzione all’uomo nella sua integralità, ma anche nella sua dimensione relazionale. Questo l'aspetto su cui il vescovo Lafranconi ha focalizzato l'attenzione nel tradizionale incontro  di inizio Avvento con gli esponenti del mondo politico, amministrativo, economico, sociale e lavorativo della diocesi. Il confronto, promosso dall'Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, si è svolto nel salone del Centro pastorale diocesano. “La questione sociale è questione antropologica” il tema dell'incontro, che ha toccato anche la dimensione generativa e matrimoniale, oltre alla necessità di una maggiore condivisione all'interno della famiglia umana.

Intervento del Vescovo (mp3)          Conclusioni del Vescovo (mp3)

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Gli eventi del 2015
 
Aprendo l’incontro, Sante Mussetola, responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, ha rivolto lo sguardo a due importanti eventi che caratterizzeranno il 2015: Expo e il Convegno ecclesiale di Firenze. Il primo, laico, dal titolo “Nutrire il pianeta, energia della vita”, tema che Caritas internazionale ha tradotto in “One Human family, food for all” (Una sola Famiglia Umana , cibo per tutti). Il secondo, di carattere ecclesiale, che si svolgerà a novembre del prossimo anno a Firenze sul tema “In Gesù Cristo, il nuovo umanesimo” e sarà l’occasione per ribadire la centralità del messaggio evangelico nella vita di ogni uomo e donna del nostro tempo.

La centralità dell’uomo

A introdurre la riflessione del Vescovo è stata quindi la lettura del Salmo 8, proposto da Gabriele Panena, già presidente dell’Azione Cattolica cremonese. Proprio a questo testo, che celebra la dignità dell’uomo, ha guardato mons. Lafranconi aprendo la propria riflessione. Il Vescovo ha sottolineato lo stupore con cui si si pone di fronte a quell’uomo o che «è pulviscolo, eppure Tu l’hai fatto poco meno di un dio». Un uomo che, pur avendo ricevuto da Dio il compito di custodire il creato, mostra tutta la fragilità dovuta al proprio essere. «Nel prepararci al Natale – ha detto il Vescovo – è bello guardare all’uomo con sguardo realistico: riconoscere la sua grandezza, ma costatare anche la sua fragilità».

La questione sociale e antropologica

Guardando quindi al tema dell’incontro (“La questione sociale è questione antropologica”), mons. Lafranconi ha anzitutto inquadrato storicamente la questione sociale dell’800, legata alla rivoluzione industriale. «La questione sociale mette davanti agli occhi – ha affermato – un tipo di società che di fronte a fenomeni nuovi non si sente adeguata alla sua funzione. Allora questi fenomeni inducono alla necessita di un assetto politico, sociale e amministrativo nuovo».
 
Una vera e propria crisi che, pur magari a fronte di antagonismi, tende però a creare qualcosa di nuovo che consenta di trovare una forma più corrispondente alle esigenze che si presentano. Una questione sociale che si ripresenta costantemente nella storia, caratterizzando anche il momento attuale.
 
Ma la questione sociale è questione antropologica – ha affermato mons. Lafranconi – in quanto il punto nevralgico è proprio la persona umana, il senso della sua vita, la sua origine e i suoi orizzonti.

L’interdipendenza globale

All’interno di questa crisi antropologica il Vescovo ha individuato due fenomeni fondamentali. Anzitutto la spinta sempre più rapida verso una itnerdipendenza globale. Il pensiero è andato al tema delle migrazioni, alla situazione del Medio Oriente e a una società sempre più muliculturale, multietnica e multireligiosa.
 
«L’incontro di culture e paesi – ha sottolineato il Vescovo –a volte si manifesta anche con aspetti di intolleranza nei confronti della diversità». E il pensiero è andato al predominio dei paesi più ricchi sull’acqua, mentre i paesi poveri non hanno da mangiare. «Expo – ha detto il Vescovo – mette il dito su questa piaga. In un pianeta che ha la possibilità di saziare tutti gli uomini, dà ad alcuni la possibilità di sovrasaziarsi mentre altri muoiono di fame. Differenze che non possono essere tollerabili».

Il diritto come garanzia di dignità

Secondo aspetto che secondo il Vescovo determina questa crisi antropologica è la necessità di ridefinire i diritti della persona come espressione e garanzia della sua dignità. Una necessità – ha sottolineato mons. Lafranconi – che nasce sia a fronte delle nuove tecnologie, in grado di intervenire nella vita umana fino dalla sua origine, sia di fronte a modalità di vedere l’uomo che mettono in discussione il fondamento naturale della sua identità». E il riferimento esplicito è stato alla teoria del gender.
 
«Credo che siano questi due grandi fatti – ha proseguito il Vescovo – che determinano oggi questa urgenza di ripensare l'uomo, la vita sociale, il contesto in cui l'uomo vive e si realizza».
 
«Se è così la ristrutturazione della società nelle sue forme istituzionali e giuridiche dipende dalla visione che si ha dell'uomo. E allora si entra in pieno nell'ambito dell'etica e della morale».

La questione sociale è questione morale

E il riferimento è andato alla lettera pastorale “La questione sociale è questione morale”, del 1892, del vescovo Geremia Bonomelli (di cui quest’anno si celebra il centenario della morte). Un testo in cui si mette in luce come è l’adeguata attenzione all'esigenza morale che può accostare adeguatamente il problema. Non manca naturalmente il richiamo alla dignità di ogni persona, in un contesto in cui – come evidenziava lo stesso Bonomelli – le stalle erano più belle e pulite delle case dei contadini.
 
Poi la citazione di alcuni passaggi del discorso di Papa Francesco in occasione della recente visita al Parlamento europeo, con la sottolineatura che «la persona umana è prima di tutto un individuo unico e irripetibile e, proprio per questo, ha diritti inalienabili: non da creare, ma da riconoscere».

Attenzione all’uomo nella sua integralità

Quindi alcuni richiami. Strade che gli uomini (e non solo i cristiani, ha precisato il Vescovo) possono intraprendere per dare a questa crisi una spinta che la tramuti in crescita.
 
Anzitutto riconoscendo che l'uomo è «dato»: «non si autocrea, ma si riceve. Si affaccia sulla terra come una realtà che non è stato lui a scegliersi e quindi è portatore di una condizione che, mentre afferma il suo diritto, afferma anche un suo dovere».
 
«È vero che l'uomo – ha proseguito il Vescovo – è per sua natura una realtà che si connota nella sua materialità, ma anche nella sua capacità di autocomprendersi nella sua spiritualità. Con tutte le esigenze connesse alla sua dimensione materiale: salute, lavoro, procreazione. E alla sua dimensione spirituale: l’accesso alla cultura, la possibilità di usufruire del patrimonio delle generazioni precedenti, la possibilità di esercitare le proprie scelte liberamente, secondo la propria coscienza, sempre nel rispetto della libertà degli altri».

La dimensione generativa dell’uomo

«Il ripensare a un riassetto del cammino della società – ha detto ancora – chiede che si tenga conto che la persona umana nasce con una caratterizzazione sessuata: non nasce indiscriminatamente, o è maschio o è femmina, ha un suo patrimonio segnato già nella natura e si è sviluppato nella comprensione educativa. Questa dimensione della sessualità apre l’uomo alla generatività, alla capacità di dare la vita. Che poi la conoscenza dei meccanismi porti anche a individuare la possibilità di interventi che arrivino fino a incidere su questa capacità, ciò non toglie però che l’uomo nella sua natura sia un dato da riconoscere e rispettare, sia un dato che non può essere sconvolto. Il che evidentemente non vuol dire che ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale e il suo modo di intendere la vita, non sia da rispettare: è da rispettare e come! Ma il rispetto di ogni persona non deve mai far naufragare la condizione che è insita nella stessa condizione umana».
 
«Allora è anche da questo punto di vista – ha proseguito mons. Lafranconi – che dobbiamo stare attenti a disgiungere la dimensione generativa da quella dell'unita matrimoniale. Perché è un dato che pone certamente dei problemi e la necessita di riconoscere il diritto non solo dell’uomo e e della donna di sposarsi e creare una famiglia, ma anche il diritto di chi, attraverso di loro entra a far parte della vita, di essere riconosciuto della stessa dignità che va riconosciuta a ogni persona».

Attenzione a tutti gli uomini

Attenzione all’uomo nella sua integralità, a tutto l’uomo, ma anche a tutti gli uomini, nella dimensione relazionale dell’uomo. «Il riconoscimento dei miei diritti – ha detto ancora – non deve però ferire o mettere in discussione la dignità degli altri».
 
E qui un nuovo riferimento a Papa Francesco, con il richiamo a non creare «scarti umani». Una attenzione richiamata anche nella Evangelii Gaudium. «Mi sembra che il contributo che possiamo dare – ha continuato mons. Lafraconi – sia quello di promuovere un tipo di cultura che faccia attenzione a tutto l'uomo e a tutti gli uomini». Il riferimento è stato all’espressione di Polo VI nella Populorum Progressio.

Solidarietà della famiglia umana

Altro aspetto la necessità di superare forme esasperate di individualismo attraverso percorsi di solidarietà. Ed esprimendo compiacimento per lo sforzo di creare strutture organizzative adatte (Onu), ha affermato: «Per andare verso un riconoscimento dell'umanità come un’umanità unita, una famiglia umana».
 
Da qui l’invito a guardare alle situazione di squilibro non sempre così lontane dalla nostra vita. «A volte mi domando com'è il nostro modo (modo umano, non da cristiani per carità) di guardare al fenomeno profughi, al consumo, alle situazioni di povertà». E ancora, riprendendo un richiamo già proposto nella solennità patronale di sant’Omobono: «Noi aiutiamo nostri ragazzi a crescere con questo tipo di attenzione e sensibilità? Questo a me sembra indispensabile per creare uno sviluppo democratico, una corresponsabilità democratica che ha bisogno del processo culturale, di una educazione che promuova la cultura in una certa dimensione, se vogliamo effettivamente rendere attuale e concreta la solidarietà». Da qui la sottolineatura dell’urgenza di favorire il senso di corresponsabilità, che deve avere le prime basi a livello familiare.

La pazienza del cambiamento

Consapevole che questi riassetti richiedano tempi lunghi, il Vescovo ha focalizzato l’attenzione sull’atteggiamento della «pazienza». E qui un richiamo di forte attualità: «Dobbiamo stare attenti a elaborare troppo affrettatamente delle leggi. Perché finiamo per affermare i diritti di alcune classi senza tenere conto di quelli degli altri. Mi pare stia subentrando una smania di fare leggi. Forse sarebbe opportuno pensare a elaborarle in una maniera più attente ed equilibrata. Perché c'è da salvaguardare la dignità di tutte quante le persone!». E la metafora che il Vescovo ha richiamato, facendo riferimento alla lettera di san Giacomo, è stata quella dell’agricoltore, che dopo aver fatto il proprio lavoro deve attendere pazientemente i frutti della terra.
 
Attesa che per il Vescovo non deve essere letta come posticipare i problemi, ma come «avere degli obiettivi che sono tanto audaci quanto devono essere perseguiti con umiltà e con decisione, nella disponibilità al confronto e nell’attenzione a valorizzare ogni proposta, ma non ad accondiscendere a ogni voce. Perché quello che io credo costituisce l’anima di una società democratica non è il cercare di accontentare un po’ tutti, ma il maturare in un confronto vero, libero, aperto, razionalmente fondato e nella capacità di promuovere un bene che se non si riesce a realizzare oggi non si smette di cercare di realizzare domani». «Questo è anche l’augurio – ha concluso il Vescovo – che ci facciamo proprio nella prima domenica d’Avvento. In attesa del Natale che ci garantisce che il cammino dell’umanità è condiviso anche da Dio che si è fatto uomo, il quale ci ha dato indicazioni: l’autorità è servizio, i poveri sono da privilegiare, gli altri sono da considerare dentro un orizzonte di fraternità. Ma il nostro Avvento è anche un incontro definitivo con il Signore: un incontro che sarà consolante se abbiamo cercato di tener conto di tutto quello che la rettitudine della nostra coscienza viene formulando alla luce della persona di Gesù Cristo, della sua parola e del suo esempio, ci dà ulteriori motivi per rendere concreto e affidabile il nostro operare individuale e sociale».

Dibattito

Ha quindi fatto seguito quasi un’ora di interventi da parte dei presenti.
 
Primo a prendere la parola è stato l'imprenditore Gianni Mainardi, già presidente dell'UCID, che si è domandato in quale condizione si trovi l’uomo oggi, immerso in un tempo di grande incertezza. Sottolineando la necessità di fare memoria per capire dove andare, ha espresso la necessità di ritrovare il valore autentico del lavoro.
 
Il consigliere regionale Carlo Malvezzi ha richiamato il diritto e il legame con i principi insiti nella tradizione di un Paese, riconosciuti dai padri costituenti, oggi minati dalla crisi antropologica che ha messo in discussione tutto, con il diritto diventato capriccio. Infine l’auspicio a ritrovare il coraggio di dire da dove si viene.
 
Andrea Virgilio, assessore del Comune di Cremona per l’Area vasta, che ha messo in guardia dalla definizione di «deriva antropologica», ha indicato come priorità quella di guardare ai mutamenti attuali non con una lente giudicante, quanto piuttosto la consapevolezza del desiderio di ricerca da parte dell’uomo. Pur riconoscendo il rischio di una dittatura del desiderio, ha voluto sottolineare piuttosto l’opportunità di crescita offerta.
 
Giampietro Rossi ha voluto utilizzare la metafora dello sportivo per sottolineare l’atteggiamento dell’uomo di fronte alla questione sociale. Consapevole che sia importante non tanto vincere, quanto partecipare, ha sottolineato l’importanza che un cristiano dica qualcosa nella società.

Il vicesindaco di Calcio, Giuseppe Cigognani, ha richiamato le parole di Rosario Livatino che affermava: "Quando moriremo, nessuno verrà a chiederci se siamo stati credenti, ma credibili".

Particolarmente articolato l’intervento del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, che ha anzitutto sottolineato l’importanza di andare indietro nella storia per cogliere le problematiche ancora aperte. Poi la sottolineatura di un individuo «monade», solo e separato dagli altri, culla di voglie e oggetto di campagne di consumi. Poi l’attenzione alla famiglia, che secondo il primo cittadino cremonese non è attaccata solamente in maniera esogena, ma anche dal di dentro; attaccata non solo da nemici esterni ma anche da un contesto sociale forte, che mette in crisi la convivenza stessa. Da qui l’esigenza di rideclinare «un nuovo rinascimento della comunità» per una rinnovata idea relazionale. Richiamando poi la necessità di accettare la sfida della pluralità, con «la relatività dei valori che è una sfida da accettare: una questioni di contenuti e di metodo». Poi la sottolineatura dell’importanza delle logiche di partecipazione. Poi il riferimento al dibattito sul registro delle coppie di fatto che a dicembre approderà in Consiglio comunale, in merito al quale ha affermato: «Noi dobbiamo accettare una logica di percorso che diventi confronto, nella consapevolezza che c’è una relatività di opinioni su questi temi». «Anch’io penso – ha proseguito – che la differenza di genere sia un’assoluta ricchezza, anche in termini educativi. Ma non sono questi ambiti che devono richiedere uno sforzo di comunità nella lettura del nostro futuro». Da ultimo il sindaco di Cremona ha evidenziato la necessità di ricostruire «un ethos collettivo e civile» e il «grande faro della Costituzione» che ha diritti e doveri. «Il mio desiderio ha senso – ha quindi concluso – solo commisurato al desiderio dell’altro. Questa è la radice di una comunità, di una famiglia e di ogni forma di convivenza».
 
Erminio Trevisi, docente della Cattolica e membro della Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro, ha posto l’attenzione su Expo, da coniugare non solo come opportunità economica per il Paese. Richiamando il diritto al cibo e all’acqua, ha poi messo in discussione il termine «crisi» con il richiamo a Charles Péguy a superare i modelli, chiudendo sulla responsabilità della generazione adulta nei confronti dei giovani.
 
Mino Jotta (Forza Italia) ha guardato a Expo andando oltre il tema del cibo. Poi si è focalizzato sulla crisi sociale, che ha letto non tanto come crisi antropologica quanto piuttosto come un utilizzo errato dei dati offerti dall’altropologia.
 
Il presidente di Coldiretti Paolo Voltini ha richiamato l’impegno dell’associazione in Expo per valorizzare il territorio, dove l’agricoltura rimane ancora un punto forte.
 
Da ultimo ha preso la parola Maria Lucia Manfredi, consigliera comunale a Cremona e portavoce del Movimento 5 stelle, che ha illustrato il senso della mozione in merito alla trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero, così come avviene in altri paesi europei. Un intervento che ha provocato alcune reazioni dei presenti. Poi l’auspicio di una modifica delle «scalette morali» per una città maggiormente inserita nel contesto internazionale. L’esponente 5 Stelle ha quindi lasciato la sala denunciando un mancato interesse per il proprio pensiero e l’impossibilità di continuare il discorso, date alcune contestazioni della sala e dopo che il moderatore, che già in precedenza aveva sollecitato una sintesi negli interventi (per un dibattito durato circa 55 minuti), l'ha ringraziata per il proprio intervento.

Le conclusioni del Vescovo

Riprendendo il filo del discorso, il Vescovo ha sottolineato la necessità di confronto emersa da più parti. «Credo che esso sia più che auspicabile – ha detto – trovando ambiti in cui questo possa avvenire, tenendo presente che comunque ciò che è determinante è che la propria posizione sia sostenuta da considerazioni che tengono insieme la dignità dell'uomo nella sua singolarità e relazionalità».
 
«Quello che mi sembra importante è che nel confronto – ha detto il Vescovo – si tenga effettivamente conto della condizione della persona». E riferendosi all’ultimo intervento mons. Lafranconi ha affermato che non è concepibile il fatto di recepire dall'Europa solo quanto è comodo: ad esempio per quanta riguarda le unioni omosessuali, ma non la libertà di insegnamento. E poi: «Ha valore ancora la Costituzione? O è sospesa per la determinazione di altri Paesi che hanno prevalenza? Ce lo diranno di giuristi».
 
Rispetto poi al tema delle convivenze omosessuali ha detto. «È chiaro che in uno Stato laico nessuno può avere la pretesa di imporre la propria visione. Tutti devono avere il diritto di proporre liberamente e senza conseguenze il proprio pensiero. In una realtà democratica sono i numeri che dettano la prospettiva. Io credo che tanto quanto accetto una legge, questo non vuol dire che io mi debba conformare. Per me, cristiano, c'è l'ambito della testimonianza che fa cultura, che determina delle modalità aggregative con chi condivide questo punto di vista, che non necessariamente sono cristiani. Il dovere della testimonianza, che in alcune occasioni ha voluto dire andare in prigione, come nel caso dei primi obiettori». E poi ha proseguito: «Questo è il contributo che come crisiani diamo all’assetto sociale: un contributo di pensiero, di opinioni e di testimonianza che si gioca dentro il confronto».
 
Al termine dell’incontro il Vescovo ha presieduto l’Eucaristia nella cappella del Centro pastorale.
 
 

 

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ESTATE 2014
Iniziative e proposte
durante le vacanze

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LINEE PASTORALI
Speciale
biennio 2012/2014

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CARITA' E VOLONTARIATO
Proposte ed eventi

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PASTORALE GIOVANILE
Formazione ed eventi

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AGGREGAZIONI ECCLESIALI
Proposte ed eventi

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