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CARAVAGGIO

L'incontro di preghiera
per i catechisti
delle zone prima e seconda
all'inizio dell'Avvento

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Intenso e significativo appuntamento di preghiera per i catechisti delle zone prima e seconda, lunedì 1 dicembre, nella chiesa parrocchiale di Caravaggio all’inizio del cammino di Avvento. Molte le parrocchie delle due zone intervenute, oltre che con i catechisti, anche con i loro sacerdoti. Presenti anche i due vicari zonali don Marco Leggio (zona prima) e mons. Giansante Fusar Imperatore (zona seconda) - che ha presieduto la celebrazione - oltre  a don Antonio Facchinetti, responsabile dell’ufficio catechistico diocesano e a don Luigi Mantia, coordinatore della commissione catechesi. Due le tracce-guida della riflessione: il brano del Vangelo di Luca che racconta la conversione di Zaccheo, e il documento della CEI «Incontriamo Gesù» sugli  orientamenti dell’annuncio e la catechesi in Italia che è stato consegnato a tutti i presenti. Il testo della preghiera, suddiviso in tre momenti, si è sviluppato attraverso le fasi dell’annuncio: la ricerca («Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là»),  l’incontro che cambia la vita («Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo»),  la testimonianza («Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto»).

Significative le tre testimonianze.

Daniele, catechista di Casirate che ha raccontanto la sua esperienza: «.. io fino a non molto  tempo fa ero molto lontano dalla Chiesa e vivevo come molti giovani: scuola o lavoro, casa, amici, divertimenti. A un certo punto ho iniziato a farmi delle domande e a chiedermi che senso avesse la mia vita e se quello che facevo e come vivevo fosse importante per me Ho iniziato a capire che amare gli altri era bello, che aiutare gli altri era molto bello e allora ho iniziato anche io come Zaccheo a cercare Gesù. Ma nonostante io sia molto alto, non riuscivo proprio a vederlo, allora, come Zaccheo, anche io ho cercato un albero su cui salire per provare a vedere Gesù. E così con l’aiuto di qualche sacerdote e soprattutto con l’aiuto della preghiera, ho iniziato a salire su quest’albero che mi permetteva di vedere Gesù, e così dall’alto ho iniziato a vedere realmente ciò che accadeva intorno a me E così pian piano sono iniziate ad arrivare anche le risposte alle tante domande e a scoprire ogni giorno, con l’aiuto della preghiera, come e cosa donare. Auguro a tutti di trovare un albero su cui arrampicarsi e di incontrare veramente Gesù».

Poi una coppia Massimo e Patrizia: «Siamo sposati da 27 anni. Abbiamo tre figli: una figlia adottata di 22 anni e due figli in affido di 18 e 16 anni. Ma cosa più importante abbiamo Dio che ci sostiene e ci guida. La vocazione al matrimonio si è concretizzata dopo un anno dal nostro incontro, nel frequentarci abbiamo capito che oltre alla  passione e tenerezza che ci legava,  il nostro essere coppia era per noi una cosa buona, qualcosa che ci permetteva di crescere nello stare accanto l’uno all’altra. Il sì pronunciato davanti alla comunità cristiana ci richiama al brano appena letto  sull’invito a Zaccheo. Davanti alla comunità Gesù ventisette anni fa ci invitò nel dire il nostro sì ..ad accoglierlo e a vivere con Lui il nostro Matrimonio. Quale grazia meravigliosa abbiamo ricevuto nell’avere un testimone così fedele e un accompagnatore così presente ma allo stesso tempo così discreto. Quando qualche anno dopo abbiamo incontrato la difficoltà dell’avere dei figli, ci siamo docilmente affidati al Signore perché ci indicasse quale fosse la strada da intraprendere, e Lui, che non si lascia attendere,  e che sempre sorprende nella sua immensa gratuità, ci indicò una via “speciale” per diventare genitori e a nove mesi dalla domanda di adozione nostra figlia entrava nella famiglia e qualche anno dopo, sempre il Signore, ci mise sulla strada che ci avrebbe portati ad accogliere i nostri due figli in affido. Ma non si è limitato a questo, dopo un pellegrinaggio nel quale Gesù per intercessione della sua santissima Madre ci ha ancora una volta toccato il cuore, siamo stati invitati a portare la gioia dell’essere famiglia alla sequela di Cristo, nella parrocchia in cui viviamo, Caravaggio, come  catechisti. Vivendo l’esperienza comunitaria dell’oratorio abbiamo capito che  quando il Papa ci indica di andare nelle periferie del mondo ci chiede soprattutto di partire da noi stessi “estrema e fragile periferia” per vivere intensamente il reale.  Ogni giorno impariamo cosa sia l’appartenenza al Padre e la vera gratuità. Quanta  pazienza in tutto….quanti sacrifici….dalla fatica di crescere ma anche di incontrare giovani che portano nel cuore ferite che non possono essere rimarginate ma solo medicate, al preparare i momenti di incontro di catechismo, di gioco, di uscite con ragazzi e genitori …ma quanta gioia nell’annunciare cio’ che di più prezioso abbiamo: l’amore di Cristo vivo e presente che ci salva in ogni attimo della realtà quotidiana. Grazie a quello Spirito Santo, che invochiamo ogni giorno dal suo inizio con la preghiera di lode, con l’ascolto della Sua parola e nel ricevere l’eucarestia, ci lasciamo abbracciare e condurre dal Padre, affinchè  spogliati da quella armatura che è il nostro egoismo, sappiamo trasformare il nostro cuore in un cuore umile e semplice, desideroso e capace di donarsi ai fratelli grazie alla felicità che nasce dall’avere incontrato Cristo».

 
Infine la testimonianza di suor Veronica, delle suore adoratrici di Rivolta d’Adda, che opera nella parrocchia di Caravaggio e che ha condiviso qualche riflessione sul brano di Vangelo poco prima proclamato: «Gesù rompe gli schemi, si autoinvita nella casa di un peccatore, il suo amore è talmente grande che ci fa santi, anche se siamo vestiti da barboni. Lui è l’unico capace di fare veramente nuove tutte le cose, di fare nuovi i nostri cuori. Il cristiano è tale non per quello che dice, ma per quello che fa. E nella vita concreta che il nostro essere cristiani di manifesta, prende forma, diventa segno visibile, testimonianza. Ed è la comunità il segno più visibile, la comunità che è fatta di persone vive, di relazioni, la comunità che è il corpo di Cristo,  che guarda con passione e compassione ogni uomo. Nella Chiesa non ci sono persone fuori e persone dentro, ci sono solo figli di Dio.  I testimoni sono cristiani di cuore di anima e di tasca che spendono per gli altri tutto di sé. La bellezza del testimone è l’amore di Dio, la bellezza di un dono grande ricevuto che si manifesta nella vita concreta di ogni giorno».

Al termine della preghiera uno sguardo a Maria, perché «con la sua preghiera ci aiuti affinchè la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo» (Evangelii Gaudium), e il mandato ai catechisti.
 

 

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