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  PAPI
3 DICEMBRE

Folla alle esequie di don Rossi
nella chiesa di Romanengo
Il Vescovo Dante nell'omelia:
«Compito del prete è mostrare
il volto misericordioso di Dio»

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L'imponente chiesa di San Biagio a Romanengo ha faticato a contenere le centinaia di persone che mercoledì 3 dicembre hanno voluto dare l'ultimo saluto al parroco don Cesare Rossi, scomparso improvvisamente all'inizio della settimana all'ospedale di Verona dove era ricoverato per un intervento chirurgico. In prima fila il sindaco Attilio Polla e i primi cittadini di San Giovanni in Croce, Pierguido Asinari, e di Offanengo, Gianni Rossoni. Al completo i rappresentanti delle associazioni del paese con i labari che svettavano dietro il gonfalone del Comune listato a lutto. Circa un centinaio i sacerdoti presenti, così tanti che alcuni hanno trovato posto in coro insieme ai membri della schola cantorum parrocchiale che ha animato la celebrazione. Accanto al vescovo Dante hanno preso posto il vicario generale, mons. Mario Marchesi, e il vicario zonale don Antonio Bandirali che la sera prima aveva presieduto una veglia funebre animata dai giovani dell'oratorio. Non mancavano i sacerdoti originari del paese: mons. Giansante e don Paolo Fusar Imperatore. Oltre ai fedeli di Romanengo erano presenti anche rappresentanze delle comunità dove don Cesare ha prestato servizio, qualcuno è giunto perfino da Carpi dove il sacerdote defunto è stato dal 2002 al 2004. Don Rossi, che ha donato le cornee, è stato sepolto nella cappella dei sacerdoti, nel cimitero locale. Molti i bambini e i ragazzi che hanno seguito con grande attenzione e molto commozione la solenne celebrazione.
 

Ascolta l'omelia del Vescovo     Ascolta le preghiere dei ragazzi

Nell'omelia mons. Lafranconi ha esordito ricordando che proprio il tempo di Avvento, incominciato da pochi giorni, orienta lo sguardo e il cuore all'incontro definitivo con il Signore. «La pagina del profeta Isaia che abbiamo appena ascoltato - ha spiegato - ci parla del giorno in cui il Signore giudicherà gli uomini. È un ammonimento perchè imbocchiamo la strada giusta della conversione, ma è anche un richiamo ad un futuro di gioia che viene immaginato come un grande e abbondante banchetto. Un futuro senza sofferenza, malattia, peccato e morte». A questo incontro il cristiano si prepara «giorno dopo giorno sostenuto dalla speranza nel Dio che salva».

Ma in questo itinerario non mancano le difficoltà e la contrarietà. Il presule a tal proposito ha letto uno stralcio di una lettera che don Cesare gli scrisse qualche tempo fa: «In essa - ha spiegato - egli parlava della vita del prete e certamente faceva riferimento alla sua esperienza. Egli mi ricordava che nell'esistenza del presbitero convivono nascondimento, silenzio e solitudine. "Il nascondimento del prete - solo parole di don Rossi - che viene posto nel terreno di una parrocchia perchè lì marcisca se vuole portare frutto". Poi il silenzio perchè "ciò che si vive sotto terra mentre il chicco di grano deve marcire non è il linguaggio di chi è già o si crede frutto maturo". E infine la solutidine "di chi umanamente deve spogliarsi anche della sua umanità, perchè ciò che conta non è tanto chi sei ma ciò che gli altri decidono che tu devi essere"». E su questo ultimo punto mons. Lafranconi ha speso più di una parola: «Ogni persona ha un suo occhio particolare nel guardare il prete e ciascuna persona ha una sua pretesa particolare! Il sacerdote è quasi costretto a sentire questa solitudine perchè quello che gli altri pretendono da lui non corrisponde sempre a quello che egli è o può dare. Tutto questo fa parte del mistero del Signore Gesù: egli stesso, infatti, si identifica come il seme caduto nel terreno che porta frutto solo se marcisce».

Guardando al Vangelo del giorno dove si parla della compassione di Gesù verso i malati e gli affamati mons. Lafranconi ha commentato: «La compassione è l'atteggiamento tipico di Dio che non disdegna di patire con noi e per noi. Non dimentichiamo mai che Egli ci è vicino soprattutto nei momenti faticosi e incerti». Per il vescovo Dio condivide la sofferenza dell'uomo assumendola su di sè e trasfigurandola nella sua sofferenza sulla Croce.

A questo punto mons. Lafranconi ha citato un altra lettera di don Cesare, scritta in un momento particolarmente difficile della vita: «Egli come sempre si interrogava su se stesso, sulla sua gente e sulle modalità del suo ministero. Mi confidava: "Ho chiesto a Dio di aiutarmi a discernere non solo per me, per quello che devo fare io, ma soprattutto per coloro che, attraverso di me, si sono fidati di Dio. Non è questo il compito primario del sacerdote: portare a Dio coloro che gli sono stati affidati? Non è forse questa la bellezza della fragilità del sacerdote che non è amato per se stesso, per le sue doti, per la sua simpatia, ma perchè nella miseria della sua umanità cerca di far risplendere il volto misericordioso del Padre?". In poche parole don Cesare ha descritto la missione del prete che non è aliena del travaglio spirituale ma che ha come punto di riferimento questo: far risplendere il volto misericordioso del Padre».

E così il vescovo Dante ha concluso: «Gesù ha moltiplicato il pane, ma la distribuzione è compito dei discepoli. È questa la missione del prete: egli non ha cose proprie da dare, ma solo quello che Dio gli mette nel cuore e nelle mani. Solo dando quello che Dio dona, consapevoli che non è cosa nostra, solo in questa maniera potremo saziare la fame della gente e potremo svelare fino a che punto il volto di Dio è il volto di un Padre misericordioso».

Il grande affetto dei giovani verso il loro parroco si è pienamente rivelato nelle preghiere dei fedeli che loro stessi hanno preparato e proclamato durante le esequie. I ragazzi hanno pregato per don Cesare «che ha servito con amore e costanza la parrocchia costruendo relazioni umane e autentiche e avendo attenzione per le persone più piccole, per i giovani, i malati e gli anziani». Egli inoltre «ha saputo coniugare la serietà e l'impegno con la gioia e il sorriso sulle labbra». 

 

Biografia di don Rossi

 

Don Cesare Rossi era nato a Sabbioneta il 19 luglio 1951. Ordinato sacerdote il 26 giugno 1976, mentre risiedeva nella parrocchia di San Giorgio Martire in Breda Cisoni, ha iniziato il proprio ministero come vicario a Pizzighettone (1976-1983). Quindi il trasferimento a Cremona dove per sei anni fu incaricato pastorale al Villaggio della gioia, la futura parrocchia di S. Antonio Maria Zaccaria, nella zona del Seminario.

Nel 1989 la promozione a parroco di Sant'Ignazio Martire in Casaletto (1989-1998). Tra il 1996 e il 1998 è stato anche amministratore parrocchiale di S. Maria Maddalena in Bellaguarda. Tra il 1998 e il 2002 è stato parroco di San Giovanni Battista in San Giovanni in Croce. Dal 2002 al 2004 ha prestato servizio pastorale in diocesi di Carpi. Nel 2004 il ritorno in diocesi e la nomina a parroco di Santa Maria Nascente in Gazzuolo.

Don Cesare Rossi, laureato in Filosofia, il 13 ottobre del 2012 si era insediato come parroco nella parrocchia dei Ss. Giovanni Battista e Biagio a Romanengo.

 

 

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