HOME PAGE  |   AREA DOWNLOAD  |   CONTATTI



linee pastorali
IRC
ANNO PASTORALE 2015
adorazione
 
  PAPI
CREMONA - 16 DICEMBRE

«Nessuno in panchina»
Natale dello sportivo
con l'invito del Vescovo
a valorizzare i propri talenti
in un gioco di squadra

Condividi su Facebook Condividi su Facebook

«Nessuno deve stare in panchina»: tutti devono giocarsi i propri talenti, valorizzandoli con la buona volontà e l’intraprendenza, ma anche facendo squadra. È questo l’augurio che il vescovo Lafranconi ha rivolto agli sportivi in occasione del tradizionale incontro promosso dal CSI in vista del Natale. Ai giovani il Vescovo, che ha ribadito il ruolo educativo dello sport, ha chiesto di non trovare nell’attività agonistica un pretesto per trascurare la cultura.

Photogallery della veglia

 

Il tradizionale appuntamento del “Natale dello sportivo” promosso dal CSI di Cremona nei giorni precedenti al Natale ha un po’ cambiato fisionomia quest’anno. Il consueto incontro con il Vescovo, che già da alcuni anni si è fatto itinerante nelle varie parti della diocesi, è stato ospitato la sera di martedì 16 dicembre nella chiesa di S. Giuseppe, nel quartiere Cambonino di Cremona. Non una Messa, ma una veglia di preghiera in cui si è riflettuto sul valore educativo dello sport, in particolare attraverso alcune testimonianze, tutte incentrate sul valore dei talenti.

L’incontro, organizzato in collaborazione con la Parrocchia “Ss. Nazario e Celso in S. Giuseppe” (che ha curato i canti) e la società sportiva “Zenith” dell’oratorio, è iniziato con il “lucernario”. Con la fiamma del cero retto dal Vescovo, il diacono don Alessandro Bertoni ha acceso le tre candele dell’Avvento poste ai piedi dell’altare. “Allenati alla Luce” era il significativo slogan scelto per la veglia.

Dopo il saluto liturgico ha preso la parola il presidente provinciale del CSI, Daniele Zanoni, che, ringraziando il Vescovo per la presenza e augurando buon Natale a tutte le società rappresentate dai propri dirigenti, allenatori e giocatori, ha voluto anche condividere le sensazioni scaturite da alcuni recenti fatti. «L’agonismo è un motore importante dello sport – ha affermato – ma non deve mai annebbiare la mente e farci perdere il senso della realtà». Sport che per Zanoni deve sempre essere «un benessere fisico, di condivisione e inclusione, oltre che momento di gioia». Poi il riferimento all’iniziativa "Lo sport al servizio della vita", progetto del CSI vincitore del bando Think Town 2014 del Comune di Cremona, che il 14 dicembre ha visto cimentarsi in una prova di Duatlhon (1000 mt corsa, 150 mt nuoto e 800 mt corsa) atlei diversamente abili e normodotati insieme. Infine l’augurio che il periodo natalizio possa essere «occasione di riflessione e condivisione per trovare il vero messaggio che lo sport deve veicolare nella società». Il messaggio di uno sport educativo, che il CSI cerca di rappresentare da 70 anni (nel 2015).

Stimolo per la riflessione sono state quindi due testimonianze. La prima è stata della mamma di Francesco Messori, il 16enne di Correggio nato con la sola gamba sinistra e cresciuto da sempre con la passione del pallone: un sogno che ha potuto realizzare proprio grazie al Centro sportivo italiano che l’ha accolto nei suoi campionati cambiando le regole che non prevedevano l'uso di stampelle. Un breve discorso iniziato ricordando quando l’ecografia aveva evidenziato quel problema. Poi i timori e le difficoltà. Eppure Francesco sta vincendo la sua partita, con il coraggio di sorridere alla vita. «Francesco – ha detto la madre – ci ha insegnato come si fa a vivere, ci ha dimostrato che non ci sono limiti, che la volontà porta a fare cose straordinarie, che più ci credi e più sei credibile». Infine ha portato il saluto di Francesco, che non ha potuto essere presente perché ricoverato per alcuni controlli.

Seconda testimonianza con il momento teatrale a cura dell’educatore e formatore della Federazione Oratori Cremonesi, Mattia Cabrini, insieme a Remigio, un ragazzo diversamente abile. Piccoli e grandi talenti a confronto, valorizzati nella condivisione. Davvero lo sport, dunque, come esperienza di positività e di recupero della dignità.

Terzo spunto di riflessione è stato il brano evangelico dei talenti su cui poi il Vescovo ha incentrato l’omelia. Talenti da dover riconoscere per poi metterli in gioco, ha subito sottolineato il Presule riferendosi alle testimonianze della prima parte della veglia. «Ciascuno di noi – ha poi affermato – è chiamato a conoscere ciò che può fare e dare. Nella misura in cui riconosce che ciò che ha è un dono, la sua vita si apre alla gratitudine, che diventa costruttiva di cose belle e nuove, che coinvolgono anche gli altri, aprendo orizzonti di speranza e fiducia».

Ma se la valorizzazione dei talenti può essere potenziata con buona volontà e intraprendenza, deve esserlo anche con la capacità di fare comunione, in altre parole «mettendosi in squadra». Proprio queso è stato l’augurio che il Vescovo ha voluto rivolgere a tutti i presenti. «Nello sport – ha detto – ognuno ci mette la sua capacità e la sua passione, il suo gusto e la sua attenzione. Ma impara anche a vivere una comunione con gli altri: a non voler essere il primo a ogni costo, ma a far sì che la squadra nel suo insieme possa dare la prestazione migliore».

«Se noi crescessimo con questa educazione – ha proseguito mons. Lafranconi –, se noi applicassimo questi criteri nel lavoro, nella politica, nella scuola, nelle realtà associative, allora il volto dell’umanità sarebbe davvero diverso e nuovo. Non si ritroverebbe più a piangere su scandali inimmaginabili e su ritardi che appesantiscono la vita sociale ed economica di tutto un Paese. Ci troveremmo a forgiare qualcosa che dà rilevanza alle proprie capacità e onora l’insieme di tutti. Lo sport ci può insegnare queste cose. Anzi, noi facciamo sport proprio per imparare a vivere. Lo sport non è una parentesi aliena alla nostra vita quotidiana. Chi capisce che lo sport fa parte del proprio vivere è in grado di educarsi ad applicare le regole per la buona riuscita dello sport anche per la buona riuscita della vita: della sua vita personale e di quella sociale».

Poi alcuni riferimenti all’attualità. Primo fra tutti quello della strage provocata in una scuola pakistana dai talebani. «Quello che fa paura a queste persone – ha detto – è trovare il confronto con chi sa pensare, con chi sa sviluppare la propria cultura, con chi matura una propria coscienza e una propria responsabilità».

Poi lo sguardo è stato rivolto a due premi Nobel per la pace: l’iraniana Shirin Ebadi, che nei giorni scorsi a Roma ha affermato che il terrorismo non si vice con le bombe, ma promuovendo la cultura e facendo crescere nell’intelligenza; e la studentessa pakistana Malala Yousafzai, aggredita perché tornava da scuola, diventata paladina proprio del diritto allo studio. «Lo sport – ha detto il Vescovo – è importante, ma non diventi mai un pretesto per trascurare la propria cultura. Ciò che conta è una cultura di cui lo sport diventa anche strumento educativo».

Poi un flashback di un secolo: alla notte di Natale del 1914 a Ypres, dove l’esercito tedesco fronteggiava quello britannico all'inizio della Prima guerra mondiale. Il Vescovo ha richiamato il diario del soldato tedesco Kurt Zehmisch, nel quale si ricordava come per una notte la guerra avesse lasciato posto ai festeggiamenti con una partita di calcio che ha visto affrontarsi coloro che erano nemici sul campo di battaglia.

«Tanto tempo fa - ha detto poi il Vescovo - Qualcuno è nato per cambiare le regole della storia. Anche noi vogliamo cambiarle: nel segno di una fraternità condivisa, di una giustizia vera, di una reciprocità di stima e di aiuto, per una umanità che creda di essere una famiglia». Da qui l’invito a ciascuno a lasciare la propria traccia nella storia.

Infine, con gli auguri di Natale rivolti a tutti i presenti, anche l’augurio al Centro Sportivo Italiano «perché sia fedele ai propri principi e obiettivi e operi educativamente per creare uomini capaci di vivere in una stima reciproca e in una fraternità condivisa per la pace».

Al termine della veglia ha preso la parola don Paolo Arienti, consulente ecclesiastico del CSI cremonese, che, richiamando le parole del Vescovo, ha invitato a «essere profeti». «Ma per parlare in nome di – ha detto – occorre conoscere e avere le parole da dire». A questo proposito don Arienti ha suggerito uno strumento di approfondimento, il nuovo libro di Alessandro D'Avenia “Ciò che inferno non è”, che poi ha donato a mons. Lafranconi.

La serata si è quindi chiusa nel vicino oratorio con un brindisi d’auguri.

Contributi audio (mp3):

 

convegno firenze


Liturgia


In Evidenza

TUTTI A TAVOLA
Speciale dedicato
al Grest 2015
QUARESIMA
E PASQUA 2015
Eventi e liturgie
ATTIVITA'
DEL VESCOVO
Dante Lafranconi
FORMAZIONE E CATECHESI
Corsi e sussidi
ANIMAZIONE LITURGICA
Corsi e sussidi
CLERO DIOCESANO
Nomine ed eventi
CORSO BIBLICO
DI DON CAVEDO
Dio o religione?
FORMAZIONE SOCIO-POLITICA
I materiali del corso
VITA CONSACRATA
Religiose e religiosi
ESTATE 2014
Iniziative e proposte
durante le vacanze
LINEE PASTORALI
Speciale
biennio 2012/2014
CARITA' E VOLONTARIATO
Proposte ed eventi
PASTORALE GIOVANILE
Formazione ed eventi
AGGREGAZIONI ECCLESIALI
Proposte ed eventi
ARCHIVIO
Materiali, documenti e ricordi

 
Cattedrale di Cremona
Santuario di Caravaggio
TRC - Teleradio Cremona Cittanova
NEC - Nuova Editrice Cremonese
La Vita Cattolica
Caritas Cremonese
FOCr - Federazione Oratori Cremonesi
ISSR - Istituto Superiore Scienze Religiose
delle Diocesi di Crema, Cremona e Lodi
Scuola diocesana di musica sacra
Case vacanze
Zona1
AC
ACLI Cremona
UNITALSI Cremona
dvd conte