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BONEMERSE

Il forte grido di allarme
di Avveduto e Simi
sui cristiani di Terra Santa
costretti a fuggire
a causa delle persecuzioni

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Interessante e toccante l’incontro sui cristiani in Medio Oriente avvenuto nei giorni scorsi nella chiesa parrocchiale di Bonemerse gremita di persone, ad opera del gruppo culturale parrocchiale. A presentare la situazione si sono avvicendati due giornalisti: Andrea Avveduto, da poco rientrato dopo tre anni vissuti a Gerusalemme, ha presentato la situazione globale del Medio Oriente, con particolare riferimento alle primavere arabe e alla Terra Santa,  Maria Acqua Simi, redattrice di esteri del Giornale del Popolo di Lugano e inviata speciale in Iraq, ha contestualizzato la complessa situazione dei profughi nel Kurdistan iracheno.

Avveduto ha evidenziato come gli eredi degli apostoli  vivono in queste terre da stranieri. In Terra Santa i cristiani  sono per lo più di etnia araba e vengono odiati da tutti. Sono disprezzati dagli israeliani che li trattano come arabi (musulmani, secondo la mentalità corrente). E non sono amici neppure degli arabi musulmani, proprio per diversità di religione. La maggior parte di loro tenta la fortuna in altri paesi. E non è difficile incontrare più betlemiti cristiani a Santiago del Cile dove sono emigrati in gran numero che a Betlemme.

Non si può parlare dei cristiani in Terra Santa (santa per indicare il profondo valore spirituale atribuitole dalle tre grandi religioni monoteiste che vi abitano)  senza prima parlare della famiglia francescana. Il legame che lega i francescani alla Terra santa ha origini antichissime. La prima visita di S. Francesco in questi luoghi viene datata al 1219. Di quel periodo è  il celebre incontro  con il Sultano Melek El-Kamel che rimase colpito dalla figura del Santo, che si presentò senza spada e conquistò il Sultano parlandogli della bellezza della luna.

I cristiani in Terra santa sono circa 200.000, circa il 2% della popolazione. Nel 1840 erano il 25%, ma  la loro present< è calata vertiginosamente dal 1948 in poi.  È il risultato di un conflitto drammatico che al momento non trova una via d’uscita. L’esodo costante ha visto i cristiani abbandonare progressivamente le loro case e trova nella situazione attuale una serie di problematiche che rendono il futuro sempre più incerto. Il problema delle case, il lavoro ridotto ulteriormente dopo la costruzione del muro che divide i due popoli, i salari –quando ci sono- che non permettono di vivere in condizioni dignitose.

In Israele  il problema maggiore  per i cristiani rimane l’alloggio. Il costo esorbitante ha costretto la Custodia di Terrasanta ad intervenire per edificare nuove abitazioni. Spesso le case vengono letteralmente regalate alle famiglie che non hanno dove vivere, e che altrimenti sarebbero costrette ad andarsene.

I cristiani sono un piccolo numero e sono divisi fra di loro. Ci sono tredici capi-Chiese a Gerusalemme con ognuno la sua Chiesa e liturgia, attaccati alle regole dello Status quo. «Una litigiosità –  ha affermato  Avveduto- per affermare ciò cui si tiene di più, Gesù».

Avveduto ha quindi presentato opere che gettano semi di speranza in questa terra divisa, rivolti ai bambini più poveri fra tutti, quelli disabili. Dal marzo 2011, con l’inizio del conflitto i francescani sono anche in Siria, dove hanno aperto un ospedale pediatrico, al quale sono state donate le offerte raccolte al termine della serata.

A proposito delle primavere arabe il giornalista ha evidenziato come si sia cercato di esportare un concetto di democrazia che è sconosciuto alla cultura di questi popoli e come l’opinione pubblica sia stata spesso pilotata; basti pensare che i primi moti nelle piazze tunisine che tanto avevano infiammato noi occidentali erano in realtà state girate in studi cinematografici in Qatar. Le primavere arabe si sono perciò trasformate in guerre civili per la supremazia dei vari gruppi fondamentalisti che lanciano la controffensiva dell’islamizzazione della modernità. Per l’affermazione dell’ISIS, nata da una cellula impazzita di Al Qaeda, vengono scelti la Siria e l’Iraq, cioè i luoghi del primo Califfato promosso da Maometto e la meta è la sua capitale Bagdad.

Preoccupanti le massicce adesioni di combattenti provenienti dall’Europa, circa trentamila. Avveduto pone però anche un dato nuovo, un altro seme di speranza,  di cui poco o nulla si sa: stanno avvenendo anche conversioni dall’Islam  al  Cristianesimo.

Maria Acqua Simi di ritorno da Erbil, capitale del Kurdistan iracheno ha raccontato con passione priva di qualsiasi sensazionalismo la situazione dei profughi cristiani e yazidi. L’inverno è arrivato: le piogge non danno tregua e così il freddo e la neve. Le difficoltà sorgono dalla mancanza di cibo, di vestiti pesanti, di coperte per proteggersi dal freddo...  Oltre al riscaldamento ci sono anche difficoltà che riguardano problemi sanitari, perché molto spesso le strutture (cantieri, case in costruzione) non hanno i servizi necessari. E i prezzi per i generi di prima necessità dall’arrivo dei profughi sono quintuplicati. I vescovi vivono essi stessi nei container e si prodigano per sostenere i profughi in tutte le loro necessità. Si cerca di non abbandonare nessuno: «La nostra fede cristiana – dice uno dei Vescovi -  ci spinge ad aiutare gli altri nonostante le diversità delle religioni e delle etnie. Per questo la nostra Chiesa aiuta anche altri che si trovano nella stessa crisi, come gli yazidi e membri di un’altra minoranza musulmana che si chiama kakai: diversi di loro si trovano insieme ai nostri rifugiati cristiani, e noi aiutiamo tutti».

Simi ha fatto vivere davanti agli occhi dei presenti, supportata anche da foto scattate durante il suo recente viaggio, le storie di alcuni profughi «qui da duemila anni, ben prima dei musulmani, che parlano ancora la lingua di Gesù»: sarà impossibile dimenticare Haidi, alla quale i miliziani hanno strappato la figlia di tre anni. Haidi non chiede nulla se non di pregare perché la piccola Cristina possa tornare da loro e rivolge tale invito a tutti quelli che vengono a conoscenza della sua storia. Sarà impossibile dimenticare Marja e la sua famiglia, obbligata a convertirsi all’Islam per salvare la vita ai propri figli e fuggita in modo rocambolesco per poter tornare alla sua fede cristiana. Sarà impossibile dimenticare il convento di S. Mattia, edificato nel VII secolo con pietre legate da ottone fuso e  ora distrutto con fuoco e ruspe. E sarà impossibile dimenticare i trecento yazidi riparati sulle montagne dei quali dalla scorsa estate non si sa più nulla, neppure se sono ancora vivi.
Ai presenti è stato donato di incontrare cristiani ancora disposti a tutto  per affermare ciò che più conta nella loro vita: Gesù Cristo.

 

 

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