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DOMENICA 21 DICEMBRE

In Cattedrale concerto di Natale
tra musica e momenti di teatro
riflettendo sul dramma del male
da cui Dio libera l'uomo
mandando il Figlio sulla terra

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Concerto di Natale abbastanza inedito quello che è stato presentato la sera di domenica 21 dicembre in Cattedrale. I canti proposti dal Coro della Cattedrale, diretto dal maestro don Graziano Ghisolfi e con all’organo Mascioni il maestro Fausto Caporali, sono stati inframezzati, infatti, da momenti di teatro, proposti dall’attore cremonese Alfonso Alpi, ideatore e interprete del progetto teatrale intitolato “La pietà dell’Angelo”.

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Una serata che ha unito musica, parti recitate e momenti di meditazione andando sicuramente al di là degli stereotipi sul Natale. Da qui la volontà di ricercare perché Dio, nella sua infinita misericordia, si è fatto carne.

Il processo che ha portato alla realizzazione del concerto è stato anzitutto un ragionamento sul più grande peccato commesso dall’uomo: l’uccisione di Abele da parte di suo fratello Caino. Filo conduttore dell’intera serata, infatti, è stata la prima famiglia umana, con i suoi personaggi (Adamo ed Eva, Caino e Abele) interpretati, così come l’angelo che dava il titolo allo spettacolo, dall’attore cremonese Alfonso Alpi.

In bocca a questi personaggi, che si sono alternati sulla scena, frasi comuni e al contempo drammatiche, alle volte anche ripetute, come se guardassero la stessa scena, ma attraverso occhi e sensibilità diverse. Ecco apparire quindi le diversità affettive di un padre e di una madre; il modo semplice d’affrontare la vita da parte di un fratello e all’opposto quello distorto dalla passione dell’altro.

A introdurre e intervallare il racconto un angelo decaduto, governato dalla pietà per l’uomo, che lo porta ad avere una propria passione per le creature che gli sono affidate, tanto da confidare nelle proprie braccia piuttosto che nella misericordia di Dio. Una pietà (che dà appunto il titolo allo spettacolo) molto umana, ma che non è quella decisa dal Destino ultimo, perché confida sull’immagine limitata che uno ha di sé, mentre la pietà di Dio tiene conto di tutti i fattori.

Per quanto riguarda il programma musicale ad aprire la serata è stato il celebra Adeste Fideles di Bartolucci, poi il De Profundis di Pärt, lasciando quindi spazio a Bach, con tre brani proposti dal solo organo. Al Salve Puerule di Charpentier ha fatto seguito il Cantique de Jean Racine di Fauré, focalizzando quindi ancora lo sguardo e l’orecchio al maestro Fausto Caporali alla tastiera del Mascioni per tre brani di Messiaen. L’Abendlied di Rheinberger (poi riproposto come bis) ha lasciato la parola all’angelo per l’ultimo brano recitato.

A chiudere la proposta musicale l’Astro del Ciel, con tutti i presenti inviatati a unirsi al canto dal maestro don Graziano Ghisolfi.

La serata, introdotta dal parroco della Cattedrale, mons. Alberto Franzini, che ha ricordato come «il Figlio di Dio si è fatto carne per portare a soluzione il dramma profondo dell’uomo, che è il dramma del male, della violenza, del peccato», è stata realizzata con il contributo della Fondazione Arvedi-Buschini: presenti il cav. Giovanni insieme alla moglie Luciana, Mario Caldonazzo e Luigi Vinci.

Al termine dello spettacolo ha preso la parola il vescovo Lafranconi, che ha assistito all’elevazione spirituale. «Ci prepariamo al Natale – ha detto – tenendo presente la scena dell’umanità che si trova costantemente a sperimentare il dramma che ha vissuto la prima famiglia umana: morte, violenza, invidia, prepotenza. Di fronte a questo dramma, che è anche quello dei nostri giorni, sappiamo che è già nato l’Astro del Cielo, che risplende sulla terra. Viviamo il Natale con una grande speranza nel cuore e la fiducia che il bene trionfa sempre sul male».

Il pensiero del Vescovo è andato alle tante situazioni in cui l’umanità è esposta alla violenza, e in particolare ai cristiani perseguitati. Richiamando l’Avvento di fraternità, indirizzato quest’anno in diocesi al sostegno alle famiglie cristiane nei campi profughi di Erbil, nel Kurdistan iracheno, mons. Lafranconi ha indirizzato l’attenzione a quanti celebreranno il Natale «con quella forza di fede che viene dal Signore che, entrato nella storia umana, non la abbandona, mai dando possibilità di essere storia di salvezza ».

«Vi auguro buon Natale – ha concluso il Vescovo – facendo tesoro della possibilità che noi abbiamo di vivere la nostra fede, mantenendo viva la memoria di questi fratelli che non la possono vivere,ma l’hanno profondamente radicata nel cuore e la testimoniano anche con la vita. E chiedendo al Signore che alla fine anche Caino possa maturare dentro di se il pentimento e riconoscere quella presenza che dà anche a noi la speranza della salvezza eterna».

 

 

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