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31 DICEMBRE A SANT'AGOSTINO

Te Deum del Vescovo Dante:
«La famiglia sfidata
da individualismo, violenza,
altre forme di convivenza
e carenza educativa»

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Accompagnare il Sinodo dei vescovi sulla famiglia con la preghiera, la riflessione e lo studio anche per non cadere nella tentazione di pensare che questo evento che troverà il suo culmine nell’ottobre 2015 possa portare «confusione» nella tradizione e nella prassi della Chiesa. Mons. Lafranconi nella tradizionale Messa di ringraziamento di fine anno nella parrocchia cittadina di Sant’Agostino ha parlato in modo particolare della famiglia e delle sfide che la minacciano: individualismo, riconoscimento legislativo di altre forme convivenza, violenza domestica, incapacità educativa. Il presule ha invitato ad approfondire i risultati del Sinodo straordinario dell’ottobre scorso non basandosi semplicemente sui mass-media che molto spesso evidenziano le polemiche o gli aspetti più secondari, ma che non vanno mai all’essenziale. Nella seconda parte dell’omelia il vescovo Dante ha condannato fortemente le violenze del Califfato islamico e ha additato gli «innumerevoli martiri cristiani» come esempi e intercessori per tutto il popolo cristiano. Con mons. Lafranconi hanno concelebrato i membri della nuova èquipe presbiterale che ha la responsabilità pastorale delle comunità di Sant’Agostino e San Pietro: il parroco don Stefano Moruzzi, i collaboratori don Giuseppe Ferri, don Roberto Musa e don Pieraltero Ziglioli. Presente anche mons. Ruggero Zucchelli, Procuratore per l’Ente Cattedrale e residente in Sant’Agostino. Ha servito all’altare il diacono permanente Franco Margini. I canti sono stati proposti dalla corale parrocchiale guidata e accompagnata all’organo dal maestro Isidoro Gusberti.
 

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«Ci troviamo in un tempo intermedio tra i due Sinodi. Il primo è stato celebrato nell’ottobre scorso e il secondo si aprirà nell’ottobre 2015. Sono eventi cruciali che pongono al centro la famiglia e le sfide pastorali a essa legate». Mons. Lafranconi  ha però evidenziato che la famiglia è una delle realtà più sfidate della società.

Anzitutto essa è sfidata dall’imperante cultura individualistica per la quale sono sempre meno comprensibili il valore di un patto coniugale duraturo e il desiderio di costruire una comunione di persone aperte alla vita: «Non si guarisce dall’individualismo attraverso degli interventi legislativi – ha assicurato mons. Lafranconi – ma riconoscendo nell’altro un valore e una ricchezza».

In secondo luogo la famiglia è sfidata da altre forme di convivenza, come per esempio le unioni omosessuali: «Sull’onda del Sinodo e della tradizione ecclesiale desideriamo riaffermare che la famiglia è una comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna disponibili ad aprirsi alla generazione dei figli. Altre forme inventate dagli uomini e che non sempre sono fedeli alla sua natura non possono essere chiamate “famiglia”».


Il presule ha poi parlato delle violenze domestiche, un fenomeno preoccupante che sta sempre più diventando una piaga sociale: «È una situazione che stringe il cuore perché la famiglia dovrebbe essere il luogo dell’amore vero e profondo e invece è spesso teatro di efferatezze. Come possono i ragazzi aprirsi al futuro e alla vita se in casa, invece dell’amore, respirano solo violenza?».

Una quarta sfida è l’indebolimento della capacità educativa della famiglia stessa: «Educare è aiutare sempre ad affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature anche quelle dolorose. Come si può pensare di formare le nuove generazioni senza presentare loro il valore del sacrificio o il senso della sofferenza? Questa educazione monca crea una società incapace di tenere alti i valori fondamentali e di concretizzarli!».
Il presule ha quindi chiesto di vivere questo tempo di «mezzo» tra un Sinodo e l’altro nella preghiera, nello studio e nella riflessione e di non cadere nella tentazione di pensare che questi eventi ecclesiali portino confusione: «Non dobbiamo aver paura della discussione e del confronto. È normale che ci siano prospettive e posizioni diverse. Occorre pregare perché si arrivi a un giusto discernimento». Per il presule queste posizioni nette contro il Sinodo sono dovute anche ai mass-media che presentano solo sono gli aspetti marginali o enfatizzano le polemiche, ma che non vanno mai all’essenziale.

Nella seconda parte dell’omelia mons. Lafranconi ha condannato fortemente le violenze perpetrate dal Califfato islamico, soprattutto gli attacchi indiscriminati ai luoghi di educazione come scuole o collegi: «Si tratta di un’organizzazione disumana che calpesta la dignità dell’uomo e la sua aspirazione a una vita democratica. Essa colpisce le scuole perché sa che dove c’è educazione cresce la consapevolezza della dignità della persona. Sono contento che quest’anno il nobel per la pace sia andato a una ragazza pakistana che ha combattuto per il diritto allo studio delle donne».

Per mons. Lafranconi la disattenzione educativa è un problema insito anche nella nostra società caratterizzata da messaggi molto negativi: «Sia i mass-media sia la politica sembrano dirci che i più furbi hanno sempre la meglio! Ma noi diciamo no a questo malcostume e ribadiamo l’impegno di don Bosco ad educare onesti cittadini». L’impegno educativo deve essere recuperato anzitutto in famiglia nella quale bisogna imparare a “salutare”, a dire “grazie”, a chiedere “scusa” e a rispettare le esigenze di tutti.

Infine un accenno alle migliaia di martiri cristiani, veri e propri «testimoni del primato della coscienza personale e della dignità della persona». Per mons. Lafranconi queste persone, «esempi e intercessori per il popolo cristiano, offrono una grande speranza per l’umanità del futuro».

 

 

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