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DOPO I FATTI DI CHARLIE HEBDO

Don Mario Aldighieri
esperto del mondo islamico:
«Dai musulmani cremonesi
la condanna ferma e totale
di ogni gesto di violenza»

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Milioni di persone nel mondo hanno manifestato ieri e nei giorni scorsi contro il fondamentalismo islamico. A Parigi oltre cinquanta capi di stato o di governo hanno marciato insieme al presidente Holland per ribadire il valore della libertà e della democrazia nel ricordo delle persone trucidate nella redazione di Charlie Hebdo, giornale satirico reo di aver pubblicato vignette offensive su Allah e il profeta Maometto. A don Mario Aldighieri, esperto del mondo musulmano - è autore del libro "Chi ha paura dell'Islam?" edito dalla NEC - abbiamo rivolto alcune domande.

Don Mario lei in questi giorni ha incontrato la comunità islamica cremonese. Che reazioni ha avuto all'attacco alla redazione di Charlie Hebdo?

«Ho partecipato a due incontro. Al primo - organizzato da Arci, Acli, Cremonesi nel Mondo ed altre sigle - sono stato invitato come membro del Tavolo del dialogo interreligioso, alla presenza dell'Imam Nabil Issa e del presidente del Centro Culturale Islamico di Cremona Rachid Azizi. Al secondo sono stato invitato dagli stessi musulmani dopo la preghiera del Venerdì insieme a Marco Pezzoni e don Franco Morandi delegato diocesano per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso. In entrambi i casi le posizioni degli amici musulmani e nostra collimavano: non si difende un valore religioso con la violenza e l'uccisione di persone inermi, non è musulmano chi sfoga la sua rabbia con la violenza e la morte. E pur sottolineando il diritto di libertà, di opinione e anche di usare vignette contro valori religiosi di un popolo o di altri popolo, è stato ricordato che occorre tener conto che quei valori sono importanti per tutto un popolo e meritano di essere protetti, ma tramite cammini di giustizia e non di violenza. I musulmani presenti e noi abbiamo affermato che siamo tutti dalla parte di chi è stato ucciso e delle loro famiglie come anche di chi musulmano è stato trucidato da musulmani o da non musulmani. L'ideale comune è la convivenza basata sul rispetto reciproco e sulla costruzione di un mondo di pace».


Secondo lei esiste un islam moderato?

Considero questo termine "moderato" completamente falso. Chiedo: c'è un cristiano moderato e non moderato? Un buddista o un indù, moderano e non moderato? Ritengo che tra i musulmani come tra i cristiani vi siano uomini e donne fedeli, onesti, giusti e anche violenti, ingiusti e falsi. E poi quale Islam? Dell'Arabia Saudita, dell'Algeria, del Marocco, della Tunisia, della Palestina, della Giordania, della Turchia, dell'Indonesia?»


Qualcuno asserisce che nel Corano vi siano dei versetti che incitano alla violenza. È vero?

«Ci sono dei versetti che però bisogno contestualizzare come per esempio "uccidete i fabbricanti di divinità... se si pentono però lasciateli liberi" (IX,5), così come ci sono dei versetti dello stesso tenore anche nella Bibbia, basti ricordare la fine del Salmo 136 "Figlia di Babilonia, devastatrice  beato chi ti renderà  quanto ci hai fatto. Beati chi afferrerà i tuoi piccoli  e li sfracellerà contro la pietra". Nel Corano c'è la distinzione tra "grande e piccolo jihad". Il "grande jihad" è lo sforzo, il controllo del cuore, della lingua e della mano, il castigo per chi non rispetta la legge. Il "piccolo jihad" è la guerra ma di difesa della fede e della libertà del popolo (sura III) un concetto di guerra giusta per rispettare i vecchi, le donne, i bambini, per non distruggere l'ambiente e solo dichiarata dall'autorità dopo che siano stati tentati inutilmente incontri di pace per evitarla. In realtà non esiste un concetto di "Guerra santa".».

 

Paradossalmente quelli più integralisti e feroci sembrano i giovani, le nuove generazioni che dovrebbero essersi maggiormente integrate nella nostra società. Perchè questo fenomeno?

«Proprio perché integrati nella nostra società dove però non trovano lavoro, sono messi da parte, vedono fiumi di ricchezza e tanto voglia di trasgredire, proprio per questo sono facile conquista di predicatori di violenza e di riscatto. In fondo tutti i movimenti e gruppi violenti di ieri e di oggi sono formati da giovani conquistati dall'unica arma per andare contro la società che non accettano. Erano giovani, per esempio, quelli delle Brigate rosse, ma anche i naziskin...».

 

In questo frangente cosa possono fare i cristiani?

«I cristiani sono anch'essi diversi. Vi sono cristiani che vorrebbero tornare ai tempi di fuoco: armarsi, ristabilire la pena di morte, chiudere le frontiere, classificare l'immigrato un pericolo, bollare l'arabo come terrorista. Vi sono cristiani che voglione seguire il Vangelo di Gesù Cristo che invita ad accostarsi all'altro come fratello, a conoscerlo, ad aiutarlo, a inserirsi nel nostro mondo senza perdere la propria cultura e i propri valori e che di fronte a chi è chiuso al dialogo e all'incontro persiste nel riconoscerlo come fratello da amare, correggere, accogliere e perdonare»


Possiamo pretendere qualcosa dai musulmani che vivono nel nostro paese?

«Si, possiamo pretendere che si impegnino con noi a riconoscerci come fratelli, figli e servitori dello stesso Dio. Ma capovolgerei la domanda: cosa si aspettano da noi? Rispetto, conoscenza, cittadinanza, convivenza, diritto al lavoro, all'educazione e ai luoghi di culto così come una Chiesa aperta al dialogo, alla carità e al dono gratuito di Dio per tutti».


Cosa prevede per il futuro prossimo?

«Non sono né cartomante né interprete delle stelle. Il futuro prossimo è nelle mani di Dio e nelle nostre mani. Potrebbe essere di Abele o anche di Caino. Spero solo che sia più fraterno, che sappiamo convivere insieme, senza pregiudizi, senza imposizioni, nel santo impegno di costruire giorno per giorno una società di fraternità, uguale nei diritti, nei doveri, nella libertà, diversa nelle fedi, nelle tradizioni, nelle culture. Penso che la gradi manifestazioni a Parigi ma anche quelle da noi meno appariscenti siano già l'immagine di un popolo che si unisce senza divisioni e distinzioni per ricordare che il sangue di chi è stato ucciso non è stato sparso invano».

 

 
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