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CARITAS CREMONESE

«La lucerna nella nebbia»
Percorsi di formazione
per comunità parrocchiali
riguardo al tema dell'AIDS
In provincia contagi in crescita

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Si intitola “La lucerna nella nebbia” il progetto di Caritas Cremonese che intende fare un po’ di luce (la lucerna è quella del Vangelo) rispetto alla tematica Hiv/Aids sul territorio diocesano (spesso avvolto nella nebbia). La Chiesa cremonese, attraverso la Caritas e la Casa della Speranza, vive ormai da più di un decennio il servizio alle persone con AIDS conclamato. L'idea che anima il progetto – nato da una proposta di Caritas Italiana – è proprio quella di non pensare più alla Casa della Speranza come una realtà isolata, ma come esperienza utile e che molto può fare in termini di formazione e prevenzione. La prima annualità si concentrerà sulle comunità parrocchiali.  

La brochure informativa

 

Dai dati statistici relativi al 2013 risulta che in Italia nuove infezioni da HIV sono state 3.806. Di queste circa un migliaio in Lombardia dove le nuove diagnosi sembrerebbero attestate intorno ai 1.200 nuovi casi ogni anno.

In Lombardia le persone HIV positive sarebbero 60.000 su un totale italiano di 160.000. Nel biennio 2010/2012 i nuovi casi in Italia, diagnosticati, sono 4.000. Di essi l’80% è rappresentato da maschi eterosessuali sposati (non sempre il coniuge ne è informato). Durante lo stesso biennio, in Lombardia, la spesa a carico del servizio sanitario regionale per le terapie antiretrovirali è stata di 190milioni di euro.

Presso il reparto di malattie infettive di Cremona si parla di 600 persone in terapia antiretrovirale, ma non esiste una netta mappatura, in quanto diversi soggetti escono dalla provincia per le loro cure in ragione del desiderio dell'anonimato.

Si devono poi aggiungere tutti coloro che non fanno il test e che vivono nel dubbio della loro sieropositività.

Eppure ormai di Aids e Hiv si parla sempre meno. «Il silenzio, però, sta producendo situazioni drammaticamente nuove – afferma don Maurizio Ghilardi, vicedirettore di Caritas Cremonese e responsabile della Casa della Speranza -. Il range dell'età delle nuove infezioni si è notevolmente ampliato andando a toccare i minorenni, come anche gli ultra settantenni. Riteniamo che un po’ più di informazione e di sensibilizzazione anche nella comunità ecclesiale sia indispensabile».

«La nostra diocesi – continua il sacerdote – si sta occupando dall'anno 2001 di AIDS. L'impegno, però, si è quasi esclusivamente limitato alla presa in carico di persone fisicamente compromesse nella casa alloggio gestita dalla Caritas diocesana. Sul fronte dei mezzi di comunicazione di massa l'argomento è affrontato solamente nei giorni precedenti o successivi al 1° dicembre (Giornata mondiale di lotta all'AIDS) e anche in questo caso gli spot si limitano a dare consigli riguardo le precauzioni da usare, ma non inviano messaggi maggiormente educativi».

Con questa consapevolezza Caritas Cremonese ha aderito alla proposta di Caritas Italiana, che chiede di spendere tempo e attenzione per questo problema troppo taciuto, ma molto presente nel tessuto sociale e familiare. Così nel tentativo di aiutare le comunità parrocchiali a maturare quegli atteggiamenti necessari perché tutti diventino compagni di viaggio e testimoni partecipi della nuova ricostruzione di sé che la persona con HIV o AIDS avvia in dialogo con il virus, con il mondo e con se stessa, la Caritas diocesana ha ideato il progetto “La lucerna nella nebbia”.

«Per i credenti – sottolinea ancora don Ghilardi – ricercare e offrire risposte concrete ai bisogni di persone HIV positive o AIDS conclamate è di per sé una questione che neppure dovrebbe porsi. Rientra in quella cura del prossimo, comunque egli sia e comunque si presenti, di evangelica memoria. Nella nostra diocesi, come su tutto il territorio provinciale e lombardo, le persone che scoprono per la prima volta di essere HIV positive sono ancora in aumento. A porre un ulteriore problema è che la maggioranza di esse sono persone regolarmente sposate o comunque persone eterosessuali con una relazione stabile e con figli».

Così la Caritas Cremonese, insieme all’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute, la Federazione Oratori Cremonese e l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, propone percorsi di informazione, formazione e prevenzione, pensati per le comunità parrocchiali, gruppi di catechesi di giovani e di adulti, operatori dei centri di ascolto.

Gli strumenti messi a disposizione dalla Caritas, a chi desiderasse affrontare l’argomento, sono: l’esperienza degli educatori e degli operatori sanitari della Casa della Speranza (casa alloggio per persone AIDS conclamate), le competenze di medici e infermieri esperti nel campo delle malattie infettive e che operano all’interno della struttura, con l’intento di rileggere in un’ottica di fede una patologia che, se scoperta in tempo, consente di vivere con maggiore senso di responsabilità e con serenità tutte le relazioni sociali, dalle più intime a quelle più allargate.

 

 

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