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ANNO PASTORALE 2015
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VENERDI' 16 GENNAIO

A Cremona, Caravaggio
e Viadana il secondo incontro
sulla visione della sessualità

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Da un lato il tema della sessualità, analizzata dal punto di vista etico e morale e nei suoi riflessi pastorali. Dall’altro quello dell’educazione, dell’accompagnamento delle giovani generazioni, con tanti spunti pratici, focalizzando l’attenzione sia su chi è oggetto che chi è soggetto dell’azione educativa. Dopo l’incontro biblico-psicologico del 9 gennaio, venerdì 16 è proseguito analizzando il binomio morale-educativo il percorso, promosso dal Centro pastorale diocesano in sinergia con i consultori di ispirazione cristiana presenti in diocesi, incentrato sulla visione cristiana della sessualità in chiave educativa. Come già per il precedente incontro tre momenti in contemporanea nei diversi punti della diocesi: a Cremona (in foto), Caravaggio e Viadana.

A caratterizzare ogni incontro prima l’intervento, più di carattere teologico, di un sacerdote (un teologo morale); poi gli aspetti più concreti ed esperienziali di un educatore.

A Caravaggio, presso il Centro di spiritualità del Santuario, sono intervenuti don Bruno Bignami e gli educatori Pietro Borromeo e Viviana Vertua.

Audio (mp3):   don Bignami    dott. Borromeo    dott.ssa Vertua

A Viadana, presso l’oratorio Castello, don Cesare Nisoli e la dottoressa Leda Bastoni.

Audio (mp3):  don Nisoli

Triplice la formazione cremonese dove l’incontro moderato dal vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni, ha visto protagonisti il rettore del Seminario, don Enrico Trevisi, e due educatori: Giusy Biaggi e Samuele Lanzi. 

 

L'incontro di Cremona

È citando un aforisma attribuito a Demostene – «Le cortigiane le abbiamo per il piacere, le concubine per le cure di ogni giorno, le spose per una discendenza legittima e una custodia fedele del focolare» – che don Trevisi ha aperto la propria relazione evidenziando la separazione tra le diverse dimensioni della sessualità che sembra ancora oggi caratterizzare l’opinione comune: distinguendo la dimensione erotica da quelle relazionale-affettiva e legale-procreativa. Aspetti ai quali il Cristianesimo ha sempre cercato di dare integrazione e unità.

Da qui il tentativo di enucleare, pur nella necessaria sinteticità, il rapporto Chiesa-sessualità. Cosa che don Trevisi ha fatto anzitutto proponendo un elenco di principi etici suddivisi in cinque grandi tematiche, collegate ad altrettanti passaggi biblici: la reciprocità uomo-donna; il desiderio (non il diritto) della procreazione; e il tema dell’unità della coppia, con inevitabili riferimenti a questioni quali il tradimento e i rapporti pre-matrimoniali; il rapporto tra amore e desiderio-piacere; il matrimonio come linguaggio dell’amore pur all’interno delle tante ambivalenze tipiche di ciò che è umano.

Principi da cui derivano alcune conseguenze pastorali. Don Trevisi ne ha suggerite sei: il cammino di santità che i coniugi devono perseguire nell’ordinarietà della vita; la necessità di “educare” l’eros accettando il partner per quello che è; la necessità di entrare in empatia con l’altro andando oltre gli stereotipi; saper accompagnare/educare gli altri con argomentazioni solide nella ricerca del bene e della verità; imparare a rileggere e rielaborare i vissuti; concludendo con la consapevolezza che, pur a fronte di una cultura diffusa che tenda di catalogare come retrograda la visione cristiana della sessualità, occorre impegnarsi a ricercare sempre la via del bene. «Occorre essere consapevoli della serietà della posta in gioco – ha concluso il sacerdote – essendo vigilanti di fronte a una cultura strisciante che a volte ha l’irrisione e una delegittimazione non argomentata della visione cristiana del rapporto uomo-donna e della sessualità. Penso che ci sia bisogno di saper argomentale pure in termini ragionevoli e razionali, oltre che con quelli di riferimento biblico». Argomentazioni che trovano tutta la loro forza nell’esempio di tante famiglie.

Poi la parola all’educatore. Anzi agli educatori: Giusy Biaggi e Samuele Lanzi. Non casuale la loro scelta di affrontare a due voci la relazione, affiancando lo sguardo e l’esperienza di un uomo a quella di una donna. Come star bene nel nostro sesso? E come offrire un accompagnamento a tal riguardo? È a queste due domande che hanno cercato di dare risposta con una serie di attenzioni che potevano essere lette come vere e proprie “istruzioni per l’uso”.

L’intervento di don Trevisi (pdf)         Schema della relazione (pdf)

 

Partendo dalla consapevolezza del dato di realtà che ognuno è connotato sessualmente: una identità «donata» e «ricevuta», che proprio per questo va «fatta nostra» e «gestita»; nella consapevolezza che non si ha di fronte un’identità monolitico, ma che deve essere fatta propria e vissuta «responsabilmente e con liberta».

A svolgere il ruolo di accompagnatori non solo gli educatori in senso stretto, ma tutto l’ampio e variegato panorama educativo: dagli insegnanti agli allenatori, senza tralasciare neppure i coetanei, o dimenticare l’influsso dei mass-media. Ma il primo attore sono naturalmente mamma e papà, «immediato specchio dell'identificazione».

E come educare? Non tanto al maschile o al femminile, quanto a partire dalla differenza: quella di chi educa, maschio o femmina. Per questo – è stato sottolineato – è necessario dichiarare la parzialità dello sguardo di chi educa e cercare un intervento sempre «a due voci». Una educazione che guarda dunque anzitutto all’attore, più che al destinatario dell’azione educativa. «Educhiamo raccontando la nostra storia e il nostro essere, da testimone di uomo o dona che sono», è stato precisato.

Seconda attenzione quella di riconoscere la specificità dell’educando. «Il nostro sguardo – hanno evidenziato i relatori – deve essere specifico e non stereotipato, cioè chiuso dentro l’idea che io ho di maschio o femmina». Gli esempi sono stati tanti: dagli atteggiamenti dei ragazzi e delle ragazze nelle diverse fasce d’età, alla questione dei giochi per bimbino come modello di maschio e femmina».

Quali le strategie di accostamento? Ascoltando, osservando le attitudini personali e dando la libertà di esprimersi. Questi i punti cardine di un accompagnamento che si deve tradurre nel «mettersi a fianco e sostenere la costruzione personale». «Assecondare» e «orientare» sono diventate così le parole d’ordine. «Non dobbiamo chiudere su quella che è la nostra idea di piccolo uomo o piccola donna. Nell'infanzia dobbiamo cercare di allargare il contesto per far fare esperienza, senza alcune demonizzazione».

Altro tema importante quello della corporeità, del corpo come luogo educativo, per aiutare a passare dall’idea che «io ho un corpo» a quella che «io sono anche il mio corpo».

Poi la questione del piacere e di educare alla buona relazionalità tra maschile e femminile. Un’azione educativa che – è stato ricordato – deve avvenire attraverso parole, ma anche esperienze.

L’obiettivo deve sempre essere chiaro: «Accompagnare la crescita di persone libere di vivere la felicità nell'equilibrio del proprio corpo, in pace con se stessi». Nel desiderio di una comunità adulta che vuole educare al maschile e al femminile per educare alla verità di essere.

L’intervento di Giusy Biaggi e Samuele Lanzi (mp3)

Photogallery dell'incontro al Centro pastorale diocesano

 

Gli incontri biblico-psicologici del 9 gennaio


 

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