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CASALMAGGIORE - 18 GENNAIO

Nella Giornata del migrante
il Vescovo invita al dialogo:
«Necessari e urgenti rapporti
reciproci di stima e fraternità»

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È un forte invito al dialogo quello che il vescovo Lafranconi ha espresso domenica 18 gennaio nel Duomo di Casalmaggiore in occasione della celebrazione diocesana per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Dialogo che per il Presule deve tradursi in accoglienza e in percorsi concreti di integrazione, inseparabili da un atteggiamento di condivisione; l’unica strada per una fraternità universale. Nelle parole di mons. Lafranconi anche un richiamo all’attualità, con la disapprovazione per quella satira che mira a colpire le convinzione altrui. La scelta di celebrare a Casalmaggiore la Giornata del migrante 2015 è dovuta a un duplice anniversario: i 25 anni di attività della Casa dell'accoglienza "S. Giovanni Bosco" di Casalmaggiore e il ricordo del suo fondatore, mons. Paolo Antonini, a 5 anni dalla morte.

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“Chiesa senza frontiere. Madre di tutti”. Proprio lo slogan della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2015 può essere letto come sintesi della celebrazione diocesana che il vescovo Dante Lafranconi ha presieduto nel Duomo di Casalmaggiore nel pomeriggio di domenica 18 gennaio. Una liturgia che, come sempre in queste occasioni, è stata una festa di colori e di tradizione. Diverse le lingue che hanno caratterizzato la liturgia, accompagnata dai cori delle comunità d’origine africana che periodicamente si ritrovano a Cremona (alla Beata Vergine di Caravaggio) e a Casalmaggiore (a S. Leonardo). Suggestivo anche l’offertorio, curato dalla comunità d’origine romena, grandi e piccini, nei caratteristici costumi.

All’inizio della celebrazione il saluto di don Antonio Pezzetti, responsabile diocesano del Segretariato Migrantes. Tra i concelebranti anche i sacerdoti che seguono le comunità straniere: don Felix Baffour Gyawu (per i ghanesi che trovano a Casalmaggiore) e don Anton Jicmon (incaricato per i cattolici romeni). Vi erano naturalmente i sacerdoti di Casalmaggiore: il parroco don Cesare Nisoli, il vicario don Marco Notarangelo e i collaboratori don Bruno Galetti e don Angelo Bravi. Presente anche il vicedirettore della Caritas, don Maurizio Ghilardi, e don Silvano Rossi. Ha servito all’altare il diacono permanente Cesare Galantini.

Tra i fedeli che hanno partecipato alla Messa anche il direttore della Casa dell’accoglienza “San Giovanni Bosco" di Casalmaggiore, Ludovico Gardani, e le autorità civili e militari del territorio, con il sindaco Filippo Bongiovanni e l’assessore Gianfranco Salvatore.

Nell’omelia il Vescovo, data l’occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato e di un’assemblea così variegata, ha indirizzato lo sguardo alla fraternità universale «radicata nel cuore dell'uomo», ma che tuttavia rappresenta da sempre un orizzonte impegnativo, come ricorda l’esperienza di Caino. «Gesù Cristo – ha sottolineato il Presule – ha buttato le radici che rendono possibile realizzare una fraternità universale nonostante le conflittualità. Gesù Cristo ha voluto dichiarare e donare a tutti gli uomini la grazia di poter rivolgersi al Padre suo come Padre nostro.

Poi il riferimento al tema della Giornata, per sottolineare come la Chiesa, “senza frontiere e madre di tutti”, prenda in eredità il patrimonio lasciato da Cristo, «prodigandosi per accoglienza nei confronti di tutti gli uomini».

E dopo aver ricordato mons. Antonini, che 25 anni fa diede vita alla Casa dell’accoglienza di Casalmaggiore, l’attenzione del Vescovo si è soffermata proprio sul termine «accoglienza», che «significa guardare con simpatia all'altro, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità e la sua religione. Mettersi in un atteggiamento di accoglienza richiede prima tutto che ci liberiamo dai pregiudizi nei confronti degli altri».

Ma non sempre e non in tutti l’atteggiamento è quello dell’accoglienza. In questo senso lo sguardo del Vescovo è andato agli aspetti più drammatici del fenomeno migratorio, che si trasforma in vera e propria forma di schiavitù, in particolare quella legata alla tratta di donne. Il riferimento al messaggio del Papa per la scorsa Giornata mondiale della gioventù è stato più che evidente. «L’istinto di maternità – ha proseguito ancora riferendosi al tema della Giornata – porta a pregare per coloro che sono causa di queste migrazioni forzate: penso alle situazioni di guerra o di esclusione delle minoranze, religiose o etniche. La Chiesa accoglie quanti sono costretti a emigrare e prega perché anche per loro vale il messaggio di conversione, per tutti».

«C'e uno stile – ha detto ancora il Vescovo – richiesto dalla grazia di essere cristiani: che non chiude gli occhi sui rischi, ma rimane decisamente ancorato al messaggio di Gesù». In questo senso mons. Lafranconi ha evidenziato «un termine spesso non ben compreso o sfruttato»: dialogo. «Dialogo – ha proseguito – vuol dire favorire l’accoglienza e percorsi concreti di integrazione, inseparabili dall'atteggiamento interiore del condividere. Percorsi concreti che partono da un’educazione, che riconoscono nella scuola un’opportunità per attuare questa integrazione, che valorizzano le istituzioni. Una Chiesa – ha detto il Vescovo riferendosi alla numerose presenze di immigrati negli oratori - non solo come gesto di amore, accoglienza e di rispetto, ma anche come occasione di proposta per uno stile di vita che abbia il suo obiettivo nel riconoscere e nell’instaurare la necessità e l’urgenza di rapporti di stima e fraternità: rapporti reciproci».

«Dialogo – ha specificato ancora mons. Lafranconi - vuol dire avere la chiarezza della propria identità per poter rispettare, giustamente e adeguatamente, anche l’identità degli altri». Poi un riferimento di stretta attualità: «Non posso fare a meno di associarmi alla voce di tanti, e anche del Papa, che disapprova ogni satira che miri a colpire le convinzioni degli altri». E ancora: «Il rispetto delle convinzioni, anche religiose, dell’altro richiama alla base di quella libertà di coscienza che, mentre costituisce il tesoro più profondo di ogni uomo, rappresenta anche la strada più vera per riconoscere il rispetto che Dio ha della dignità e della libertà di ogni uomo. È in questo senso che una Chiesa senza frontiere vive anche il suo impegno a essere madre di tutti».

Prima della conclusione della Messa ha preso la parola il sindaco di Casalmaggiore che ha proposto un articolato intervento che ha spaziato dall’origine e dall’attuale fisionomia della locale casa dell’accoglienza, nel ricordo anche di mons. Antonini, ad alcuni elementi di diritto interazionale e sulle problematiche di gestione del fenomeno migratorio.

Il pomeriggio si è concluso con un rinfresco negli ambienti del vicino oratorio.

 

 

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