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CREMONA - 23 GENNAIO

«Notizie secondo verità»
Il Vescovo ai giornalisti
nella festa del loro patrono
Intervento del direttore dell'Eco
On-line l'audio degli interventi

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Si è svolto nella mattinata di venerdì 23 gennaio presso il Centro pastorale diocesano di Cremona il consueto incontro del vescovo Dante Lafranconi con gli operatori della comunicazione operanti in diocesi. L’occasione è stata la festa di san Francesco di Sales (24 gennaio), il patrono dei giornalisti. Ospite illustre Giorgio Gandola, direttore de L'Eco di Bergamo, il quotidiano locale più diffuso d'Italia con una media di 45mila copie vendute. Tema scelto quest'anno è stato "Comunicare nel rispetto della persona": «una riflessione che purtroppo si è caricata di una triste, tragica attualità dopo i fatti di Parigi, ma che era già stata scelta in precedenza», come ha sottolineato in sede di presentazione dell'incontro il direttore dell'Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, don Attilio Cibolini.

L’incontro si è aperto come di consueto con la preghiera e la riflessione del Vescovo che, nel suo intervento, ha ricordato come «la Chiesa in uscita abbia bisogno di comunicazione e comunicatori». «La vostra attività, la vostra professione – ha proseguito mons. Lafranconi rivolto ai presenti – è preziosa per portare fuori, nel contesto sociale e culturale queste prospettive di senso. Voglio esprimere gratitudine verso i mezzi di comunicazione sociale e coloro che se ne occupano, perché aiutano la Chiesa proprio a uscire fuori. Anche se è chiaro che si può uscire bene, con il rispetto della verità e degli altri, o meno». Il Vescovo si è poi soffermato sulla figura del patrono, san Francesco di Sales, ricordando come la sua trovata di distribuire fogli volanti «in un ambiente calvinista, con brevi messaggi» fosse stata «geniale, anche se forse oggi non sarebbe più possibile perché potrebbe violare la privacy e perché a volte appare sgradito dire cose giuste». Mons. Lafranconi ha concluso la propria riflessione facendo gli auguri a quanti operano nel mondo della comunicazione, affinché «il vostro compito, che è un compito di grande responsabilità, sia sempre compreso e il vostro servizio riconosciuto: è importante dare le notizie secondo verità, pensando anche alle conseguenze».

Presentando l'ospite, don Attilio Cibolini ha voluto ringraziare i presenti e in modo particolare il suo predecessore don Claudio Rasoli. Citando alcuni aforismi di san Francesco di Sales, il direttore dell'Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali ha voluto sottolineare come il Patrono «invita a svolgere questa professione con più umanità, perché dietro i fatti ci sono delle persone».

La parola quindi al direttore de “L’Eco di Bergamo” che ha messo subito in chiaro di «rendersi conto di come i fatti di Parigi possano irrompere e avere una loro centralità, però incentrare tutto su questo significherebbe fare qualcosa di fuorviante, perché le problematiche del rispetto della persona vanno ben oltre e hanno connotazioni ben diverse rispetto a un evento così devastante». Portando alcuni esempi (il cosiddetto "asilo degli orrori" alle porte di Roma e due episodi legati al "caso Yara"), il direttore Gandola ha sottolineato come «il rispetto debba partire dalle persone più umili, anche perché è facile essere rispettosi del potente che chiede di non pubblicare una notizia magari andando direttamente all'editore». «Invece – ha proseguito il giornalista – bisogna avere rispetto dei più deboli, di chi ha subito tragedie e anche di chi legge, non soltanto di chi è protagonista della notizia. Quando il vescovo di Bergamo Francesco Beschi mi ha affidato la direzione del giornale mi ha detto: «La responsabilità di quel che verrà pubblicato sarà sua, perché lei è un professionista e io un prete, le posso solo chiedere di dare voce a chi non ce l'ha, perché se non lo facciamo noi non lo fa nessuno».

Il relatore ha anche parlato delle nuove sfide che porta il web, nel quale a fare la differenza «è il marchio di garanzia che è il valore più grande per i giornali, specialmente quelli molto radicati nel territorio». «Per questo – ha concluso Gandola – bisogna avere più qualità in minor tempo. Ritengo poi che un giornale come quello che dirigo debba dare speranza. Ciò non significa edulcorare le notizie o non pubblicare quelle brutte, ma trovare un nuovo linguaggio per dare un nuovo punto di vista. Anche perché il coraggio di dare notizie "scomode" ma vere si chiama autorevolezza».

Mauro Taino

 

Biografia del relatore

Giorgio Gandola, comasco classe 1958, ha iniziato la sua carriera giornalistica a 20 anni a “La Provincia di Como” come collaboratore. Assunto il 1° febbraio 1982, giorno del suo 24esimo compleanno, dopo sette anni da cronista passa a “Il Giornale”: è il giorno del crollo del muro di Berlino quando riceve la telefonata da Indro Montanelli.

Dal 1994, nominato inviato speciale da Vittorio Feltri, si è occupato di alcuni fra i più importanti fatti dell’ultimo decennio del Novecento: dall’alluvione del Piemonte al terremoto di Assisi, alla comparsa dei primi kamikaze islamici in Medio Oriente, alla guerra in Kosovo, al fenomeno no global dagli albori al G8 di Genova.

Negli ultimi anni milanesi Gandola scrive per Mondadori la biografìa di don Luigi Verzè (“Pelle per pelle”), ricoprendo la carica di caporedattore responsabile della redazione sportiva de “il Giornale” diretto da Maurizio Belpietro.

Nel 2006 torna nella sua Como per dirigere il giornale da cui era partito 17 anni prima. “La Provincia di Como” appartiene alla Sesaab, che ha aperto le edizioni a Lecco, Sondrio e Varese.

Dopo cinque anni di direzione in queste quattro province, Gandola – sposato e con due figli – approda a Bergamo per guidare lo storico quotidiano della città, L’Eco di Bergamo, che con le sue 45mila copie è il giornale locale più letto d’Italia.

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