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SOSPIRO - 26 GENNAIO

Proposte alte di formazione
e più lavoro interparrocchiale
L'incontro del Vescovo Dante
con la pastorale giovanile
delle zone settima e ottava

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Ripensare l'oratorio e la pastorale giovanile in base alle trasformazioni socio-culturali, perseguire una più forte e convinta collaborazione interparrocchiale e zonale, trovare sinergie nuove con associazioni e movimenti ecclesiali, collaborare ai percorsi dell'Iniziazione cristiana catecumenale, puntare su figure educative - anche professionali - che vivono con gioia la loro scelta di fede e desiderano comunicarla agli altri. Queste alcune delle conclusioni emerse dall'incontro tra il vescovo Lafranconi e gli operatori della pastorale giovanile delle zone sette e otto della diocessi. Il momento di confronto e verifica, coordinato da don Paolo Arienti, si è tenuto lunedì 26 gennaio all'oratorio di Sospiro.

Photogallery

Contributi della serata:

I precedenti incontri:

Ormai collaudato lo schema dell'incontro. Don Arienti, presidente della Federazione Oratori e direttore dell'ufficio diocesano di pastorale giovanile, ha introdotto la serata evidenziando alcuni fenomeni importanti. Anzitutto le profonde trasformazioni socio-culturali di cui sono protagonisti i ragazzi di oggi: l'uso massiccio dei mezzi digitali e il mutamento degli orari scolastici e familiari costringono a ripensare la ferialità dell'oratorio. In secondo luogo don Arienti ha ricordato l'urgenza di una «generazione dell'umano», ovvero di un ritorno all'abc dell'educazione che purtroppo oggi non può essere può dato per scontato. Infine ha ricordato la fatica della trasmissione e della testimonianza del Vangelo: si è sempre più di fronte ad una inevidenza della fede per la maggior parte dei ragazzi e dei giovani.

Dopo la preghiera incentrata sul Vangelo dei talenti, ha preso la parola don Davide Ferretti, responsabile della pastorale giovanile della zona ottava. Anche a nome di don Macalli, suo omologo per la zona settima, il sacerdote ha tracciato la situazione di questa porzione di diocesi che si allunga dalla città fin quasi a Casalmaggiore.

Don Ferretti ha evidenziato l'antica tradizione oratoriana delle parrocchie che compongono le zone: anche se piccole, tutte o quasi le comunità possono vantare un luogo di educazione e crescita delle nuove generazioni.

In entrambi le zone è presente la commissione per la pastorale giovanile anche se non tutte le parrocchie sono rappresentate e il lavoro d'insieme è alquanto faticoso: «qualcosa - ha spiegato don Ferretti - sembra bloccarlo, a cominciare da non trovarsi per la condivisione di un pensiero o di una prospettiva».

In zona settima sono comunque proposti: i campi estivi, i ritiri di Avvento e Quaresima, una via crucis per giovani, un incontro di animazione in coincidenza con il Grest. Per due anni si sono tentati alcuni incontri a sfondo culturale aperti ai 20/30enni, per il momento sospesi. Lo sport è assente, come pure non esistono realtà associative giovanili.

In zona ottava sono promossi, invece, incontri per adolescenti a cui hanno aderito 5/6 comunità. Dopo diversi tentativi per 20-30enni si è optato per la convergenza su «Traiettorie» di Sguardi al Maristella.

Una parrocchia della zone 7 e due della zona 8 hanno accolto la sfida del progetto "giovani insieme" e si avvalgono di figure laiche assunte. Poche sono comunque le risorse educative oltre al sacerdote. Le strutture, poi, si presentano inadeguate e precarie, addirittura alcuni oratori sono chiusi per l'assenza dei requisiti minimi di sicurezza degli ambienti.

Don Ferretti ha poi ricordato che occorrerà ripensare gli oratori laddove esistono unità pastorali. Infine ha elecanto alcune sfide urgenti: scommettere di più sul lavoro zonale, sfruttando alcuni periodi o fasce d'età; investire più risorse sulla formazione di alcuni adulti coinvolgibili; non temere di favorire l'incontro tra ragazzi di diverse comunità; optare per un deciso innalzamento della qualità della proposta.

Nel suo breve, ma puntuale intervento mons. Lafranconi ha rimarcato la centralità dell'oratorio nella vita delle parrocchie, il suo essere luogo privilegiato di crescita alla fede delle nuove generazioni: «Importante è che tutti - ha chiosato - riconoscano che sia un ambiente nel quale giocarsi in prima persona».

Il presule si è quindi domandato quali possono essere le resistenze ad un lavoro interparrocchiale o zonale: «Fondamentale - ha spiegato - è il lavoro della commissione di pastorale giovanile. Essa deve trovare modalità nuove, che vadano anche oltre l'oratorio, per accostare i ragazzi e giovani e aiutarli ad appropriarsi della fede». In questo senso possono essere sviluppate delle collaborazione con associazioni e movimenti ecclesiali. Compito delle commissioni è anche quello di presentare le diverse proposte formative messe in campo.

Centrale è poi il ruolo dell'oratorio nell'iniziazione cristiana catecumenale. «Con questa nuova modalità di educazione alla fede non c'è più solo il catechismo, ma una circolarità tra preghiera, liturgia, carità, relazioni di gruppo. E in questo senso l'oratorio può fare tanto. Tra l'altro da questi percorsi è possibile recuperare qualche figura di adulto educatore».

Infine l'invito a non avere paura di fare delle proposte alte ai ragazzi, anche se costano sacrifici e lo sprone agli educatori, anche professionali, a vivere con gioia e convinzione la propria fede e testimoniarla con passione.

È seguito un breve dibattito nel quale si è riflettutto soprattutto sulla fatica della collaborazione interparrocchiale e sulla mancanza di tempo gratuito dei ragazzi che mina la presenza feriale.

In conclusione don Arienti ha rimarcato la centralità delle relazioni, la necessità di ripensare orari e tempi dell'oratorio e ha invitato a sperimentare qualcosa di nuovo in alcuni settori, come quello sportivo. Necessario è poi il ripensamento dell'oratorio nell'unità pastorali grazie anche ad un coinvolgimento crescente dei laici. Da parte della F.O.Cr. piena e totale collaborazione per nuove iniziative formative e di animazione.

 

 

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