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MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

«Ci sono culture e ideologie
che alimentano l'odio»
La riflessione di don Trevisi
dopo i fatti di sabato 24

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Si sono coperti il volto. Hanno dovuto nascondere con disonore i loro lineamenti mentre con violenza rabbiosa distruggevano. Che uomini siete se non sapete mostrare la vostra faccia? La violenza è sempre sbagliata. Chi vi ricorre dichiara che non ha buoni argomenti a sostegno della propria posizione. O per lo meno non crede alla ragionevolezza dei propri argomenti. Lo sdegno nei confronti di chi si è organizzato per ferire la nostra città, per sequestrarla, imbrattarla e devastarla non basta. Occorre un supplemento di riflessione e di assunzione di responsabilità.

Che idea di libertà hanno coloro che si arrogano il diritto di offendere, rompere, picchiare? Che idea di libertà hanno coloro che usano violenza per rispondere alla violenza, in una spirale nella quale gli innocenti pagano la rabbia degli uni e degli altri? Che idea di libertà hanno coloro che picchiano gli agenti che sono a proteggere cittadini, case, negozi? Che idea di libertà hanno coloro che non rispettano il lavoro altrui e si permettono di sfregiarlo?

Non sarebbe stato più umano incontrarci e parlare e condividere il dolore che ci attanaglia tutti? I drammatici eventi di qualche giorno fa a Parigi già avevano portato a riflettere sulla violenza: e in modo repentino ci siamo trovati in balia di estremisti rabbiosi che ci hanno preso in ostaggio.

Vorrei offrire alcuni punti fermi. Punti fermi sui quali non si è disposti a compromessi ma sui quali occorre indagare e riflettere per individuare strategie educative e politiche perché possano essere concretizzati…

Punti fermi sui quali, in corsivo, faccio anche qualche appunto su ciò che è appena successo.

  1. La violenza e la vendetta vanno condannate e bandite. Chi ne è artefice mostra una drammatica povertà umana, dichiara un vuoto di valori, un pauroso deficit di umanità. Che uomo sei se ti camuffi e usi delle spranghe? Sei un uomo pieno di contraddizioni, un uomo che non sa prendere la parola per interloquire ma che conosce solo la rabbia, dunque un uomo che non sa controllare se stesso. Anche da lontano sono arrivati a Cremona - e già organizzati - per distruggere, picchiare, aggredire. È stato un atto premeditato. La condanna non può che essere inequivocabile. Speriamo che i responsabili siano individuati. Spero anche che questi violenti abbiano una mamma, un papà, un amico che riesca a ricondurli ad un’umanità di rapporti, a colmare la loro rabbiosa inquietudine riconducendoli dentro relazioni umane di giustizia, di affetto, di dignità, di rispetto.
  2. La libertà di espressione, la libertà di protestare e manifestare devono essere accompagnati sempre dal rispetto verso gli altri. Mai la propria libertà può divenire alibi per violenze verbali, offese e provocazioni su quanto di più caro hanno le altre persone. Le reciproche provocazioni tra estremisti opposti non è mai il terreno adeguato per la libertà e la convivenza. La manifestazione di sabato era nata già in questo clima di odio reciproco e di degenerata incapacità di contenere la propria aggressività.
  3. Nel mondo ci sono tante ingiustizie ma noi siamo responsabili di come noi personalmente reagiamo e di come noi ci impegniamo per un mondo più giusto. Mai offrire occasioni ingenue e deliberate perché altri si insinuino con violenza e cattiveria. Tanta gente pacifica si è unita alla manifestazione di sabato per condannare la violenza che ha portato un uomo ad essere in ospedale in gravi condizioni. Ma purtroppo tanti segnali inequivocabili mostravano come la manifestazione era divenuta pretesto e occasione per violenza e distruzione. Il tam-tam delle ultime ore aveva creato una sorta di coprifuoco, con negozi chiusi, gente che scappava dalla città o si rinchiudeva in casa. Con responsabilità occorre non dare occasioni a tali persone e gruppi di sequestrare la città e usare violenza: chi invece organizza manifestazioni equivoche ne diviene corresponsabile e si prende gioco di altri cittadini…
  4. Ci sono dei responsabili da individuare. Spetterà alla magistratura indagare. Ma ci sono responsabilità differenziate. C’è chi ha commesso la violenza (senza mostrare la propria faccia) e c’è chi in una zona grigia indice manifestazioni equivoche che sa essere teatro di scontri. Costoro hanno mostrato la loro faccia… ma hanno coperto la macchinazione violenta. La manifestazione di sabato era equivoca. Chi l’ha organizzata si è fatto corresponsabile. Occorre uscire dalla retorica. Ci sono culture e ideologie che alimentano odio. Dobbiamo farci carico di chi vi è cascato dentro e aiutarci tutti, reciprocamente, a ritrovare il senso di relazioni umane rispettose, a costruire un mondo migliore…
  5. Prevenire è compito di tutti. Ci sono persone che urlano continuamente contro il nemico… e creano un contesto favorevole all’odio. Mass media che (pur di vendere) possono amplificare e disgregare mettendo gli uni contro gli altri. Ideologie che si reggono sul disprezzo e la lotta nei confronti di chi non la pensa come loro… Facile il gioco del capro espiatorio. Ci sono polemiche violente che non giovano se non a qualche politico per poter andare sui giornali. Sono solo zizzania. Dopo sono tutti bravi a dare le colpe. Giustamente è stato detto che sabato non si trattava di una fiction. Bastava poco perché tutto degenerasse ulteriormente. Rimane che prevenire è compito di tutti e non solo di un prefetto o di un sindaco o delle forze dell’ordine…
  6. Qualche commentatore dopo gli atti terroristici di matrice islamica a Parigi aveva istituito la connessione violenza-religione, violenza-monoteismo: subito la storia smentisce mostrando come le ideologie di destra e di sinistra sono matrice di violenza. Purtroppo la violenza usa e strumentalizza anche le religioni… ma ha ben altre radici su cui essere vigili e accorti. Facile attribuire la colpa sempre agli altri e intanto nel nostro cuore rischia di attecchire risentimento, invidia, spirito di vendetta, violenza: basti pensare alla litigiosità strisciante che talvolta ammalia i giovani, scoppia fin dentro le famiglie, esaspera i rapporti di vicinato, crea barriere tra etnie e popoli... Dobbiamo guardarci dalle semplificazioni di alcuni commentatori… e divenire secondo le Beatitudini, affamati di giustizia e operatori di pace.
Prendiamoci la libertà del bene.

Sabato pomeriggio ho deciso di uscire dalla città. Come un profugo.

Ho deciso di andare a trovare amici malati. E mi hanno ricompensato con la loro amicizia. Ben più di quello che io ho dato loro.

La violenza non può sottrarci la libertà del bene. Ricordiamocelo.

Don Enrico Trevisi
Rettore del Seminario

 

 

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