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LA MANIFESTAZIONE DI SABATO 24

Il vescovo «La violenza non è mai
espressione di libertà»
Paola Bignardi: «Ritrovare
il senso di comunità»

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Di seguito la nota ufficiale del vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, in merito alla manifestazione antifascista di sabato 24 gennaio a Cremona.

La nostra Città è stata profondamente ferita dagli avvenimenti di sabato scorso. Una manifestazione che si presumeva e si sperava pacifica – come devono essere tutte le manifestazioni in una società che voglia dirsi civile e democratica – si è trasformata, secondo un disegno preventivamente architettato, in azioni di insensata violenza, che non si possono accettare e che vanno decisamente condannate.

La violenza non è mai espressione di libertà e nasconde una profonda incapacità ad esprimere il proprio pensiero nelle forme mature, che passano sempre attraverso il rispetto delle persone, dell’ambiente e degli ambienti in cui le persone vivono ed operano.

La manifestazione, nata come reazione ad una riprovevole aggressione subita da un cittadino, ha preso alla fine la stessa riprovevole strada della violenza fine a se stessa provocando danni a tanti cittadini e deturpando il volto della Città.

Esprimiamo la nostra vicinanza e la nostra solidale riconoscenza alle Istituzioni, alle Forze dell’ordine e a quanti hanno sostenuto fatiche e rischi nel succedersi convulso degli avvenimenti di quel drammatico pomeriggio.

Esprimiamo altresì la nostra vicinanza a tutti i commercianti e a tutti i cittadini che sono stati in qualche modo danneggiati.

Quanto è accaduto è un’offesa alla Città. Ne proviamo tristezza, prima ancora che sdegno. E ci sentiamo umiliati.

Possano questi avvenimenti – che ci auguriamo non si ripetano più – risvegliare in tutti un forte senso civico, in grado di favorire il concorde impegno della collettività nel perseguire il bene della convivenza civile attraverso la pratica di relazioni affidabili che mettano al bando ogni forma di egoismo e aggressività.

La figura di sant’Omobono ci ricorda che Cremona ha vissuto anche in passato transizioni segnate da conflittualità. Il suo esempio e la sua intercessione ci aiutino a operare generosamente per costruire una Città abitabile nel rispetto reciproco secondo giustizia e carità.

+ Dante Lafranconi
vescovo di Cremona

 

Inoltre, proponiamo l’intervento della dott.ssa Paola Bignardi, già presidente diocesana e nazionale di Azione Cattolica, a cui è stata chiesta una riflessione a nome della comunità cristiana cremonese.

Pensieri del giorno dopo

Davanti alle immagini dei disordini che si sono verificati nella nostra città sabato scorso, la reazione immediata è stata quella dell'indignazione; e benché i comunicati stampa siano di una crescente aggressività, penso che sia il tempo di abbassare i toni e di fare qualche riflessione un po' più distaccata e pacata, e forse un po' inquietante. Una riflessione che deve avere il coraggio di non essere di parte, per cercare il punto di vista giusto su una questione che chiama in causa non l'appartenenza politica, ma la coscienza civica e lo spirito democratico con cui ciascuno partecipa alla vita della città e assume la propria parte di responsabilità.

Il primo pensiero è la condanna radicale della violenza in cui è degenerata una manifestazione che voleva essere una pacifica espressione di rifiuto di un altro episodio di violenza. Non ci sono attenuanti per i gesti che feriscono, picchiano, prevaricano sugli altri, distruggono, umiliano una città, i suoi cittadini, le sue attività. Gli uomini e le donne hanno la parola per dire quello che pensano, per confrontare le proprie idee e per affrontare i conflitti; ogni altro metodo non è da umani. Ma le aggressioni alle quali abbiamo assistito sabato scorso ci inducono anche a domandarci come mai nelle nostre città, nelle nostre case, nei nostri paesi è così facile passare la misura e arrivare alla violenza: quella incomprensibile degli stadi, quella inquietante delle famiglie e delle coppie, quella del bullismo nelle aule scolastiche. Perché? E allora la riflessione si allarga dai fatti di sabato scorso allo stile di vita che adulti e meno adulti vanno assumendo con grande disinvoltura e facilità.

Sabato scorso la violenza è esplosa all'interno di una manifestazione che, per la sua natura civile, avrebbe dovuto essere esempio di tolleranza, di civismo, di senso della città. Non è stato così, con  il risultato che l'opinione pubblica meno avvertita giunga ad identificare manifestazione e violenza. Manifestazione, come dice il nome stesso, è un modo corale, popolare, partecipato di esprimere il proprio pensiero o il proprio dissenso; è un esercizio di democrazia, è un modo per far sapere e far valere  una posizione, è rifiuto del menefreghismo qualunquista. Ne è stato un esempio il grande corteo di Parigi che qualche settimana fa ha portato in piazza qualche milione di persone, senza alcun disordine. Ciò che si è visto in Francia dopo la violenza del terrorismo sono stati un paese e una città che hanno vissuto o ritrovato il valore di essere una comunità, in cui il senso del NOI ha permesso di accogliere tutte le differenze, senza metterle in contrapposizione o in conflitto, e di dire la propria volontà di continuare ad essere un paese unito, pacifico, pluralista. E quando ci si sente comunità - città, paese o mondo intero - ci si rende conto che vi è un bene che supera gli interessi di ciascuno, un bene che, quando viene meno per qualcuno, impoverisce tutti. Si capisse questo, si sarebbe trovata la strada per affrontare le ingiustizie e le disuguaglianze di cui è piena la nostra società e che non diminuiscono quando qualcuno pensa di affrontarle con la forza.

Le domande che dobbiamo porci tutti però non sono finite. Ci sono fatti che sono ciò che si vede di una realtà che sta sotto, in radice: sono tutti gli atteggiamenti e i comportamenti che contribuiscono a disgregare il tessuto umano e sociale delle nostre comunità. Il disprezzo per la  politica, il preoccuparsi solo di sé, l'individualismo che fa ritenere importanti solo i propri interessi, il chiudersi in casa abituandosi a guardare gli altri con diffidenza e sospetto..., tutto questo contribuisce a renderci estranei e, alla lunga, a farci percepire, reciprocamente, tutti come nemici.

Peccato che la polizia non sia riuscita a fermare nessuno dei responsabili dello scempio di sabato scorso. E invece di portarli a passare la notte in carcere, avrebbe potuto portarli - di destra o di sinistra che fossero - a raccogliere i vetri rotti e a pulire le strade e magari a fare lavoro gratis per riparare i bancomat rotti e le vetrine frantumate. Oltre a riparare il volto ferito della nostra città, avrebbero potuto recuperare quella dignità di cittadini, perduta nelle "prodezze" teppistiche di qualche giorno fa. A volte la vera riparazione utile è quella della coscienza delle persone, che è anche l'unica strada per rendere abitabili le nostre città.

Paola Bignardi


 

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