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PASTORALE GIOVANILE

Dopo gli incontri di verifica
il vescovo Dante scrive
agli operatori parrocchiali:
«Voi costruite il futuro»
Il bilancio di don Arienti

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«Dedicare tempo, energie, cre­atività, passione nella pastorale giovanile mira a preparare la continuità della comunità cristiana per gli anni a venire. E così si costruisce quell’anello della Tradizione che salda il passato al futuro». Questo uno dei passaggi centrali della lettera che mons. Lafranconi ha scritto agli oltre quattrocento operatori parrocchiali della pastorale giovanile al termine degli incontri di verifica nelle interzone. «Chi verrà dopo di noi - prosegue il presule - potrà godere di quel patrimonio prezioso che è la memoria di Gesù Cristo, di cui noi andiamo fieri. Per questo il nostro servizio pastorale richiede da noi una preparazione spirituale e culturale, un atteggiamento di umiltà e di fiducia, una speranza paziente che il seme sparso cada sulla buona terra. E continueremo a spargerlo al di là dei risultati che possiamo vedere». Da parte sua don Paolo Arienti, direttore dell'ufficio di pastorale giovanile, traccia un bilancio degli incontri: «La pastorale giovanile verificata in queste ore - scrive il sacerdote - ha ricordato quello che dovremmo sempre ricordare: siamo Chiesa, con le sue luci e le sue ombre; ci affidiamo nella fede e al tempo stesso la fede ci chiede di cambiare, di plasmarci secondo Cristo, di vedere davvero nella Chiesa, anche tra preti, dei fratelli. Ed allora assumeranno un altro sapore gli incontri, le proposte, i luoghi di confronto…». On line il numero di febbraio de «Il Mosaico» dedicato interamente agli incontri di verifica sulla pastorale giovanile.
 

 Tutti gli incontri:

 

Il messaggio del Vescovo Dante

Carissimi,

                 al termine degli incontri per la verifica della pastorale giovanile desidero comuni­carvi due pensieri che mi erano costantemente presenti come un orizzonte che delimitava e nello stesso tempo definiva – almeno per me – il senso del nostro essere lì insieme a parlare di cose che ci stanno a cuore.

Il primo pensiero, suscitato dalla vostra presenza, era di consolazione e di gratitudine per la vostra disponibilità a collaborare nella pastorale, cioè nella vita e nell’opera della Chiesa che testimonia e diffonde la grazia del Signore.

Il Vescovo ha bisogno di collaboratori, i primi dei quali sono i sacerdoti e, insieme con loro, anche voi. Fin dall’inizio della Chiesa gli Apostoli hanno avuto collabora­tori: le lettere di san Paolo ne fanno accenno più di una volta. I collaboratori in ogni ambito della pastorale sono motivo di consolazione e di gratitudine, come dicevo so­pra.

Di consolazione perché la diffusione del Vangelo può avvalersi del contributo di molti: contributo di idee, di progetti, di azione, di preghiera, …

Di gratitudine sia nel senso che ci sentiamo – voi e io – onorati di essere chiamati da Dio a lavo­rare per il suo Regno, sia nel senso che io, come Vescovo, mi sento di rin­graziare cia­scuno di voi per il vostro impegno generoso e tenace.

Il secondo pensiero che mi ha accompagnato negli incontri è stato quello di intrave­dere attraverso di voi il futuro della Chiesa. Sì, perché dedicare tempo, energie, cre­atività, passione nella pastorale giovanile mira a preparare la continuità della comunità cristiana per gli anni a venire. E così si costruisce quell’anello della Tradizione che salda il passato al futuro. Chi verrà dopo di noi potrà godere di quel patrimonio prezioso che è la memoria di Gesù Cristo, di cui noi andiamo fieri. Per questo il nostro servizio pastorale richiede da noi una preparazione spirituale e culturale, un atteggiamento di umiltà e di fiducia, una speranza paziente che il seme sparso cada sulla buona terra. E continueremo a spargerlo al di là dei risultati che possiamo vedere.

Un carissimo saluto e tanti auguri con la benedizione del Signore.

+ Dante, vescovo

 

Il bilancio di don Arienti

Si è appena concluso un piccolo tour che ha portato Vescovo e F.O.Cr. in tutte le zone pastorali. Il primo pensiero va ai volti incontrati e a quanto questi ricordano e significano: le persone concrete che costruiscono la proposta educativa cristiana. A loro affianchiamo i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti, i religiosi, i responsabili di percorsi formativi, gli educatori sportivi, e non ci chiediamo se l’elenco rispetti questa o quell’altra gerarchia giuridica, in una Chiesa che ha sempre più bisogno di fraternità e sempre meno di messaggini e mail.  Pensiamo anche a chi non si è fatto vivo agli incontri e ci chiediamo se è stato per disinformazione, per timore, per altri impegni o per disaffezione.. tutte situazioni che vorremmo evitare perché crediamo nel confronto e nella libertà di accoglierci. 

Dalle serate con il Vescovo sono emersi i tratti di una verifica (un fare il vero, un dirselo e constatarlo) che vogliamo qui richiamare sinteticamente, sperando che il pensiero e il confronto vadano avanti. Ci si verifica infatti per capire se si ha capito e per capire come capire meglio.

la pastorale giovanile interessa ancora le nostre comunità e i nostri preti. C’è però molta stanchezza, dettata soprattutto dalle incertezze sociali, culturali ed anche ecclesiali. Non sapere esattamente dove andare forse sempre ha minato la fiducia. Oggi però a questa incertezza si aggiungono silenzi e routines quasi incomprensibili. Le cose passano sopra la testa: sia quelle che non dipendono da noi, sia quelle che il Vangelo dovrebbe aver plasmato in fraternità più condivisa. La pastorale giovanile verificata in queste ore ha ricordato quello che dovremmo sempre ricordare: siamo Chiesa, con le sue luci e le sue ombre; ci affidiamo nella fede e al tempo stesso la fede ci chiede di cambiare, di plasmarci secondo Cristo, di vedere davvero nella Chiesa, anche tra preti, dei fratelli. Ed allora assumeranno un altro sapore gli incontri, le proposte, i luoghi di confronto…

• spesso scarseggiano le alleanze. Forse oggi siamo chiamati a fidarci di più gli uni degli altri e ad entrare con maggiore chiarezza in forme stabili di condivisione. Anche dinanzi a problemi educativi gravi che magari a buon diritto possiamo anche sostenere non interpellino direttamente la mission degli Oratori (pensiamo alla delicata questione dell’accoglienza, dei non-cristiani, dei non-più-cristiani, di approcci superficiali e cattivi o ignoranti). Eppure le alleanze ci sono! Lo ricordano gli Oratori che si mettono insieme, quelli che chiedono aiuto alla Focr, al CSI, al Seminario, ai Frati, alle Suore Adoratrici, alle Cooperative educative… quelli che hanno scommesso passione e qualche euro sul progetto giovani insieme…

• l’Oratorio esiste per dire Gesù Cristo oggi: Gesù Cristo, non altri Signori più o meno coincidenti con l’eroe di turno, dentro una Chiesa che è chiamata a rimanere fedele; oggi, ovvero dentro le cose del mondo e  non fuori, su di un monte o sulla Luna. L’Oratorio diventerà che cosa? Una ferialità occasionale? Un insieme di proposte? Quanti Oratori resteranno? Quale Vescovo o studioso o scienziato potranno rispondere con precisione? Da quale diocesi esterna alla nostra potremo prendere l’equazione vincente? Non saranno invece le persone ad essere interpellate, ovvero noi, e quindi la disponibilità a progettare insieme?

• alla pastorale giovanile servono oggi più risorse, più cuore e più testa: nelle zone e in diocesi; nelle parrocchie  e nelle collaborazioni. Ma anche tra settori che immaginiamo ancora appunto settori. E ciascuno va… per la sua strada. Occorre non deridere e non giudicare troppo aspramente, non sorridere delle fatiche altrui e non permettersi di schiacciare tutto dentro una unica visione. Strumenti, libri, giochi e percorsi ce ne sono da riempire una biblioteca. Diamo loro un’anima! Certo mancano progettualità complete, a volte anche solo abbozzate dentro una terribile distinzione tra preti e comunità, “io” e “altri”… ma non smettiamo davvero di costruire e di desiderare ciò che è alto e grande. Mentre con tenacia sollecitiamo e sosteniamo gli uni gli altri.

Don Paolo Arienti

 

 

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