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  PAPI
3 FEBBRAIO A ROBECCO D'OGLIO

Il vescovo Dante celebra
la festa di San Biagio
Forte invito a ricordare
ogni giorno i martiri di oggi

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Un forte e chiaro invito a pregare tutti i giorni per i cristiani perseguitati in tante parti del mondo, ma anche uno sprone ad accogliere la croce nella propria esistenza nella consapevolezza che chi «perderà la propria vita la salverà». Su questi due aspetti si è soffermato il vescovo Lafranconi durante l'omelia nella festa patronale di San Biagio celebrata martedì 3 febbraio nella chiesa parrocchiale di Robecco d'Oglio. A concelebrare il solenne rito l'arciprete, don Giuseppe Allevi, il collaboratore don Mario Olivi, don Giuseppe Ghisolfi, originario del paese e don Giorgio Cerutti, parroco dal 1999 al 2007 e attualmente collaboratore a Casalbuttano. La schola cantorum diretta da Aleksander Qyteza ha impreziosito la celebrazione che è iniziata con l'omaggio del cero al santo da parte del sindaco Marco Romeo Pipperi e che è terminata con la benedizione della gola.

Nell'omelia mons. Lafranconi ha ricordato il martirio di San Biagio avvenuto durante la persecuzione di Licinio, imperatore d'Oriente: «Una persecuzione - ha spiegato il presule - in cui si intrecciavano motivi religiosi e motivi politici. Quando si intersecano queste due realtà i risutalti sono drammatici». E il pensiero è andato soprattutto al Medio Oriente: «In terre di antica fede cristiana - ha proseguito - i discepoli di Gesù sono esposti quotidianamente a vessazioni e violenze, spesso all'esilio o alla riduzione in schiavitù. La nostra celebrazione non può dissociarsi dalla memoria dei martiri di oggi. Ricordiamoli ogni giorno perchè possano perseverare nella loro testimonianza».

Il presule ha poi ricordato che la Croce è una dimensione normale nella vita del cristiano: «Seguire Gesù - ha puntualizzato - richiede coerenza, coraggio e forza, soprattutto per affrontare calunnie ed emarginazione. Non dimentichiamo che chi vuol salvare la propria vita la perderà, mentre chi la perderà in realtà la salverà». Ciò non significa rifiutare a priori il benessere, i soldi o il successo, ma a subordinarli alla propria dignità di figli di Dio: «Occorre ricordare - ha continuato - che il battesimo offre una prospettiva diversa alla nostra vita: non lasciamo affascinare dalle cose, ma impariamo a guardare al di là, a ciò che è essenziale».

 

 

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