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15 FEBBRAIO - CASA ACCOGLIENZA

Serata in ricordo dei morti
nell'ennesima tragedia del mare
con il racconto di un profugo
Il Vescovo: «Le migrazioni
opportunità di incontro per una umanità nuova»

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Serata di ricordo e riflessione dopo l’ennesima tragedia del mare nella serata di domenica 15 febbraio presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona. All’evento, promosso da Caritas Cremonese e Segretariato diocesano Migrantes, è intervenuto anche il vescovo Dante Lafranconi. Presente, a nome dell’Amministrazione comunale di Cremona, l’assessore alla Cittadinanza Rosita Viola e i rappresentanti di diverse associazioni del territorio, oltre a tutti gli ospiti della struttura d’accoglienza della Caritas.

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Di fronte all’ennesima tragedia del mare che ha visto protagonisti, ancora una volta, i migranti forzati, si è scelto di riflettere e pregare aiutati dalle parole che Papa Francesco ha pronunciato durante la sua visita a Lampedusa e dal documento “Accogliere lo straniero nel nome del Dio unico” redatto da diversi leader delle principali religioni nel novembre 2013 a Vienna. Un testo, quest’ultimo, sul tema dell’accoglienza, in cui si legge: "Un valore centrale della mia fede è accogliere lo straniero, il rifugiato, lo sfollato. Io tratterò loro come vorrei essere trattato io stesso. E inviterò gli altri, compresi i leader della mia comunità religiosa, a fare lo stesso…".

Durante la serata sono state lette poesie e si sono ascoltate le parole di vicinanza e stima nei confronti della Caritas, in particolare da parte dell’assessore Rosita Viola.

Uno dei giovani ospiti della struttura, giunto da poco dal Mali, ha reso testimonianza di quanto ha vissuto durante il lungo e pericoloso viaggio intrapreso partendo dal suo paese e passando per Algeria e Libia, sino ad arrivare in Italia. «Quanti morti ho visto, anche tra i miei amici – ha raccontato –. Io sono solo più fortunato di loro. Questa è per me una nuova opportunità».

Di nuove opportunità ha parlato anche il Vescovo lafranconi nel saluto rivolto a tutti i presenti e nel quale ha ricordato come il fenomeno delle migrazioni, appartenente a tutte le epoche, ha sempre rappresentato un’opportunità di incontro e di costruzione di una umanità nuova, sia per chi accoglie che per chi è accolto. Si tratta, dunque, di scegliere se viverlo come incontro o se abbandonarsi allo  scontro.

Il pensiero costante è andato ovviamente a quanti sono morti in questi giorni; persone di cui forse nessuno saprà mai della loro scomparsa. Qualcuno a casa attenderà nei prossimi giorni una telefonata o una lettera, che forse non arriveranno mai e sarà difficile cercare i propri cari in un mare che continua a essere per alcuni speranza e per altri tomba.

«Ci chiedete perché partiamo – è risuonato dalla voce di uno dei profughi ospitati alla Casa dell’Accoglienza –. Ci dite che siamo dei pazzi a farlo. Non siamo pazzi, siamo disperati o perseguitati. Restare a casa significa morte certa: partire può essere causa di morte, ma può anche essere causa di salvezza. Non chiedeteci perché partiamo, chiedetevi piuttosto che cosa fareste voi per i vostri figli?».

All’iniziativa della Caritas hanno preso parte diverse associazioni del territorio: in particolare Forum Provinciale del Terzo Settore, Amici di Emmaus, Associazione dei Senegalesi e Arci.

 

La nota di Caritas Italiana

Quella avvenuta al largo di Lampedusa è l’ennesima tragedia del mare, che «ha nuovamente confermato l’inadeguatezza dell’operazione Triton come unica misura per la gestione dei flussi migratori e la sua limitatezza nel portare soccorso ai migranti in mare». Così Caritas Italiana e Fondazione Migrantes con le ong Ai.bi, Amnesty International Italia, Centro Astalli, Emergency, Intersos, Save the Children e Terre des Hommes. Insieme hanno ufficialmente chiesto al Governo Italiano e all’Unione europea «un reale cambio di rotta nelle politiche sull’immigrazione».

«Occorre aprire immediatamente canali sicuri e legali d’accesso in Europa – si legge nella nota congiunta di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes con le altre realtà impegnate sul fronte dei diritti umani – per evitare ulteriori perdite di vite in mare, che consentirebbe di gestire un fenomeno ormai stabile e probabilmente in aumento».

Nello stesso tempo le organizzazioni chiedono all’Italia e all’Unione europea di «rafforzare ulteriormente le operazioni di ricerca e soccorso in mare» e di «avviare politiche che garantiscano la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo che attraversano il Mediterraneo».

«Non è più tempo di affrontare il fenomeno dei flussi migratori di persone in fuga da guerre, persecuzioni e povertà con azioni insufficienti e poco efficaci – si legge ancora nel comunato congiunto –. L’Operazione Mare Nostrum ha ampiamente dimostrato che l’Europa può affrontare meglio questo problema, dando priorità alla ricerca e al salvataggio in mare. Tuttavia è necessario un impegno diverso e condiviso in tutta Europa che preveda il dispiegamento congiunto di mezzi e risorse, con approcci e strumenti realmente utili a salvare vite umane e non solo a pattugliare le nostre coste, oltre a politiche di immigrazione e asilo che diano priorità alla dignità delle persone».

Attenzione a quanto accaduto a Lampedusa anche da parte del Papa che, al termine dell’Udienza di mercoledì 11 febbraio, mentre giungeva la notizia dell’ennesima tragedia del mare con centinaia di morti, ha voluto assicurare la propria preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà.

 

 

 

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