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CREMONA - 19 FEBBRAIO

A Palazzo Cittanova
la presentazione del libro
"Vita di Don Giussani"
alla presenza di Luciano Violante
On-line foto e audio

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È nella suggestiva cornice di Palazzo Cittanova che la sera di giovedì 19 febbraio è stato presentato anche a Cremona il libro di Alberto Savorana “Vita di Don Giussani”. Oltre all’autore è intervenuto l'on. Luciano Violante, presidente emerito della Camera dei Deputati.

 Messa in suffragio di don Giussani (16 febbraio in Cattedrale)

La serata è iniziata con un momento musicale, in cui Antonio De Lorenzi (violino), Marco Fracassi (clavicembalo) e Ilaria Geroldi (soprano) si sono esibiti in una sonata di Haendel e un mottetto di Monteverdi. Un momento musicale che è stato anche un omaggio all’amore per la musica che don Giussani ha coltivato sin da bambino grazie agli incontri che il padre organizzava con notevoli sacrifici.

All’inizio della serata, introdotta dal responsabile diocesano di CL, Paolo Mirri, è intervenuto per un saluto anche il sindaco Gianluca Galimberti, che ha evidenziato come dalle pagine di questo testo emerga la radicalità del messaggio cristiano. «In questo libro – ha detto – si sentono risuonare alcune parole che forse nella comunità ecclesiale per tanto tempo abbiamo dimenticato o trascurato, l’idea profonda di una storicità grande che l’esperienza di fede implica e idea di incontro intenso tra le persone che formano una comunità. Queste parole penso abbiano avuto nella comunità ecclesiale interpretazioni differenti: in certe pagine ho trovato affinità in altre diversità, impostazioni differenti che non appartengono al mio percorso, ma questa è la ricchezza dell’esperienza ecclesiale». Ha poi evidenziato come questa radicalità e queste differenze all’interno della Chiesa rappresentino davvero una parte fondamentale che si intreccia con la storia italiana degli ultimi decenni. Infine ha augurato che «il confronto all’interno della comunità ecclesiale possa continuare. Mi auguro che quello che la diversità di interpretazione ha troppo spesso rappresentato non si ripercuota ancora. Ma che invece la diversità diventi un’occasione per crescere, sia nella comunità ecclesiale che in quella civile. Come emerge da questo libro che racconta la vita di don Giussani, vivere la densità dell’istante è cosa cara alla vita: credo sia necessario viverlo nella comunità ecclesiale e sociale assumendosi fino in fondo la responsabilità».

Il microfono è passato quindi al giornalista Robi Ronza che, introducendo l’intervento dei due ospiti, ha ricordato come per molti don Giussani è stato un incontro. «Secondo me – ha detto – è importante rendersi conto quale il suo ruolo storico di quel movimento di riannuncio del fatto cristiano nell’età post-moderna».

Don Giussani non è semplicemente un educatore, ma anche un pensatore, autore di un pensiero che rielabora il fatto cristiano nella nuova età post-moderna. Un filosofo che è diventato anche pedagogo. Infatti – come ha sottolineato Ronza – don Giussani «utilizza un metodo nuovo: un metodo pedagogico per l’uomo. Non parla solo a Cl, ma a tutta la Chiesa: non siamo i suoi eredi esclusivi».

Molto atteso l’intervento di Luciano Violante, presidente della Camera dei deputati dal 1996 al 2001, che fin da subito ha dichiarato: «Non ho conosciuto don Giussani, non faccio parte di Cl, non sono cattolico, anche se sono credente». Violante ha riconosciuto che la radicalità evidenziata nel saluto del sindaco significa essere all’estremo, infatti è radicale chi va alle radici, ai fondamentali: Giussani è un uomo che va alle radici.

Tutti quelli che vanno alle radici – ha affermato – dovrebbero essere ascoltati, discussi, letti. «Questo libro racconta la realtà di Giussani e ci lascia la possibilità di elaborare un pensiero su di lui, ci lascia liberi di interpretare la sua vita – ha poi aggiunto –. A me hanno colpito due cose: il realismo e la militanza. Don Giussani non ha fatto pedagogia insegnando regole, ma tenendo comportamenti: è più difficile, ma anche un fatto pedagogico fondamentale. Il cristianesimo è un fatto: Cristo è un giovane di trent’anni, un viandante alla periferia di un impero che non interessava a nessuno, che ha segnato il mondo. Una presenza vera, reale, che ti costringe a confrontarti con quello che hai davanti».

Violante si è poi soffermato su un altro interessante aspetto del pensiero di Giussani, evidenziando: «Per lui la cosa importante è la relazione con l’altro».

L’attenzione è andata quindi al termine “militanza”. Come emerge dal libro, don Giussani risulta «lontano dal parrocchialismo e dall’elitarismo. Siamo in una società regolarizzata, una civiltà normativa ma l’importante, la cosa fondamentale è agire con rispetto ed equità, cioè i comportamenti. Ai ragazzi non dà regole, ma fa vedere comportamenti: mostra un modo di fare comunità».

«Come dimostra don Giussani – ha proseguito – per trasformare la realtà devi essere presente. Quando lui parla della società dice che si è “collettivamente soli”: siamo in una solitudine di massa. Bisogna essere nella realtà e conoscerla per poterla cambiare. Si occupa anche di giustizia, anche se riconosce che la giustizia umana è parziale perché al massimo riequilibra, non risana».

Infine Violante ha voluto trovare una sfida proveniente dal racconto di questo libro. «La sfida che ci pone questo libro è fare comunità in tutte le realtà. A volte anche la famiglia non riesce ad essere comunità. Bisogna stabilire legami. Anche la crisi dei partiti politici deriva da una mancanza di comunità partitica, non è una crisi dei partiti ma della politica».

Concludendo ha messo in risalto l’aspetto più positivo che a suo parere viene dalla vita di don Giussani, perché questo è «un libro che dà speranza, perché dice ciò che è utile fare per vivere meglio: don Giussani può essere utile anche a chi non è di Cl. Mi è stato chiesto perché vengo a presentare un libro di Cl su Cl. In chi la pesa diversamente puoi trovare qualcosa di vero, perché ha qualcosa che non conosci, perché trovi pezzi di superiorità scoprendo che cosa c’è di vero nell’altro. L’invito complessivo del libro è quello di superare gli steccati che ci siamo costruiti attorno: se si esce si è meno soli, si è più sicuri”.

A segnare l’ultima parte dell’incontro l’intervenuto dell’autore del libro, Alberto Savorana, che per vent’anni ha collaborato a stretto contatto con don Luigi Giussani. Anche lui ha voluto ricordare l’insegnamento di don Giussani: «Radicale è vivere intensamente la realtà. Ha vissuto un cammino storico imparando dalla realtà ed è per questo che fuggiva dall’intellettualismo».

Ha voluto anche ricordare un aspetto molto interessante e curioso riguardante don Giussani, che vedeva come «compagno più grande del suo itinerario religioso Leopardi, scoperto a tredici anni. Infatti sotto il suo pessimismo vede le domande sul senso della vita. Vede Leopardi come un testimone: quello che Leopardi non trovava l’aveva scoperto Cristo milleottocento anni prima». A un certo punto della sua vita infatti «don Giussani aveva realizzato che Gesù non era più visto dai giovani come una risposta alla vita. Ebbe così l’intuizione educativa: nessuno aveva insegnato a quei ragazzi un metodo. Insegnare che il Cristianesimo c’entra con la vita. Aiutare i ragazzi a rendersi conto di se stessi».

Savorana si è poi soffermato su un aspetto forse spesso trascurato della vita di don Giussani, specificando che egli «non ha progettato di fare comunità, non ha mai voluto fondare nulla e la definizione di “fondatore” l’ha sempre profondamente irritato. Ha fatto le cose in modo tale da suscitare interesse, curiosità e si è trovato intorno ragazzi che volevano stare con lui: con la sua vita ha fatto comunità, non organizzando». Dimostrazione di questa sua forza attrattiva è che «dopo dieci anni dalla sua morte ci sono tante persone che non seguono il guru, ma sono indotte al suo metodo».

Un uomo che si è messo nella condizione di parlare con tutti: per Giussani le barriere non sono sufficienti ostacoli con persone. Come ha detto Ratzinger, Giussani ha trascinato persone e ha fatto comunità. Ha imparato che c’è l’altro, la persona, che è il vertice di tutto e non perché è della mia parte.

Concludendo il suo intervento e l’interessante serata l’autore del libro ha voluto ricordare che quella di don Giussani «è una storia alla portata di tutti, non ha ritenuto nulla indegno di essere preso in considerazione». Una storia quindi da poter prendere da esempio per ogni cristiano che si mette in cerca di Dio.

Matteo Lodigiani

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