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CASA CIRCONDARIALE DI CREMONA

Nota della Caritas diocesana
e della Cappellania del Carcere
«La sfida è davvero difficile:
diventi un urgente impegno
di civiltà per tutta la città»

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Di seguito pubblichiamo la nota redatta dalla Cappellania del Carcere di Cremona e dalla Caritas diocesana, da anni attiva nella struttura penitenziaria di Ca' del Ferro, in relazione dalla delicata situazione della Casa circondariale di Cremona.

Nei giorni scorsi gli organi di comunicazione hanno dato risalto a tutta una serie di gravi episodi avvenuti nel carcere cittadino, segno evidente di una situazione di fortissimo disagio. In effetti la situazione all'interno della Casa Circondariale di Cremona presenta un livello di criticità elevatissimo che rende veramente difficoltoso il lavoro di tutti gli operatori penitenziari e condizioni di vita problematiche per i detenuti. In una situazione di indiscutibile, pesante, difficoltà, crediamo però doveroso rimarcare alcuni aspetti che ci sembrano importanti, soprattutto perché alimentano molto concretamente la speranza che qualcosa possa cambiare non solo presto, ma anche nella direzione giusta.

Desideriamo allora rinnovare tutta la nostra stima e fiducia nella nuova Direttrice dell'Istituto cremonese. Riteniamo che la dott.ssa Maria Gabriella Lusi sia la persona giusta per tentare di modificare radicalmente la situazione penitenziaria cremonese. La Direttrice ha competenze professionali, esperienze maturate, visione del lavoro e qualità umane che possono realmente portare il carcere di Cremona verso eccellenze oggi impensabili, ma possibili in futuro. Il lavoro della Direttrice, così come degli agenti della Polizia Penitenziaria e dei diversi operatori, necessita oggi più che mai di tutto il sostegno possibile. La dott.ssa Lusi ha ereditato solo da pochi mesi una situazione già drammatica e certamente non le si può chiedere di risolvere tutto, quasi magicamente, in poche settimane.

Come Cappellania e Caritas Cremonese, rinnoviamo, con convinzione, il nostro impegno per far sì che il nostro carcere diventi un luogo capace di rendere realtà concreta i dettami costituzionali, e ci piacerebbe che tutta la società cremonese si sentisse pienamente coinvolta in questa sfida e investisse risorse umane ed economiche in questo. E parlando di investimenti di risorse, ne parliamo con la convinzione che i ritorni positivi per tutta la città potrebbero essere enormi, sia da un punto di vista sociale che umano, ma anche economico, in termini di servizi che i detenuti potrebbero offrire alla collettività secondo la logica della giustizia riparativa e riconciliativa.

A proposito delle situazioni di tensione che si sono verificate, vorremmo sottolineare che molte di queste sono dovute a fatti contingenti e alla tipologia di detenuti attualmente presenti, in maggioranza, nelle carceri. Con l'apertura del nuovo padiglione prima e con l'avvenuta ristrutturazione di due sezioni chiuse del vecchio poi, si è verificata la situazione per cui a Cremona si sono resi disponibili parecchi posti, prontamente sfruttati per decongestionare soprattutto le sovraffollate carceri milanesi. In questi ultimi mesi, sono stati trasferiti moltissimi detenuti, nella quasi totalità stranieri, in condizioni di estrema povertà, cronica emarginazione sociale, senza sostegno famigliare, spesso con gravi problematiche di dipendenza, profondi disagi psicologici e psichiatrici. A Cremona è stata cioè trasferita in massa e in pochissimo tempo il genere di popolazione detenuta di più difficile gestione e da questa situazione derivano gli episodi che sono stati documentati e che per essere governati richiederebbero strumenti e risorse carenti in quasi tutte le carceri italiane.

Gli agenti di Polizia Penitenziaria, in questo contesto di grande complessità, stanno garantendo un lavoro non solo istituzionale, ma anche di supplenza, difficile, carico di stress, pericoli e tensioni. Ci interroga e inquieta che quello della Polizia Penitenziaria sia il corpo di polizia che in Italia vede ogni anno il maggior numero di suicidi fra i suoi appartenenti. Anche agli agenti rinnoviamo gratitudine e ammirazione, con la speranza che sempre di più il nostro lavoro possa sostenere il loro e che sempre di più la società civile possa riconoscere e valorizzare un servizio alla collettività poco conosciuto, ma carico di dedizione, sacrificio e professionalità.

Siamo convinti che l'azione della dott.ssa Lusi, insieme a quella delle diverse figure professionali che con competenza e passione svolgono il loro servizio nel carcere, porterà a creare un clima più sereno e costruttivo per i detenuti e condizioni di lavoro decisamente migliori per gli agenti.

La sfida è davvero difficile, vincerla auspichiamo diventi un urgente  impegno di civiltà per tutta la città.

don Roberto Musa - Cappellano Casa Circondariale di Cremona

don Graziano Ghisolfi - Cappellano Casa Circondariale di Cremona

diacono Marco Ruggeri - Responsabile Area Carcere Caritas Cremonese

 

In una foto di repertorio i cappellani don Musa (a sinistra) e don Ghisolfi
con la nuova direttrice Lusi e i vertici della polizia penitenziaria


 

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