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CREMONA - 6 MARZO

«Grande guerra, inutile strage»
Presentato a Palazzo Comunale
il libro "La Chiesa in Trincea"
di don Bruno Bignami
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Una profonda analisi della Prima guerra mondiale non attraverso lo studio delle strategie militari o delle relazioni diplomatiche, ma leggendo nell’intimo di quanti hanno vissuto il dramma di quella tragedia. Un conflitto che ha cambiato la storia e la Chiesa, costretta a non rapportarsi più con un mondo che le era qualcosa di estraneo, ma a entrare nel mondo, anticipando così il Concilio Vaticano II. Una “Chiesa in trincea”, come evidenzia il titolo dell’ultimo libro del sacerdote cremonese don Bruno Bignami, presentato nel pomeriggio di venerdì 6 marzo nel Palazzo comunale di Cremona, e nel quale il primo conflitto mondiale, e il cambiamento della Chiesa di quegli anni, è letto attraverso le storie – a tratti cruenti – di alcuni sacerdoti.

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La presentazione del libro, rinviata lo scorso 24 gennaio, ha preso avvio alle 18 nel salone dei Quadri di Palazzo comunale. Parecchi i presenti alla conferenza, moderata dalla giornalista del settimanale diocesano “La Vita Cattolica”, Gigliola Reboani.

In apertura dei lavori il saluto del sindaco Gianluca Galimberti (in sala anche l’assessore Barbara Manfredini), visto che l’incontro era promosso proprio dal Comune di Cremona insieme alla Libreria Paoline, il Centro Pastorale Diocesano (presente il direttore e delegato episcopale per la Pastorale don Irvano Maglia), l'Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, le ACLI (rappresentate dal presidente Bruno Tagliati) e la Fondazione don Primo Mazzolari (con una delegazione che ha accompagnato il presidente don Bignami).

Il primo cittadino ha ricordato la programmazione culturale partecipata della città di Cremona, che tra i filoni culturale ha proprio il tema della memoria, in particolare concentrato sul periodo che va dalla Prima alla Seconda guerra mondiale. L’espressione di «un desiderio comune – ha affermato il sindaco – di ricostruzione, attraverso la memoria e iniziative culturali, di un tessuto di convivenza. Questa iniziativa è una delle più importanti!».

A iniziare l’illustrazione del libro di don Bigami è stato il professor Alessandro Barbero, celebre medievista, volto noto della tv (collabora con Superquark e il programma di RaiStoria a.C. d.C), responsabile per la Salerno Editrice della collana Aculei, nella quale il volume del sacerdote cremonese è inserito. Proprio a Barbero, infatti, si deve la pubblicazione di “La Chiesa in trincea. I preti nella grande guerra”: sua è stata la proposta rivolta a don Bignami a margine di un convegno sulla Prima guerra mondiale promosso da Radio Vaticana e Radio Rai al Vittoriale di D’Annunzio, a Gardone (BS), dove il sacerdote cremonese era intervenuto.

Lo storico, con la verve accattivante che lo caratterizza, ha dapprima fornito un inquadramento generale, sottolineando la situazione della Chiesa (e dei cattolici) di quel tempo, in particolare in relazione allo Stato italiano e alla politica, assai diversa da oggi. «Una Chiesa – ha detto – in guerra contro la modernità e le novità. Tutto fa paura: dal liberalismo all’unità d'Italia. Una Chiesa che combatte, senza speranza, contro un mondo che sta cambiando». Una Chiesa guardata spesso con ostilità e disprezzo e che deve fare i conti con un clero che rischia molto spesso di essere fuori dal mondo. Un panorama che salta con lo scoppio della guerra.

Il prof. Barbero si è poi soffermato sui due principali aspetti che emergono nel libro: anzitutto il concetto di «guerra giusta» (con il riferimento a Papa Benedetto XV che nell’agosto del ’17 parla di «inutile strage») e poi la questione del cambiamento delle coscienze dei sacerdoti che vissero il dramma della guerra, scoprendo un mondo al quale non erano stati preparati.

Sottolineando a più riprese come non si possa comunque parlare di Chiesa in modo monolitico, ma tante e diverse siano le sfaccettature, Barbero ha concluso con facendo proprio un suggerimento che don Bignami richiama nel testo: non usare più la terminologia «Grande guerra» per definire il primo conflitto mondiale, preferendo piuttosto la definizione di «inutile strage».

Il microfono è passato quindi nuovamente al sindaco Galimberti che ha sottolineato come questo libro aiuti a capire molte tematiche ancora aperte oggi. Richiamando Mazzolari e Bonhoeffer si è in modo particolare soffermato sul concetto di «difetto d'incarnazione»: «i drammi vanno abitati – ha detto – per capire che cosa significa umanità e per raccontare l'esperienza del Vangelo".

Galimberti ha evidenziato la «dimensione infernale di morte» di ogni guerra, che «cancella fino in fondo l’identità». «Fare memoria – ha precisato – significa avere il coraggio apocalittico, cioè svelare ciò che è nella sua drammatica più profonda l'oggetto di cui stiamo parlando».

«Leggere questo libro può anche lasciare insonni», ha proseguito notando la crudezza delle storie raccontate, ma dove non manca un segno di speranza. Infine alcune «parole chiave per l'oggi»: dalla «libertà di coscienza, grande tema di democrazia ancora irrisolto» all’idea di comunità, da rifondare sull’idea di compassione.

Da ultimo l’intervento dell’autore di “La Chiesa in trincea. I preti nella Grande Guerra”, don Bruno Bignami, che ha rilevato come furono 24mila gli ecclesiastici (preti, seminaristi e religiosi) arruolati: di questi 2.500 fecero da cappellani. Un ruolo, quest’ultimo, reintrodotto dal generale Cadorna forse più per un ausilio nella disciplina militare che per rispondere alle esigenze spirituali dei soldati; un coinvolgimento che per la Chiesa rappresentò comunque l’occasione per reintrodursi all'interno dello Stato italiano mettendo le basi per un clima più propositivo.

Il lavoro di analisi di don Bignami è stato basato anzitutto dall’analisi dei diari dei preti in guerra: prezioso strumento per capire che cosa veniva recepito e compreso della guerra. Insomma, uno sguardo dal di dentro attraverso chi ha vissuto quel conflitto e poteva raccontarlo (secondo Mazzolari nell’esercito il 70% degli uomini era analfabeta).

Una guerra che ha profondamento trasformato le coscienze di quei soldati e soprattutto dei loro cappellani, che si interrogavano sulle tante morti banali, che a volte non mancavano di incitare al combattimento e all’uccisione degli avversari e che non di rado dovevano accompagnare alla pena capitale quanti erano accusati di disfattismo o diserzione: una delle esperienze descritte dai sacerdoti con maggior sofferenza.

Poi una carrellata di figure. In alcuni casi legate a Cremona, come per don Carmine Cortese, prete calabro nativo di Tropea che proprio grazie alla guerra vide per la prima volta il Nord. Ricoverato alla clinica S. Camillo di Cremona, parla della città del Torrazzo e delle sue campagne come di una realtà malinconica, evidenziando anche la “differenza di cattolicesimo” rispetto al Veneto che si evince anche nel suono a “mezza festa” delle campane. Un prete che rimane incantato davanti alla Cattedrale (che lo colpì più delle basiliche romane) dove si sofferma davanti al pulpito usato dal compianto Bonomelli, che molto stimava. «Cremona aveva espresso figure di grande livello – ha ricordato don Bignami – capaci di cogliere le istanze di cambiamento».

Quindi don Giovanni Minzoni (poi ucciso dai fascisti) che spronò i soldati alla battaglia. Lo sguardo è andato anche al cremasco don Piantelli, a don Costantini (poi cardinale) e al futuro Papa Roncalli.

Toccante il resoconto del bresciano don Peppino Tedeschi, che nel suo diario parla di una vera e propria discesa agli inferi, dove non vi è più alcuna differenza tra uomo e bestia. Pagine nere in cui il sacerdote riesce però anche a intravvedere segni di speranza.

Per il presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari non poteva mancare naturalmente un riferimento al parroco di Bozzolo, che nella sua maturazione personale passò dall’idea di interventismo al pacifismo.

Don Bignami ha ricordato anche i tanti che, conclusa la guerra, non ripresero il ministero. Eclatante il caso di Messina dove nessun seminarista dopo il conflitto volle continuare gli studi.

Analogo cambiamento interiore per il cremonese don Annibale Carletti (l’eroe del Passo Buole, ripreso persino dalla Domenica del Corriere), che dopo la guerra abbandonò il ministero. Don Bignami, durante le risposte al dibattito, si è soffermato anche sul suo rapporto epistolare con il vescovo Cazzani. 

 

Sintesi del libro

Il cattolicesimo europeo ha reagito in maniera contraddittoria alla Grande Guerra. Da una parte, Benedetto XV, e con lui la Santa Sede, sposa una linea neutrale, dall’altra ogni episcopato nazionale giustifica l’intervento armato.

La prima parte del libro guarda al tema della “guerra giusta”, con la sua dimostrazione fallimentare alla prova dei fatti. Il sacerdote cremonese ricorda con esempi concreti l’isolamento di Papa Benedetto XV rispetto alle varie conferenze episcopali che non capirono il suo «neutralismo».

Nel libro non manca neppure un richiamo tutto cremonese, con il riferimento a tanti sacerdoti diocesani: dal parroco di Soresina don Zaccaria Priori (sospettato di attività disfattiste per essersi uniformato alle critiche alla guerra di Bendetto XV) al parroco di Casalbuttano don Carlo Gamba (accusato di aver sostenuto Miglioli) così come don Michele Favero, insegnante presso i Barnabiti di Cremona. E ancora la vicenda di don Annibale Carletti, eroe decorato nel 1916, la cui guerra interiore vide interessarsi profondandamente don Mazzolari e il vescovo Cazzani, che ebbe l'onore di una citazione da parte di Benedetto XV, informato proprio dal presule cremonese dei 18 preti austriaci presi in ostaggio dall'esercito italiano.

Del tutto originale la seconda parte del libro, che pone sotto la lente i cappellani militari e quanto quei drammatici anni misero in crisi il clero. Una riflessione sul concetto della morte, ma anche della vita, con un nuovo modo di pensare al domani.

La Grande Guerra fece tornare alla ribalta il tema del rapporto della Chiesa con il mondo. Infatti, l’impegno in prima linea di circa 25mila tra preti-soldato e cappellani militari che offrirono un contributo alla guerra, ebbe conseguenze inimmaginabili sulla loro vita. Per la prima volta i preti si trovarono immersi nel mondo con i relativi drammi umani. Mentre nella formazione seminaristica del tempo prevaleva la logica di creare istituzioni isolate dal mondo nel conflitto, l’incontro-scontro con la cruda realtà fece emergere un senso profondo di condivisione verso l’umanità sofferente. Niente era più come prima.

La Grande Guerra modificherà infatti il rapporto tra "Chiesa e mondo" visti in contrapposizione, imponendo la nuova concezione di "Chiesa nel mondo" che troverà piena consapevolezza solo nel Concilio Vaticano II.

 

L'uscita di "La Chiesa in trincea"

  
 

 

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