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7 MARZO - VATICANO

L'incontro di Papa Francesco
con sessantamila ciellini:
«Debitore di don Giussani»
In piazza San Pietro
anche trecento cremonesi

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Chiesa «in uscita» significa «respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme», «saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera». «Quando siamo schiavi dell’autoreferenzialità finiamo per coltivare una ‘spiritualità di etichetta’: ’Io sono CL’; e cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una ONG». Lo ha detto sabato 7 marzo Papa Francesco parlando agli oltre 60.000 membri di Comunione e liberazione (Cl) riuniti in Piazza San Pietro per l’udienza in occasione del 10° anniversario della morte del fondatore don Luigi Giussani, e a 60 anni dalla fondazione del movimento. Oltre 300 cremonesi, tra cui moltissimi ragazzi, guidati dal responsabile diocesano Paolo Mirri, hanno partecipato all'incontro che si è aperto con il saluto di don Julian Carron, successore di don Giussani alla guida del movimento.

«La morale cristiana - ha detto il Papa - non è lo sforzo titanico, volontaristico, di chi decide di essere coerente e ci riesce, una sorta di sfida solitaria di fronte al mondo. No. La morale cristiana è risposta, è la risposta commossa di fronte a una misericordia sorprendente, imprevedibile, addirittura ‘ingiusta’ secondo i criteri umani, di Uno che mi conosce, conosce i miei tradimenti e mi vuole bene lo stesso, mi stima, mi abbraccia, mi chiama di nuovo, spera in me, attende da me. La morale cristiana non è non cadere mai, ma alzarsi sempre, grazie alla sua mano che ci prende».

Aprendo il discorso il Pontefice si è detto «riconoscente» nei confronti di mons. Giussani, «per varie ragioni»: «La prima, più personale, è il bene che quest’uomo ha fatto a me e alla mia vita sacerdotale, attraverso la lettura dei suoi libri e dei suoi articoli». L’altra «è che il suo pensiero è profondamente umano e giunge fino al più intimo dell’anelito dell’uomo» perché sottolinea «l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo». «E non si può capire questa dinamica dell’incontro che suscita lo stupore e l’adesione - ha proseguito - senza la misericordia. Solo chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, conosce veramente il Signore. Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato. È grazie a questo abbraccio di misericordia che viene voglia di rispondere e di cambiare, e che può scaturire una vita diversa». La strada della Chiesa, ha sottolineato, «è anche questa: lasciare che si manifesti la grande misericordia di Dio».

Papa Francesco ha ricordato le parole dette nei giorni scorsi ai nuovi cardinali: «La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero; la strada della Chiesa è proprio quella di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle ‘periferie’ dell’esistenza».

Ai membri di Cl il Papa ha raccomandato di mettere sempre al centro Gesù Cristo, ancora prima della spiritualità e dei carismi. «Il carisma - ha sottolineato - non si conserva in una bottiglia di acqua distillata! Fedeltà al carisma non vuol dire ‘pietrificarlo’ - è il diavolo che ‘pietrifica’ - non vuol dire scriverlo su una pergamena e metterlo in un quadro. Il riferimento all’eredità che vi ha lasciato Don Giussani non può ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta». La «fedeltà alla tradizione», ha precisato il Papa citando Mahler, «significa tenere vivo il fuoco, non adorare le ceneri». «Don Giussani - ha ribadito - non vi perdonerebbe mai che perdeste la libertà e vi trasformaste in guide da museo o adoratori di ceneri. Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi! Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa ‘in uscita’. La strada della Chiesa è uscire per andare a cercare i lontani nelle periferie, a servire Gesù in ogni persona emarginata, abbandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo».  

 

Il saluto di don Carron

«Coscienti della nostra fragilità e del nostro tradimento, siamo venuti in pellegrinaggio alla tomba di Pietro per domandare la freschezza del carisma»: così don Juliàn Carron ha salutato il Papa durante l’udienza di sabato 7 marzo con i membri del movimento Comunione e liberazione. «Sappiamo bene che non possiamo generare o conservare noi, con le nostre forze, la freschezza del carisma», ha proseguito don Carron, «per questo siamo venuti come mendicanti, col desiderio di imparare, per essere aiutati a vivere con sempre maggiore fedeltà e passione il carisma ricevuto». «Solo così - ha affermato - radicati in Cristo, potremo renderlo presente attraverso le nostre vite nelle periferie esistenziali, in ogni ambiente e in ogni circostanza in cui ogni giorno si consuma il dramma dei nostri fratelli uomini, specialmente di quelli più provati dalla vita e assetati».

 

 

 

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