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CREMONA - UNIVERSITA' CATTOLICA

Nel 30esimo della SMEA
celebrato a Palazzo Ghisalberti
il Dies Academicus
con il ministro Maurizio Martina
Presente il vescovo Lafranconi

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Festa di compleanno presso la sede cremonese dell’Università Cattolica: venerdì 13 marzo la solennità del “Dies Academicus 2014/2015” è stata la cornice ideale per ricordare i trent’anni di attività dell’Ateneo nella città del Torrazzo - forte dei suoi 374 iscritti, nonché dei 1.815 laureati e diplomati - e i trent’anni della Smea, l’Alta Scuola di Management ed Economia Agro-alimentare, che qui ha trovato sin dall’inizio (dal 1984) la propria naturale sistemazione. Una ricorrenza segnata anche presenza del ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina. In sala, insieme a docenti e alunni, i rappresentanti del mondo economico e le autorità del territorio, compreso il vescovo Lafranconi.

L’aula magna, per l’occasione, era gremita, presenti le massime autorità locali civili, militari e religiose – tra cui il vescovo, mons. Dante Lafranconi –, le categorie economiche, molti imprenditori, oltre naturalmente ai docenti e agli studenti.

Ad aprire i lavori, ha provveduto il Magnifico Rettore dell’Università Cattolica, il prof. Franco Anelli, che ha definito Smea «un’eccellenza per l’innovazione e la crescita di un settore economico strategico», in grado di formare «personale altamente qualificato a favore di imprese e istituzioni», oltre a garantire una «elaborazione scientifica e culturale dei temi e dei problemi di questa vasta e variegata area del nostro sistema economico-produttivo». Non a caso il Master figura tra i 50 migliori a livello mondiale nel settore “Agribusiness/Food Industry Management”, come certificato dal Best Master Ranking. Ciò nonostante, ha detto senza mezzi termini il prof. Anelli, «non posso non nascondere una certa apprensione per le sue prospettive future. È in fase di rinnovo la convenzione con gli enti locali e con la Regione e pare che i contributi vengano ulteriormente ridotti in modo sostanziale. Questo penalizzerebbe in modo pesante l’attività dell’Alta Scuola».

Non indifferente il contributo dato dall’Università Cattolica a Expo: ad essa è stata affidata la direzione scientifica di uno dei cluster tematici del grande evento, per la precisione quello dedicato al cacao; inoltre, ha varato il Ceep-Cremona Executive Education Program, con il patrocinio di Expo, del Ministero delle Politiche Agricole e dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Già nel 2011 la Cattolica ha istituito Expolab, diretto dal prof. Pier Sandro Cocconcelli, per promuovere e coordinare le varie, apprezzate iniziative proposte da docenti, ricercatori e studenti su temi cruciali: sicurezza alimentare, food safety e malattie da alimenti, invecchiamento demografico e alimentazione, sviluppo locale e cooperazione internazionale, diritto al cibo e sviluppo umano e molto altro ancora. Non solo: assieme all’Università degli Studi di Milano, la Cattolica ha sottoscritto un protocollo d’intesa, per costituire di concerto la Scuola interuniversitaria di alta formazione per la Sicurezza alimentare, con il sostegno di Expo, Miur e Ministero della Salute. Cremona è stata candidata per essere una delle sedi operative di tale nuova istituzione, essendo la soluzione ideale, al centro della food valley italiana, nonché con una forte vocazione agricola e industriale. Inoltre, la Cattolica ha sottoscritto, il 17 dicembre 2013, il protocollo d’intesa per la promozione del sistema istituzionale, economico e sociale della provincia di Cremona, proprio in vista dell’Expo. «Il cammino intrapreso – ha fatto notare il Rettore – fa sì che il nostro Ateneo possa legittimamente candidarsi, in forza delle proprie competenze, per contribuire alla valorizzazione del dopo-Expo, cioè dei risultati che auspichiamo possano scaturire da tale evento».

È poi stato il momento del saluto delle autorità. Il vicesindaco di Cremona, Maura Ruggeri, ha portato il saluto dell’Amministrazione, spronando la città a «pensarsi come un network internazionale». Il presidente della Provincia, Carlo Vezzini, ha detto che «solo investendo, si può uscire dalla crisi». Il presidente della Camera di Commercio, Gian Domenico Auricchio, assente per un’improvvisa indisposizione, ha inviato comunque un proprio breve intervento, in cui ha ricordato come il territorio cremonese rappresenti nell’ambito agroalimentare un «punto di riferimento a livello mondiale». Da Miami, in Florida, dove si trovava per impegni istituzionali in vista di Expo, è giunto anche il saluto dell’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, che ha ricordato come la Lombardia, nel settore, sia «ai vertici in Italia e in Europa», pur non essendo certo «facile il momento, con fluttuazioni di mercato che troppo spesso erodono i margini di redditività dei primi anelli della filiera».

La Lectio è stata, invece, affidata al prof. Gabriele Canali, della Smea e direttore del Crefis-Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Suinicole, che, intervenendo sul tema L’agroalimentare italiano e la sfida dell’internazionalizzazione, ha evidenziato come il made in Italy abbia rappresentato negli ultimi quattro anni «oltre il 74% delle esportazioni agroalimentari italiane» con valori in continua crescita, nonostante la crisi. Si può parlare insomma di «una ritrovata competitività del nostro sistema produttivo». L’anno in corso presenta diversi fattori favorevoli: la forte svalutazione dell’euro, il basso prezzo del petrolio, la ripresa economica negli Usa e la tenuta in altri aree del mondo, oltre alla possibile riapertura dei rubinetti del credito. Per il rilancio servono però alcune condizioni: management, disponibilità al cambiamento e all’innovazione, anche tecnologica; la conoscenza dei mercati, soprattutto esteri. Dal fatto di soddisfare tali esigenze dipenderà il futuro del settore.

È stata poi la volta del prof. Giovanni Galizzi, primo direttore della Smea, che, commosso, ha portato la propria testimonianza e ricordato come ben 382 imprese abbiano accolto nel loro management ex-allievi della Scuola, il 46% dei quali occupa oggi ruoli di vertice nelle stesse aziende. Al prof. Galizzi, quale riconoscimento per l’impegno profuso in tanti anni di ricerca e docenza, è stata consegnata un’apposita targa.

Si è quindi dato spazio ad alcune testimonianze dei giovani di ieri, che si sono formati su quei banchi e che oggi hanno coronato i loro sogni professionali, conquistando posti di successo e di tutto rispetto. Ha preso la parola, ad esempio, Eraldo Setti, presidente dell’Ama, l’Associazione Master Agroalimentare che riunisce tutti i diplomati. A suo giudizio, è necessario interrogarsi sul «futuro della Smea», sapendo che circa mille manager, usciti dall’Ateneo, sono pronti a «raccogliere le nuove sfide e a rompere gli schemi», per rendere «il cambiamento» come «la normalità».

Luca Savoia, titolare dell’omonima azienda agricola, ha sottolineato l’importanza di «innovare i prodotti», puntando sui mercati esteri e sulle strategie inedite, poiché il «cuore della pianura padana è predisposto per esportare».

Carlo Aquilano, direttore generale di Medusa – azienda fondata nel 1861 da un ex-garibaldino e oggi con risultati in continua crescita – ha incoraggiato a «internazionalizzarsi per internazionalizzare», puntando molto sulla comunicazione.

Matteo Subelli, oggi export manager della Witor’s, ha puntato tutto sulla necessità di esportare «per crescere»: l’azienda per cui lavora è leader nel settore ed è presente ormai in 70 Paesi (l’ultimo ha aperto i battenti pochi giorni fa a Shangai).

Ha chiuso gli interventi Gianluigi Zenti, presidente dell’Accademia Barilla, cui fa riferimento una scuola di cucina a Parma, i cui corsi vengono frequentati da circa 10 mila persone all’anno. Fu proprio Zenti ad avviare la presenza della Barilla negli Stati Uniti, nonostante ne fosse stato sconsigliato a causa della presunta incompatibilità tra i gusti degli americani e la sua linea di prodotti. Ma è stato lui a vincere la sfida e ad assicurare al noto marchio italiano oltre il 32% delle quote di mercato Usa.

Ha chiuso i lavori il ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina, che ha definito l’Expo un «acceleratore di processi territoriali»: non «una Fiera», dunque, bensì «una potente leva di posizionamento in particolare per questo Paese», mettendo in guardia dall’accomodarsi troppo nell’idea d’essere la «Patria della qualità», poiché in questo campo la «competizione» è «aperta» e pressante. Occorre puntare piuttosto – ha proseguito - sulla formazione del «capitale umano» e sulla «organizzazione», anche per quelle aziende – 9 su 10 – ancora a conduzione familiare, consentendo loro di «stare sul mercato globale».

 

La Cattolica a Cremona

Le prime attività didattiche dell’Università Cattolica furono inaugurate a Cremona il 19 novembre 1984 dalla SMEA. Da allora l’offerta formativa si è ampliata e comprende le lauree triennali in Scienze e tecnologie alimentari e in Economia aziendale (quest’ultimo corso è stato attivato su iniziativa dell’Istituto Gregorio XIV per l’educazione e la cultura); l’Alta Scuola SMEA, con il Master di secondo livello in Management agro-alimentare e la laurea magistrale in Economia e gestione del sistema agro-alimentare (Agricultural and food economics), i cui insegnamenti sono tutti in lingua inglese.

L’Università Cattolica di Cremona ospita anche tre centri di ricerca, che hanno acquisito rilievo a livello nazionale e internazionale: il Centro Ricerche Biotecnologiche (CRB), l’Osservatorio sul Mercato Lattiero-caseario e il Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale (CERSI).

Profilo della sede cremonese dell'Università Cattolica

L'intervento del Rettore         La lectio del prof. Canali

Messaggio CEI per la Giornata dell'Università Cattolica (19 aprile) 


 

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