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ULTIMO INCONTRO NELLE ZONE

Il Vescovo ai catechisti:
«Procediamo decisamente
nella modalità catecumenale»
Poi un forte richiamo
a non svendere i Sacramenti

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Si sono conclusi sabato 21 marzo gli incontri del Vescovo con i catechisti. Il terzo e ultimo appuntamento di revisione e verifica si è svolto all’oratorio Maffei di Casalmaggiore dove mons. Lafranconi ha incontrato gli operatori delle zone pastorali 9, 10 e 11, cioè quelle del Casalasco-Mantovano. Anche a loro ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento per l'impegno svolto, insieme all'incoraggiamento a proseguire con fiducia nella consapevolezza che non sempre è possibile vedere subito il frutto del seme gettato. Con altrettanta forza il Vescovo ha invitato a proseguire nel rinnovo del cammino di tipo catecumenale e a non «svendere» i Sacramenti.

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Contributi audio (mp3):

 

Dopo il benvenuto di don Antonio Facchinetti, responsabile dell’Ufficio catechistico diocesano, che ha ricordato il senso e le finalità dell’incontro, il pomeriggio è entrato nel vivo con il momento di preghiera, nel quale mons. Lafranconi ha proposto una prima riflessione. In particolare il Vescovo ha fatto riferimento all’inizio della prima lettera di Pietro ai Tessalonicesi, il testo (scelto per la preghiera) che fa da filo conduttore a “Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la Catechesi in Italia”, il recente compendio di aggiornamento al testo base sulla catechesi.

Il Vescovo ha sottolineato anzitutto che è la grazia di Dio a scegliere ciascuno, e non tanto la decisione personale. Se questo è vero per i ragazzi che frequentano la catechesi lo è ancor di più per i catechisti. E sottolineando proprio l’aspetto vocazionale del loro ministero, il Vescovo ha invitato tutti i presenti a proseguire il proprio impegno con coraggio, nella consapevolezza che non potrà che intravedersi del bene dove Dio opera. «Io sono contento di incontrarvi – ha detto – e vi ringrazio di questo ministero. Ma prima di voi ringrazio Dio, che ci comunica la sua Parola».

Mons. Lafranconi ha poi voluto esprimere pubblicamente tutta la sua fiducia non solo per questo momento di incontro, ma anche per l’operato dei catechisti, ai quali ha chiesto con forza di «nutrircs della linfa che è la Parola, per farla conoscere e testimoniarla agli altri».

I presenti sono stati quindi suddivisi in quattro gruppi, chiamati a vivere un momento di laboratorio in cui approfondire il senso dell’evangelizzazione nel contesto socio-culturale attuale e la necessità di una buona formazione nel servizio ecclesiale. Come già accaduto a Caravaggio e Cremona, anche il Vescovo ha voluto prendere parte ai lavori unendosi a uno dei gruppi.

Nei laboratori lo stimolo per la riflessione è stato dato da quattro immagini, il cui significato è stato poi svelato nel racconto dell’incontro tra Filippo e l’eunuco (At 8,26-40). Le quattro immagini sono servite per evidenziare altrettanti termini: ospitalità, evangelizzazione, generazione e accompagnamento. Temi contrassegnati dal carattere della reciprocità, evidenziato attraverso l’immagine del cordone ombelicale, con la sua funzione bidirezionale.

Al rientro nel salone, attraverso alcune slide, sono stati proposti i dati emersi dall’indagine statistico-pastorale effettuata in diocesi attraverso schede di verifica dell’iniziazione cristiana (sia tradizionale sia catecumenale) proposte alle parrocchie e alle unità pastorali. A snocciolare i dati don Luigi Donato Fogliazza che proprio in questa zona cura la formazione dei catechisti insieme a don Daniele Piazzi (presente in sala).

Proprio partendo da alcune di queste sottolineature il Vescovo ha offerto un’analisi della situazione proponendo anche alcune linee di indirizzo.

Mons. Lafranconi ha anzitutto rilevato l’importanza della cosiddetta “pastorale 0-6 anni”, prima occasione per avvicinare le famiglie, rendendo così più semplice il coinvolgimento nel cammino dell’Iniziazione cristiana. «L’esigenza di evangelizzazione – ha detto – diventa sempre più necessaria. Questo dovrebbe già compiersi negli anni precedenti. Non teniamo disgiunti questi due momenti: proprio la continuità permette di portare agli anni successivi con un substrato maggiore».

Secondo aspetto sottolineato dal Vescovo quello che caratterizza l’Iniziazione cristiana: non solo un percorso che porta ai Sacramenti, ma che soprattutto accompagna i ragazzi a diventare cristiani, aiutandoli a trovare nel Signore il riferimento per tutta la loro vita. Una scoperta che coincide con il riconoscimento della propria vocazione. «Il cristiano può dirsi adulto – ha affermato mons. Lafranconi – quando ha trovato come giocare la sua grazia battesimale nella particolare configurazione alla quale sente di essere chiamato dal Signore». E ha proseguito: «I percorsi di Iniziazione cristiana per loro natura sono vocazionali».

Altro elemento che caratterizza la maturità di un cristiano è il senso di appartenenza alla comunità, che «va di pari passo con la maturazione della propria identità di essere cristiani». Proprio riflettendo su questo aspetto il Vescovo si è soffermato su uno dei dati emersi nell’indagine diocesana: la partecipazione all’Eucaristia domenicale. «Non dobbiamo essere troppo facili – ha messo in guardia – nel chiudere gli occhi su questo aspetto. Se non facciamo presente che questo ha un senso importante rischiamo di portare avanti cristiani che non sanno bene chi sono».

Dopo aver richiamato a una «attenzione più esigente sulla frequenza» agli incontri, il Vescovo ha messo sotto la lente la preparazione ai Sacramenti. «Non dobbiamo accettare ai Sacramenti – ha detto con forza – i ragazzi che hanno partecipato solo le ultime volte. In questa maniera vuol dire svendere!». E riflettendo ancora sul senso di appartenenza ha sottolineato: «Il mio timore è che in questa maniera non aiutiamo né i ragazzi né le famiglie a rendersi conto veramente che la scelta di rispondere a ciò che il Signore Gesù ti offre attraverso la Chiesa è bella, ma anche seria e impegnativa».

Ritornando sul ministero dei catechisti il Vescovo ha affermato: «L’incontro di questi ragazzi con la Chiesa avviene attraverso di voi. Allora capite il vostro compito e ministero ecclesiale. Prendono da voi, oltre che dai genitori, l’immagine prima della Chiesa: questo vi deve fare onore, vi deve far sentire orgogliosi. Certo è anche impegnativo. Per questo la vostra funzione è bella, grande e importante; e ogni prete e vescovo non può non esservi grato».

Mons. Lafranconi ha poi sottolineato l’importanza del rapporto con le famiglie e l’oratorio. «Punto decisivo – ha detto – è interessare e stimolare le famiglie». Poi ha riportato l’esperienza di alcuni genitori che, concluso il percorso di Iniziazione cristiana dei propri figli, hanno deciso di mettersi in gioco come accompagnatori». Essenziale anche l’apporto dell’oratorio che «aiuta il cammino dell’Iniziazione cristiana per far capire che non si tratta solo di catechismo, ma anche di condividere relazioni belle. È positivo dire che l’oratorio non si sente come impaccio dei cammini, anzi!».

Altro aspetto su cui il Vescovo si è concentrato è stato quello della formazione. Non solo rispetto a contenuti e metodologia, ma anche intesa come percorso personale che aiuti a essere sempre più convintamente, pienamente e gioiosamente discepolo del Signore. In tal senso ha richiamato l’esigenza di preghiera personale, ritmo regolare di partecipazione ai Sacramenti e condivisione con la comunità parrocchiale. Poi rivolto ai sacerdoti ha rimarcato: «Se ci sono di laici da seguire, i primi sono i catechisti, perché è con essi che si cerca di trasmettere fede».

Rispetto allo “sproporzionato investimento sulle figure educative” rilevato da qualcuno, il Vescovo ha risposto ribadendo la necessità di spendere molte energie in questo ambito, nella consapevolezza che i percorsi di Iniziazione cristiana danno continuità alla testimonianza della Chiesa.

Il Vescovo si è anche soffermato con decisione sulla scelta, attutata ormai oltre una decina di anni fa, dell’Iniziazione cristiana secondo il modello catecumenale. «Procediamo decisamente nella modalità di tipo catecumenale!». E rivolto a quanti seguono ancora la modalità tradizionale l’invito alla svolta è stata esplicita: «Svegliamoci fuori!». E ancora: «Avanti con il rinnovo del cammino di tipo catecumenale!».

 

 

 

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