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DOMENICA 12 APRILE

Il cardinale Ravasi a Bozzolo
per il 56esimo della morte
di don Primo Mazzolari
Solenne Messa con i Vescovi
di Cremona e Mantova

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Pomeriggio davvero intenso quello del 12 aprile a Bozzolo. L’occasione è stata la solenne Eucaristia nel 56esimo anniversario della morte di don Primo Mazzolari presieduta dal card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, affiancato dal vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, e da quello di Mantova, mons. Roberto Busti. Anche in questa circostanza il Porporato non ha nascosto il suo debito spirituale nei confronti del parroco di Bozzolo, “tromba dello Spirito Santo” che tanto ha puntato l’attenzione verso quelle periferie assai care a Papa Francesco.

Omelia del card. Ravasi (mp3)

Photogallery:   Accoglienza     Messa (parte 1)     Messa (parte 2)

Il convegno su don Primo Mazzolari e la Resistenza

 

Il pomeriggio bozzolese del card. Ravasi è iniziato intorno alle 17 quando ha fatto visita alla Fondazione “Don Primo Mazzolari”, accompagnato dal presidente don Bruno Bignami.

Seconda tappa nella canonica della cittadina mantovana, dove ancora è custodito lo studio di don Primo. L’arrivo nella piazza antistante la parrocchiale di S. Pietro, dedicata all’indimenticato parroco, proprio insieme al vescovo Lafranconi. Una felice coincidenza che ha dato modo di un primo informale incontro, nel ricordo anche degli anni passati insieme al Seminario Lombardo di Roma per l’approfondimento degli studi teologici dopo l’ordinazione.

Ad accogliere Cardinale e Vescovo il parroco don Giovanni Maccalli e il vicario don Gabriele Barbieri, che subito dopo hanno dato il benvenuto anche al vescovo di Mantova, mons. Roberto Busti, accompagnato dal proprio segretario.

Un primo momento riservato all’interno della casa parrocchiale è stato anche l’occasione per l’incontro con il primo cittadino di Bozzolo, Giuseppe Torchio, che ha donato al Cardinale la “Doppia d’oro”, una moneta coniata nella zecca di Bozzolo all’epoca di Giulio Cesare Gonzaga, e alcune pubblicazioni, omaggiate anche ai due Vescovi.

Proprio dalla casa parrocchiale si è quindi mossa la processione d’ingresso, aperta dai ministranti, e formata da circa una ventina di sacerdoti concelebranti, in particolare della zona pastorale X, alla presenza anche del vicario zonale, don Luigi Pisani.

Sul sagrato il saluto ufficiale al Cardinale e ai Vescovi da parte dell’Amministrazione comunale. Il sindaco Torchio, con un richiamo alle situazioni di povertà di oggi, ha ricordato l’impegno di don Primo, uomo «di pace» ma non «in pace».

«Eminenza Rev.ma – ha esordito Torchio – con viva commozione Le porto il saluto della città e con Lei saluto i Presuli di Cremona e Mantova che, con il nostro clero e il mondo cattolico, tanta parte hanno avuto ed hanno nel diffondere il seme mazzolariano nelle nostre contrade. Siamo lontani dagli anni in cui don Primo giungeva a Bozzolo alla SS. Trinità, ma gli indicatori di crisi sociale, di difficoltà economica, di emarginazione e di sofferenza della gente non sono scomparsi. Bozzolo ha segnato, nel tempo, la perdita di 1500 posti di lavoro nell'industria e deve difendere ogni giorno la presenza dei servizi principali, dall'ospedale alla ferrovia ai servizi alla persona se si pensa che, meritoriamente, la San Vincenzo assiste oltre 150 famiglie... Don Primo ci ha lasciato la testimonianza di "un uomo di pace" non quella di "un uomo in pace"... Gli ultimi tempi ci hanno riservato una grande gioia nel vederLa Cardinale, impegnato in prima linea a condividere la grande opera di evangelizzazione di Papa Francesco».

Nella chiesa parrocchiale di S. Pietro ha quindi avuto luogo la solenne celebrazioni eucaristica che, animata dalla corale parrocchiale, è stata introdotta dal saluto del parroco, don Giovanni Maccalli, che ha voluto ricordare anche la coincidenza con la Domenica della Divina misericordia.

Gremita la chiesa, nella quale sono conservate le spoglie di don Mazzolari. Presenti le suore di Maria Bambina e le religiose della Sacra Famiglia, che gestiscono la Domus Pasotelli. In prima fila le autorità del territorio, con il sindaco e i membri della Giunta (accanto all’altare il gonfalone del Comune) e i rappresentanti dell’Arma: il comandante della Compagnia di Viadana Antonino Chiofalo, e il comandante della stazione di Bozzolo Gianpaolo Bosi; ai piedi dell’altare due militari in alta uniforme.

Nell’omelia il Cardinale ha voluto anzitutto rendere omaggio a don Mazzolari che non ha conosciuto personalmente, ma attraverso testi e persone, quali padre Turoldo, padre Balducci, don Dossetti, padre Fabretti, Arturo Paoli, Luigi Santucci, Carlo Bove, «personalità significative della cultura di allora che vedevano in questo piccolo centro lombardo il cuore vivo della Chiesa». Il card. Ravasi si è soffermato quindi, prendendo spunto dalle letture, su due termini.

Il primo: la fede. Vissuta anche attraverso i dubbi e le sofferenze. Una fede che troppo spesso – ha denunciato il Porporato – perde la caratteristica di sale e luce. E qui il riferimento a don Primo e coloro che trovano tutto a posto, nella tranquillità: ottimi funzionari, ma mai degli apostoli.

E ancora lo sguardo all’apateismo: quella indifferenza e quella superficialità che toccano anche il credente e che Ravasi ha individuato come la «malattia del nostro tempo», più ancora che l’ateismo.

La fede, dunque, come una spada: è inquietudine, ricerca, impegno. Ecco allora la necessità di trovare tempo per l’ascolto della Parola di Dio e per seri esami di coscienza.

Carità il secondo termine su cui il Cardinale ha puntato l’attenzione. E anche qui un richiamo a don Primo con il rapporto tra fede e società. «Nella società – ha affermato – la voce della Chiesa deve risuonare profonda». E ha aggiunto: «Per questo ha sofferto l’incomprensione».

Quella di Mazzolari risulta una figura di «assoluta modernità», che ha toccato tante questioni ancora aperte. Come il rapporto tra economia e giustizia, il tema della pace, delle tradizioni locali e della misericordia. Da don Primo a Papa Francesco il passo è stato breve, citando ancora don Primo, secondo il quale «i destini del mondo si maturano in periferia».

Fede e carità che il card. Ravasi ha voluto sottolineare anche attraverso due testimonianze. In un caso ancora riprendendo on Mazzolari, secondo il quale la vocazione cristiana non è una strada fatta, ma da farsi … e con il piccone.

Infine la citazione di una poetessa ebrea che in una sua ballata a proposito della fede e dei profeti ha scritto “Se i profeti irrompessero per le porte della notte incidendo ferite nei campi dell’abitudine, se i profeti irrompessero per le porte cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini ostruito di ortiche, sapreste ascoltarli?”.

Al termine della Messa, prima di recarsi in sagrestia, il Cardinale con i Vescovi e gli altri sacerdoti si sono soffermati qualche istante in preghiera davanti alla tomba di don Primo.

Poi è stato il momento dei saluti. Il Cardinale si è intrattenuto in particolare con i ministranti e una delegazione del gruppo di ragazzi della Cresima, prima di concedersi al tanti che hanno voluto scambiare con lui alcune parole.

Nella mattinata di lunedì 13 aprile il card. Ravasi ha lasciato Bozzolo alla volta di Roma.

Così l’ha salutato il sindaco di Bozzolo in una nota: «Mentre il Cardinale Gianfranco Ravasi, ha lasciato all'alba la casa arcipretale di Bozzolo per il volo che da Villafranca lo riporterà a Roma, voglio rinnovare il ringraziamento della comunità civile per la sua visita, carica di riferimenti culturali, umani e spirituali nel ricordo di Don Primo. Una giornata che rimarrà scolpita nella memoria di bozzolesi e non e che ripaga tante amarezze».

 

 

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