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CARITAS CREMONESE

Nuovi arrivi di migranti
Finora accolte in diocesi
oltre duecento persone
Don Pezzetti preoccupato:
«Situazione già al limite»

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Con gli arrivi degli ultimi giorni sale a 218 il numero dei migranti accolti in diocesi di Cremona. La gran parte di loro trova ospitalità presso la Casa dell’Accoglienza di Cremona, mentre una sessantina è accolta in altre strutture, parrocchiali e non, che si sono rese disponibili. Una situazione già al limite, denuncia il direttore di Caritas cremonese, don Antonio Pezzetti, che guarda con preoccupazione alle prossime ore, quando in Lombardia dovrebbero essere smistate altre 200 persone.

Lunedì 13 aprile otto arrivi, tutti originari del Mali. Mercoledì 15 aprile altri cinque: due del Mali e tre del Ghana. Insieme a loro sono arrivate due donne nigeriane, già trasferite a Salvirola e tre uomini (due ivoriani e un ghanese) smistati a Capralba e Gabbioneta Binanuova.

La macchina dell’accoglienza è scattata immediatamente. Ai migranti è stata offerta la possibilità di lavarsi e sono stati forniti, come ormai da prassi, indumenti puliti e generi di prima necessità. Poi le pratiche burocratiche necessarie.

Ma l’attenzione va già ai prossimi arrivi, che sicuramente non tarderanno. Basti pensare che solo nell’ultimo fine settimana nel canale di Sicilia sono stati soccorsi più di 5.600 persone. Nella consapevolezza che la primavera poterà con sé un massiccia incremento degli sbarchi e conseguentemente anche delle tragedie del mare. Solo l’inizio di un esodo che non si può arrestare, vista la drammatica situazione di guerre, terrorismo e violazioni dei diritti umani in atto dall’altra parte del Mediterraneo.

Con questa consapevolezza alla Caritas si guarda con apprensione al futuro. «Durante l’inverno gli arrivi alla Casa dell’Accoglienza non si sono mai arrestati, ma si trattava di due o tre persone ogni tanto, che compensavano le partenze. Ora il discorso è diverso, perché le previsioni sono di arrivi consistenti. Ma noi siamo alla saturazione!».

Una situazione critica che comunque non ferma l’accoglienza, né tantomeno l’impegno a cercare di fronteggiare questa continua emergenza. «Continua il nostro lavoro – prosegue don Pezzetti – per una ospitalità diffusa sul territorio, coinvolgendo le realtà parrocchiali. Ma lo si sta già facendo e trovare nuovi luoghi di accoglienza non è facile, anche perché non bisogna dimenticare tutto quello che poi comporta la presenza dei migranti».

Nelle prossime ore dovrebbe tenersi in Prefettura una riunione proprio sul tema dell’accoglienza profughi in provincia. Anche a fonte della richiesta del Viminale di trovare a breve 6.500 posti, anche attraverso provvedimenti di occupazione d’urgenza e requisizione. Le previsioni parlano, infatti, di migliaia di persone pronte ad arrivare in Italia: numeri che si devono sommare ai 120 sbarchi avvenuti dall’inizio dell’anno e che hanno portato nel nostro Paese oltre 18mila persone.

La circolare firmata dal prefetto Mario Morcone, direttore del Dipartimento Immigrazione, prevede che Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia e Campania mettano a disposizione 700 posti. Ma a complicare la situazione per la Lombardia c’è l’imminente avvio di Expo.

«Gli sbarchi di questi giorni – ha affermato il direttore generale di Fondazione Migrantes, il cremonese mons. Giancarlo Perego – dicono quanto sia necessaria un’azione generale per l’accompagnamento delle persone che attraversano il Mediterraneo. Sempre più profughi fuggono a causa della guerra, del terrorismo e della sofferenza. A fronte di questa situazione bisogna fare in modo che il Mediterraneo sia presidiato non solo da forze italiane ma anche europee, nella logica della salvaguardia della vita».

Da qui la richiesta di ripristinare l’operazione “Mare nostrum”, non semplicemente presidiando le frontiere. «Triton sta facendo i salvataggi – ha detto ancora mons. Perego – ma non dimentichiamo che altri salvataggi sono avvenuti anche tramite altre navi, pescherecci e altre realtà. Questo indica come sia assolutamente necessario rafforzare con nuove unità navali. Il Mediterraneo non può essere un muro. Deve permettere alle persone di ritrovare una sicurezza e questo può avvenire solo attraverso un coinvolgimento europeo e internazionale».

Per mons. Perego fondamentale poi che anche per le emergenze ambientali si abbia un sistema di prima e seconda accoglienza molto più strutturato, e che dai 450 Comuni attuali si estenda a tutti gli 8.000 Comuni italiani. «Non si può tollerare – ha sottolineato mons. Perego – che un Comune possa decidere di accogliere o meno un richiedente asilo: sarebbe come decidere di sostenere o meno un anziano non autosufficiente o un minore non accompagnato. Il dovere della tutela del diritto d’asilo deve far parte del nostro welfare».

L’accoglienza gestita dalle Diocesi italiane nell’ultimo anno ha visto passare almeno 20mila persone, un terzo della capienza dell’intero sistema. «Noi ci stiamo impegnando per garantire a chi arriva una accoglienza dignitosa – ha garantito Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana – ma c’è bisogno di incrementare ulteriormente la disponibilità di posti, perché già oggi il sistema fatica ad accogliere migliaia di persone presenti sui nostri territori. I 67.000 dello scorso anno non scompaiono improvvisamente. Ci sarà bisogno sicuramente di altri posti».

 

 

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