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GIOVEDI' 23 APRILE

Assemblea diocesana del clero
in Seminario con il bilancio
delle verifiche pastorali
da parte del vescovo Dante

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Nella mattinata di giovedì 23 aprile, presso il Seminario vescovile di Cremona, si è svolta l’assemblea del clero diocesano, voluta dal Vescovo per rendere conto delle verifiche condotte nel corso dell’anno pastorale rispetto ai settori della pastorale familiare, della pastorale giovanile e della catechesi di iniziazione cristiana.

Photogallery dell'incontro

Contributi audio (mp3):

 

Dopo la preghiera iniziale, il delegato episcopale per la Pastorale, don Irvano Maglia, ha introdotto i lavori sottolineando l’importanza di queste occasioni di verifica che hanno permesso al Vescovo di incontrare molti operatori pastorali e sacerdoti.

Nel mese di novembre, nelle quattro interzone, si sono tenuti gli incontri del Vescovo con gli operatori della pastorale familiare; seguiti, nella seconda metà del mese di gennaio, tempo dedicato in diocesi per tradizione alla riflessione sull’educazione, da quelli con gli operatori di pastorale giovanile e degli oratori, suddivisi in sei appuntamenti, alcuni zonali e altri interzonali. Da ultimo, nel mese di marzo, il Vescovo ha incontrato i membri dei gruppi di accompagnamento di bambini e genitori dell’iniziazione cristiana di ispirazione catecumenale. La preparazione di questi ultimi appuntamenti è avvenuta attraverso la compilazione di un questionario di verifica inviato a tutte le parrocchie, così come indagini mirate hanno preceduto gli incontri della pastorale familiare e giovanile.

Prima della restituzione al clero diocesano da parte del Vescovo, i responsabili dei tre settori pastorali sono intervenuti per una sintesi degli incontri di verifica.

 

Pastorale familiare

Primo a prendere la parola, relativamente alla pastorale familiare, è stato don Giuseppe Nevi, che ha anzitutto evidenziato la buona partecipazione in quasi tutte le zone. Si è quindi soffermato su tre aspetti.

Anzitutto ha evidenziato la necessità di recuperare nella formazione dei futuri sposi la dimensione dell’amore umano: «A volte – ha detto – si ha l’impressione, soprattutto oggi, che siamo in un momento difficile, che si punti sul sacramento soltanto. Fallimento totale! È una contraddizione: il sacramento si fonda sul dato naturale dell’amore. Sondare l’amore umano in tutte le sue caratteristiche è di estrema importanza: noi privilegiamo l’annuncio della novità sacramentale saltando le premesse su cui il sacramento si fonda». E qui un chiaro invito a riprendere il magistero del beato Giovanni Paolo II. «I percorsi di preparazione al matrimonio – ha detto ancora – devono diventare cammini di fede, capaci di aiutare a verificare, da parte dei futuri sposi, la propria maturità umana e di fede». Don Nevi non solo ha richiamato l’importanza delle relazioni, ma anche quella di entrare nelle dinamiche e nelle contraddizioni in cui vivono i futuri sposi. Basti considerare un dato: il 70% ormai sono conviventi. «Pensano la loro relazione in un certo modo – ha spiegato – e aiutare a ripensarla è un impegno non da poco. Danno per scontato tante cose, occorre invece ripuntualizzare». Concludendo questo primo punto, il responsabile diocesano dell’Ufficio per la pastorale familiare ha richiamato la necessità di porre in questo percorso la dimensione catecumenale, utilizzando sempre di più la metodologia laboratoriale: «Questo non vuol dire che si deve rinunciare ai contenuti – ha puntualizzato – ma ripensarli nell’esperienza concreta del vivere».

Secondo punto quello dell’accompagnamento degli sposi, valorizzando lo stile familiare e l’incontro nelle case. E qui un esempio: il 90% delle coppie che hanno frequentato i corsi di Folgaria vi sono arrivati grazie al passaparola. Obiettivo chiaro quello di maturare il tessuto di coppie credenti che vogliono vivere la potenzialità del sacramento che sono: «Gli sposi – ha sottolineato don Nevi – non ricevono un sacramento, ma diventano sacramento». Una particolare attenzione è da riservare ai primi anni di matrimonio: «Gli sposi ne sono bisognosi – ha detto Nevi – ma allo steso tempo sono irraggiungibili. Contenti dei corsi di preparazione al matrimonio, si rinchiudono però nella propria realtà e stanarli diventa difficile!». Secondo il sacerdote è necessario puntare sull’informalità, ma anche creando gruppi di giovani coppie. Modi concreti per aiutare le famiglie a riscoprire la dimensione di Chiesa domestica. «La dimensione stessa della famiglia – ha ricordato Nevi – è fatta sul modello della Chiesa: è comunione in cui si vive davvero la presenza della Trinità». Il pensiero è andato quindi ad alcune esperienze concrete, quali Famiglia Buona Novella e le Domus ecclesiae.

L’ultima sottolineatura ha riguardato l’aspetto formativo delle coppie di sposi: «La formazione – ha detto don Nevi – è il tratto vincente della nostra pastorale. Basata con pastorale generica!». Da qui la richiesta di valorizzare maggiormente le opportunità formative esistenti, a cominciare da quella di Folgaria, che in 12 anni ha visto coinvolte 130 famiglie. Una realtà – ha precisato – che non deve essere intesa come un percorso che allontana le coppie dalla parrocchia. Poi don Nevi ha rilanciato l’iniziativa formativa rivolta ai sacerdoti con uno specifico corso a Roma, presso l’Istituto Giovanni Paolo II: tre giorni di lezioni a settimana tra ottobre e novembre. Don Nevi si è quindi soffermato sulla collaborazione tra sposi e preti, pensando la pastorale in stile familiare, con un richiamo alle parole del Vescovo: «La vocazione del prete si custodisce attraverso l’incontro vero con le famiglie».

Secondo il responsabile dell’Ufficio famiglia è necessario rispondere ai cambiamenti attraverso l’annuncio della bellezza della famiglia e con la sua difesa, senza scoraggiarsi. «È importante annunciare la bellezza, ma anche difendere la verità della fede. Sulla famiglia si gioca il futuro!». Da ultimo ha informato rispetto alla Festa della famiglia che il prossimo 24 maggio si terrà a Cremona, preparata con alcuni incontri di approfondimento.

 

Catechesi

A fare il bilancio delle verifiche nell’ambito della catechesi è stato don Antonio Facchinetti, affiancato da don Luigi Donati Fogliazza. «Ringrazio il Vescovo  per il patrimonio che ci consegna e che, a mio avviso, è molto lungimirante, in particolare per l’esperienza catecumenale, sposata da tutta la Chiesa italiana», ha esordito don Facchinetti, sottolineando la positività degli incontri di verifica, carichi di entusiasmo per i catechisti, non certo refrattari alla formazione.

L’attenzione è quindi andata all’indagine propedeutica agli incontri interzonali e che ha interessato i percorsi sul modello catecumenale così come quelli di tipo tradizionale, risultati maggiormente in sofferenza. Buona la conoscenza del documento base, così come dell’obiettivo della catechesi: accompagnare a una vita approntata alla fede e non solo ai sacramenti. Se soddisfacente è il bilancio della pastorale pre-battesimale non si può dire altrettanto per quella post-battesimale. Sfatato il mito che il percorso catecumenale sia in conflitto con i cammini di Associazioni e Movimenti.

In merito agli aspetti organizzatici metà delle parrocchie propone un incontro quindicinale, alcune settimanale; per i genitori gli incontri sono mensili. Abbastanza raggiunto l’obiettivo di creare èquipe: nel 76% per cento ci si affida all’accompagnamento dei laici; alta la presenza di un sacerdote o un religioso. A fronte di unaalto gradimento della metodologia per i ragazzi, per gli adulti sono stati apportati adattamenti tali da snaturare  in alcuni casi il metodo laboratoriale. Positivi i dati sulla sussidiazione, così come per la frequenza dei ragazzi e dei genitori. Permangono invece molte fatiche per una partecipazione assidua all’Eucaristia domenicale.

L’ultimo aspetto si è focalizzato sulla formazione catechista: apprezzata quella diocesana. Regolare la formazione dei catechisti per una buona percentuale di parrocchie, a fronte di un 18% che si affida alla sola formazione personale.

 

Pastorale giovanile

Un video è servito per fare quadro della pastorale giovanile, tracciato da don Paolo Arienti, impossibilitato a essere presente. Le prime sottolineature hanno preso le mosse dai nuovi orizzonti con i quali la pastorale giovanile si deve rapportare: la trasformazione del tessuto socio-culturale, la presenza di nuovi poveri, rapporti differenti con la scuola e la famiglia. La sfida è quella dalla generazione dell’umano: non solo mettere al mondo figli, ma immetterli nel senso dell’esistenza. Senza dimenticare l’urgenza e la problematicità di trasmettere la fede in un contesto culturale che vede il Cristianesimo come qualcosa di marginale.

La pastorale giovanile – è stato sottolineato – si compone di percorsi e attenzioni che vanno oltre l’oratorio.

Dall’analisi è emersa una certa stanchezza e incertezza, motivata da fattori sociali, culturali ed ecclesiali che non sempre rendono sereno e prospettico il lavoro. «Occorre entrare in una visione di Chiesa più comunionale – ha precisato don Arienti – e individuare forme stabili di condivisione». Chiaro il punto di partenza e di arrivo della pastorale, il cui scopo è dire e testimoniare Gesù Cristo. «Occorre essere consapevoli che servono risorse e approcci più missionari e vocazionali. Alla pastorale giovanile servono più risorse, cuore e testa…», ha detto ancora don Arienti, che ha concluso il proprio intervento video segnalando la pubblicazione “Sognare ad occhi aperti”, strumento che permettere di riprendere molto di quanto analizzato in questi mesi di verifica.

 

Riflessione del Vescovo

Dopo gli interventi dei tre responsabili diocesani ha preso la parola il Vescovo, che ha voluto precisare: «Abbiamo preso in considerazione tre ambiti dell’azione pastorale della Chiesa, ma siamo tutti consapevoli che al di là di questi tre ambiti l’azione pastorale investe problemi, situazioni, proposte e prospettive molto più ampie». Con questa consapevolezza mons. Lafranconi ha invitato a «evitare il rischio di sopravalutare le programmazioni», che comunque sono necessarie, dato che indicano punti di riferimento preciso. Poi il Vescovo ha sottolineato che «siamo strumenti di Cristo, che è il vero salvatore e unico pastore. Strumenti!». E ancora: «Entriamo in gioco con l’animo del pastore in tutte quelle occasioni che sono al di fuori della programmazione pastorale. Quello che è fondamentale è avere l’animus di chi si ispira a Cristo contento della chiamata di essere suo collaboratore, disponibile a 360 gradi gradi per collaborare con Lui, per essere strumento docile nelle Sue mani». Condizione che, se da una parte richiama la responsabilità, dall’altra è condizione rasserenante.

Guardando poi nello specifico ai tre ambiti pastorali sotto la lente, il Vescovo ha evidenziato che riguardano il «servizio che come Chiesa facciamo a chi vuole diventare cristiano, discepolo di Cristo»; quello familiare, inoltre, è proprio di chi vuole vivere da cristiano la sua scelta vocazionale. «Proprio perché ci moviamo in un contesto in cui il riferimento a Dio non è scontato – ha proseguito – la dimensione dell’evangelizzazione deve essere presente nella nostra azione pastorale».

Guardando al percorso di Iniziazione cristiana, mons. Lafranconi ha affermato: «Ci rendiamo conto della necessità di far prendere coscienza alla famiglia che quello che i genitori chiedono non è solo un rito». E ha proseguito: «L’apporto della famiglia è indispensabile per aiutare il bambino battezzato a prendere atto della sua nuova dignità. Un bambino che non respira mai un sentire cristiano è chiaro che arriverà al catechismo senza essere in grado di fare il segno della croce». In questo senso il Vescovo ha sottolineato la necessità di recuperare la dimensione della famiglia come Chiesa domestica. «In questa prospettiva – ha detto il Vescovo – non possono essere valorizzati i gruppi di preghiera che vanno moltiplicandosi a livello familiare?». E qui un vero e proprio compito per gli aderenti dell’Azione Cattolica: farsi promotori di occasioni di preghiera nelle proprie abitazioni.

A proposito del problema della scarsa partecipazione alla Messa domenicale da parte dei fanciulli che frequentano i cammini di iniziazione cristiana ha detto: «Se un ragazzo non partecipa quasi mai, e neppure i suoi genitori, io non sarei del parere di dare Cresima e Prima Comunione. È come fare gesto puramente formale». Necessario anche un cambiamento radicale di mentalità: la Cresima, infatti, non è la conclusione di un itinerario. E ancora: «Il vuoto che registriamo dopo la celebrazione del Battesimo, o della Cresima e della Prima comunione, è il segno di una pastorale che è stata focalizzata sulla celebrazione dei sacramenti».

Mons. Lafranconi ha poi sottolineato il tema vocazionale. E una particolare attenzione è andata alla Mistagogia, snodo fondamentale verso l’età adolescenziale: età in cui si matura il senso della vita. «La dimensione vocazionale – ha affermato – è intrinseca a tutto il percorso dell’Iniziazione cristiana».

Il Vescovo ha poi invitato i preti a valorizzare di più l’accompagnamento spirituale, «che non vuol dire direzione spirituale programmata, ma aiutare i giovani a leggere la propria vita alla luce del Vangelo. Sotto questo aspetto il mistero della croce entra dentro nell’educazione dei nostri ragazzi: ne parliamo?».

Un ulteriore interrogativo ha riguardato il coordinamento tra quanto offerto dall’oratorio rispetto alle altre realtà che agiscono in ordine alla formazione cristiana degli adolescenti. Una missione educativa a 360° che passa, ad esempio, anche attraverso lo sport. Anche se certamente un ruolo primario lo giocano i catechisti: «La consistenza di una parrocchia trova un suo elemento significativo nel numero e nella qualità dei catechisti. I catechisti sono la figura più rilevante di questo servizio di accompagnamento dei nostri ragazzi». Per questo risulta fondamentale la formazione dei catechisti. Poi una parentesi legata alla presenza degli educatori professionali, figure preziose, ma che «non possono sostituire le presenze di volontariato».

L’attenzione è andata poi alla famiglia, «aspetto nevralgico e delicato anche per il clima culturale che mette in discussione la stessa identità del matrimonio e della famiglia». E anche qui il Vescovo ha espresso la necessità di una seria preparazione per gli operatori pastorali.

Guardando ai percorsi di preparazione al matrimonio, il Vescovo ha richiamato la necessità di una dimensione meno istituzionale e più di tipo familiare. Obiettivo è garantire una maggiore maturità dei nubendi. Basti pensare che a Cremona delle 69 sentenze di divorzio avute nel 2012, ben 60 erano di matrimoni religiosi.

Chiudendo il proprio articolato intervento, il Vescovo, tornano con la mente agli incontri con gli operatori pastorali, ha detto: «Ho incontrato tante persone convinte e generose. Tanti catechisti giovani! Non siamo soli, incontriamo tanti no, ma anche tanti sì». Infine, rivolto ai sacerdoti, ha richiamato la necessità ad essere testimoni più che programmatori.

Prima di congedare l'assemblea il Vescovo ha ufficialmente annunciato il nulla osta arrivato dalla Congregazione delle Cause dei Santi per i processi di beatificazione di mons. Cazzani e don Mazzolari, così come del cremonese padre Silvio Pasquali.

 

 

 

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