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PELLEGRINAGGIO LAURETANO

Il vescovo Dante: «Impariamo
a prenderci cura della città»
Attraverso l'amore, il servizio
e relazioni di solidarietà

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Imparare a prendersi cura della propria città: amandola, servendola e vivendo relazioni di solidarietà. È affidando Cremona alla protezione della Vergine Lauretana che il vescovo Dante Lafranconi ha offerto tre precise strade in grado di portare, con il contributo di tutti, al bene comune. Non sono mancati i riferimenti alle violenze del 24 gennaio scorso a Cremona, così come a quelle del 1° maggio a Milano. E proprio riferendosi all’Expo mons. Lafranconi ha invitato a una sobrietà volontaria a sostegno di chi non ha cibo per sopravvivere. L’occasione è stato il consueto pellegrinaggio cittadino al santuario lauretano di S. Abbondio che lunedì 4 maggio ha ufficialmente segnato l’apertura del mese mariano.

Omelia del Vescovo (mp3)       Invocazione alla Madonna (mp3)

Photogallery:   parte 1   parte 2

 

L’appuntamento è stato come di consueto alle 21 in Cattedrale da dove, dopo il rito del lucernario, si è formata la processione.

Dietro la croce i ministranti, i seminaristi, il clero cittadino con il vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni, e alcuni membri del Capitolo della Cattedrale. Poi il Vescovo, seguito dal sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, in fascia tricolore.

Poi una folta schiera di religiose e i numerosi fedeli  laici. Tutti con in mano una candela accesa con la fiamma attinta dal cero pasquale.

Attraversata piazza del Comune, la processione, scortata dagli agenti della Municipale, ha percorso largo Boccaccino, via Mercatello, corso Mazzini, corso Matteotti, vicolo Lauretano, sino a giungere in piazza S. Abbondio. Durante il  pellegrinaggio sino alla chiesa di Sant'Abbondio il parroco don Andrea Foglia ha guidato la preghiera del Rosario.

Al termine della preghiera mariana, quando ormai clero e fedeli erano giunti a S. Abbondio, il Coro Sicardo diretto dal maestro Fulvio Rampi ha intonato le litanie lauretane. Quindi il Vescovo ha preso la parola per il suo suo messaggio alla città.

«Come ogni anno – ha subito precisato mons. Lafranconi – il nostro pellegrinaggio ha come scopo quello di affidare la città a Maria. Non per dirle: prenditene cura tu. Ma semmai per imparare da lai a prendercene cura noi, perché la città è affidata prima di tutto a noi cittadini».

Il Vescovo ha quindi delineato la cura della città in tre atteggiamenti. Anzitutto quello di «amarla», che significa «conservarla, contribuire a renderla migliore e più vivibile». E qui il Vescovo ha ricordato la violenza che alcuni mesi fa ha deturpato Cremona: «Spesso assistiamo a segni che non dicono amore per la città. Pensiamo, ancora con la tristezza nel cuore, alla violenza distruttiva del 24 gennaio scorso. Pensiamo a questa immagine deturpata che sono i muri imbrattati di scritte insulse. Verrebbe in mente anche, per quanto non riguardi la nostra città, quello che è successo per l’inaugurazione dell’Expo, a Milano». Ma il Vescovo ha subito voluto porre l’attenzione al controaltare: la buona volontà di tante persone che si sono rimboccate le maniche per rimettere tutto in ordine. «È proprio a partire da questa città – ha detto il Vescovo – che si ha l’impressione di che cosa significhi voler bene alla città: non cedere di fronte a gesti che la deturpano, ma ritrovare quel desiderio, quella voglia, quel gusto di ridare alla città il suo volto gradevole».

E ancora: «Penso a quanti cittadini esprimono il loro amore in maniera silenziosa, ma concreta, pratica e quotidiana alla città: tutti quelli che si sono sentiti umiliati e che quotidianamente si danno da fare per vincere il menefreghismo qualunquista di chi dice che impegnarsi tocca agli altri, magari alle Istituzioni, senza pensare che una convivenza civile rimane tale nella misura in cui civilmente tutti danno il loro apporto. Ed è un apporto variegato: che va dall’impegno dell’educazione a quello nella giustizia, nell’economia, … Senza attendere sempre tutto dalle Istituzioni! Amare la città è rimboccarsi le maniche per renderla gradita a chi ci vive quotidianamente e anche chi passa per visitarla».

Ma amore secondo il Vescovo significa anche servire la città che, ha ricordato il Vescovo, «è una rete di servizi» con un unico obiettivo: il bene comune. «Quel bene – ha affermato – di cui tutti possiamo usufruirne e proprio per questo tutti dobbiamo cercare di costruirlo». Poi ha aggiunto: «Certo capisco che quando si parla del bene comune il compito primario è di chi presiede al governo della città così come al governo della nazione. Ma alla base si tratta di comprendere bene come le varie rappresentanze dei cittadini in questi organismi, che di solito si giocano tra maggioranza e minoranza, non mirano tanto a rivendicare una propria autonomia, un proprio tornaconto, un proprio interesse: il gioco tra maggioranza e minoranza mira a un confronto leale per trovare la soluzione migliore alle necessità dei cittadini. Questo gioco tra maggioranza e minoranza non può e non deve mai configurarsi come pretesto per colpire la parte avversaria. Così non si serve la città, così non cresce la città!».

Terzo aspetto richiamato dal Vescovo quello della solidarietà in una rete di relazioni che fa riconoscere i volti di chi ci sta accanto. Lo stimolo è arrivato anche dalla recente apertura di Expo – “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” – e il riferimento a quanto detto dal Papa all’inaugurazione: i veri protagonisti di questo evento sono i volti degli uomini e delle donne che hanno fame. «Ce ne sono anche nella nostra città! – ha subito ricordato il Vescovo – Persone che hanno fame, che cercano da mangiare e a volte vanno a cercarlo nei rifiuti. Io credo che queste situazioni siano incomprensibili umanamente! E ci dicono con forza che dobbiamo educarci ed educare non solo a rinunciare al superfluo, ma anche a essere volontariamente sobri, per un criterio di solidarietà nei confronti di chi non ha neanche del necessario!». Mons. Lafranconi ha ricordato come ogni anno in Italia si sprechino 149 kg di cibo a persona. E qui un duro monito: «Vengono in mente certe scene che sono intollerabili: perché accontentare il capriccio di un bambino che sbocconcella dieci cose senza consumarne una, perché consentire che si riempia il piatto con una porzione esagerata per poi lasciarne metà! Il Papa, sempre nel discorso di inaugurazione dell’Esposizione universale, diceva che essa è un’occasione propizia per globalizzare la solidarietà».

«Affidiamo alla Madonna la nostra città con il desiderio che ci ottenga questa conversione di partecipare davvero alla vita della città – ha concluso il Vescovo –: amandola, servendola e partecipando nel modo più costruttivo a creare quelle relazioni di solidarietà che stampano negli occhi, ma soprattutto nel cuore, il volto di quelli che noi chiamiamo concittadini. La città è affidata a noi, e questo vuol dire che noi siamo affidati gli uni agli altri. Siamo affidati e siamo anche affidatari». E infine: «La Santa Famiglia ci aiuti ad amare questa città e a vivere in essa con la gioia e con il gusto di contribuire al suo benessere, che vuol dire poi il benessere di ciascuno di noi».

Terminata l’omelia il Vescovo, insieme dai sacerdoti presenti, è entrato nella Santa Casa dove ha offerto in omaggio alla Madonna nera un cero e un mazzo di fiori. Poi ha recitato la preghiera di affidamento alla Vergine.

Tornato in presbiterio ha quindi impartito la benedizione, mentre i fedeli già in fila attendevano di entrare in quella Casa, copia fedele di quella di Loreto.

 

 

 

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