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CREMONA - 9 MAGGIO 2015

Al Palasport di Cremona
il festoso incontro
del vescovo Lafranconi
con cresimandi e cresimati

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Da una parte la rappresentazione della cena di Emmaus con Gesù che spezza “Briciole di pane buono” dinanzi ai due discepoli meravigliati. Dall’altra oltre 700 ragazzi di 35 oratori della diocesi di Cremona. Al centro mons. Lafranconi, accompagnato dal diacono don Alessandro Bertoni che il prossimo 13 giugno sarà ordinato sacerdote in Cattedrale e un piccolo forziere dal quale sono stati tratti tre segni: l’acqua, il pane e l’olio, chiari richiami ai sacramenti del Battesimo, dell’Eucaristia e della Confermazione. È sempre una grande festa l’annuale incontro del Vescovo con i cresimandi e cresimati dell’anno pastorale, una festa caratterizzata dalla preghiera e dalla riflessione, ma anche dalla gioia e dalla voglia di stare insieme. L’appuntamento, che si è svolto nel pomeriggio di sabato 9 maggio al palazzetto dello sport di Cremona, è stato promosso e animato dall’ufficio di pastorale giovanile guidato da don Paolo Arienti.

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Contributi audio (mp3):



L’atmosfera della festa e della gioia è stata facilmente creata dai collaboratori della Federazione Oratori Cremonesi che dalle ore 15 hanno accolto i diversi gruppi inscenando un singolare ristorante con piatti improbabili, che però hanno suscitato l’ilarità generale.  Particolarmente apprezzati gli sbandieratori di Rivarolo Mantovano che, al ritmo dei tamburi, nelle loro caratteristiche casacche, hanno fatto volteggiare le bandiere lasciando tanti ragazzi con il naso all’insù e un'espressione sbalordita.

Alle 15.30, mentre il coro della parrocchia di Paderno Ponchielli, diretto da Cristina Torresani, ha intonato il canto “Luce di verità”, è entrato il vescovo Dante per l’inizio della preghiera. Uno dei ragazzi ha salutato il presule e ha introdotto le parole che Papa Francesco ha rivolto all'udienza generale cui avevano partecipato gli adolescenti cremonesi nei giorni immediatamente successivi alla Pasqua. In quell'occasione il Pontefice aveva parlato della sofferenza dei bambini.

A caratterizzare il momento di preghiera tre segni - l’acqua, il pane e l’olio - e altrettante testimonianze. I tre elementi, plastici riferimenti ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, sono stati estratti da un piccolo forziere da alcune ballerine del laboratorio di danza di Cristo Re che, di volta in volta, li hanno posizionati sulla tavola posta sulla scenografia e che riproduceva la cena di Emmaus con le sagome di Gesù e dei due discepoli a grandezza naturale.

Ogni segno è stata accompagnata da una breve testimonianza. Per l’acqua si è avvicinata al microfono l’educatrice ACR di Sant’Agata-Sant’Ilario Stella Cremonini che ha riflettuto su come vivere appieno il Battesimo come dono e come impegno, lanciando una provocazione: «Vivere il battesimo significa farsi riconoscere dagli altri in quanto cristiani, non per essere lodati, ma perché questa è volontà di Dio. Si siete convinti voi del vostro essere cristiani gli altri non possono non accorgersi».

Quindi per il pane è intervenuto il diacono don Alessandro Bertoni che il prossimo 13 giugno sarà ordinato sacerdote, diventando quindi ministro dell’Eucaristia. Il giovane, originario di Roggione, ha consegnato ai ragazzi tre impegni: anzitutto riconoscere i propri talenti facendo bene le cose di tutti giorni, in secondo luogo facendosi aiutare in questa ricerca dalle persone più grandi e di cui ci si fida; infine trafficare questi talenti a vantaggio di tutti. «Se sono qui oggi e tra poco sarà prete - ha detto - non è perché sono più bravo di voi, ma perché ho cercato di capire qual è la mia strada. Questo lo auguro anche a voi».

Infine per l’olio, con il richiamo alla Confermazione e al dono dello Spirito, ha parlato Ogbemudia Oscar Obayuwana, un giovanissimo nigeriano di Monticelli d’Ongina, ma studente a Cremona, che durante la veglia pasquale scorsa è diventato cristiano. Un percorso di avvicinamento alla fede iniziato con il suo arrivo in Italia cinque anni fa grazie all’accompagnamento di don Maurizio Ghilardi, vicedirettore di Caritas Cremonese. «Una volta giunto nel vostro paese - ha detto il giovane nigeriano - la mia speranza era di raggiungere la felicità nelle cose materiali. Vedendo che non sarei mai riuscito a raggiungere questi obiettivi e osservando mio papà, credente, che, nonostante le difficoltà economiche, era sempre felice ho capito che la mia speranza dovevo metterla nel Signore. Adesso spero nella felicità eterna».

Dopo Oscar altri profughi accompagnati da don Ghilardi hanno spiegato che per loro la speranza non è solo nei documenti o in un lavoro, ma prima di tutto diventare persone buone e oneste. Un momento davvero toccante dato che proprio questi giovani, solo pochi mesi fa, si trovavano in mezzo al mare in balie delle onde, rischiando la propria vita.

Dopo la lettura del Vangelo è toccato al Vescovo prendere la parola. Mons. Lafranconi si è soffermato su due parole: dono e speranza. «I doni – ha esordito - di essere figli di Dio, di poter partecipare alla mensa del corpo e del sangue, di essere suoi testimoni nel mondo sono doni inesauribili, sono per tutti e per sempre, fino alla fine del mondo. Ci sono anche per quelli che lo rifiutano o si disinteressano». E la speranza nasce proprio dalla consapevolezza che ciò che offre il Signore all’uomo non avrà mai fine e sarà sempre foriero di felicità. «Dio si serve delle mani e delle parole di noi uomini per comunicare i suoi doni, che sono inesauribili non per nostro merito, ma per sua volontà. Proprio per questo la nostra speranza è sicura. Collocate la vostra speranza dove il Signore ci assicura per sempre la sorgente della felicità».

La celebrazione si è conclusa con la preghiera dei fedeli, la consegna di un piccolo dono – un cesto di pane da condividere insieme – e dal regalo al vescovo Dante: un cesto di prodotti della terra frutto del progetto “Rigenera” portato avanti dalla Cooperativa Nazareth nei pressi di Persico e che coinvolge ragazzi e giovani desiderosi di ritrovare nel lavoro la propria dignità, come ha brevemente spiegato Carlo Bassignani.

L’incontro si è concluso con la benedizione del Vescovo e con un nuovo assaggio delle abilità degli sbandieratori di Rivarolo Mantovano all'esterno del palazzetto.

 

 

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