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LUNEDI' 11 MAGGIO

Al Santuario di Castelleone
nel giorno dell'Apparizione
Il Vescovo: «La Misericordia
è prerogativa di Dio»

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Il richiamo è stato inevitabile: nel 504° anniversario dell'apparizione a Castelleone di santa Maria della Misericordia la mente è andata già al prossimo Anno Santo della Misericordia. Il pensiero di Papa Francesco ha fatto da filo conduttore alla riflessione che il vescovo Lafranconi ha proposto in un santuario come sempre gremito in occasione del ricordo della prima apparizione, avvenuta l'11 maggio 1511. Ad aprire l’intensa giornata di spiritualità mariana la processione dalla parrocchiale. Nonostante il giorno feriale attorno al Santuario il cima di festa è stato come sempre intenso, così come l’afflusso dei fedeli, continuato per tutto il giorno.

Omelia di mons. Lafranconi (mp3)

Photogallery:

 

La ricorrenza dell’11 maggio a Castelleone è iniziata come sempre presso la chiesa parrocchiale intitolata agli apostoli Filippo e Giacomo da dove, dopo un momento di preghiera iniziato alle 9.30, si è snodata la lunga processione verso il Santuario. Una grande festa di famiglia, con genitori e nonni che accompagnavano i propri bambini. Giovani, adulti e anziani: tutte le diverse classi d’età erano rappresentate.

Ad aprire la processione la croce attorniata da quattro ceri, due per parte. A guidare i ministranti il vicario don Vittore Bariselli. Dietro i ragazzi dei catechismo e poi l’intero paese. Alcuni megafoni posti tra la folla aiutavano a pregare il Rosario, le cui decine erano scandite dal diacono permanente Angelo Papa.

A chiudere la lunga schiera dei fedeli gli ospiti della casa di riposo Brunenghi assistiti dal personale della struttura sanitaria e dai volontari dell'Unitalsi. Poi la banda del paese, i ministranti e il parroco mons. Amedeo Ferrari. In processione anche don Mario Bergami, residente in paese, con la sua carrozzina elettrica. Infine il gruppo delle autorità cittadine, guidate dal sindaco Pietro Fiori.

A garantire la sicurezza del percorso i volontari della protezione civile, i carabinieri e la polizia locale, impegnati soprattutto nel momento dell’immissione sulla Paullese prima dell’accesso al sagrato del Santuario, dove i fedeli sono stati aspersi con l’acqua benedetta dal custode, don Rinaldo Salerno.

Proprio mentre la processione stava iniziando a entrare in santuario è arrivato anche il vescovo, mons. Dante Lafranconi, accompagnato dal suo segretario don Flavio Meani. Il Vescovo ha atteso all’esterno della chiesa entrando poi insieme al parroco. Prima di raggiungere la sagrestia si è soffermato alcuni istanti in preghiera, inginocchiato davanti all’effigie della Vergine, insieme a don Salerno e a don Bariselli.

Alle 11 è quindi iniziata la Messa. La processione d’ingresso, partita dalla sagrestia, ha costeggiato tutto l’esterno del santuario prima di accedervi dal portone centrale. Accanto al Vescovo mons. Ferrari e don Salerno. Hanno concelebrato altri nove sacerdoti: don Mario Bergami e il custode emerito don Silvio Spoldi, entrambi residente in paese; don Antonio Bandirali, don Gianpaolo Maccagni e don Attilio Spadari (originari di Castelleone); don Giovanni Maccalli, don Angelo Ruffini e don Paolo Tomasi (già vicari) e don Marino Dalè.

Prima dell’inizio della celebrazione il sindaco di Castelleone, Pietro Fiori, ha offerto come consueto un cero alla Madonna. Dopo l’accensione da parte del Vescovo, il primo cittadino ha posizionato il cero sull’altare, a fianco dell’immagine della Madonna della Misericordia, che qui apparve a Domenica Zanenga nei giorni 11, 12, 13 e 14 maggio 1511.

Proprio il tema della misericordia è stato al centro della riflessione del Vescovo, che ha preso spunto dall’Anno Santo della Misericordia che, indetto da Papa Francesco, inizierà il prossimo 8 dicembre. «Questo anno straordinario – ha ricordato il Vescovo – nasce dal desiderio del Papa di far conoscere che il cuore del mistero della salvezza è nella misericordia». E ha proseguito: «La misericordia è una prerogativa di Dio».

«Se Gesù è il volto della misericordia del Padre – ha quindi sottolineato il Vescovo – Maria si incarica, lungo la storia della Chiesa, di ricordare – soprattutto alla Chiesa e a ciascuno di noi – che la misericordia è ciò che il Padre vuole e dona a tutti gli uomini». Qui il riferimento al senso dell’Apparizione proprio a Castelleone: un modo per ricordare, allora così come ancora oggi, la necessità di pentirsi dei propri peccati per aprire il cuore alla misericordia di Dio. «In questo nostro atteggiamento – ha detto – Maria è la donna e la madre che intercede per ciascuno di noi: così disse la Madonna a Domenica Zanenga. Nello stesso tempo, però, è anche vero che Maria ha voluto che questo messaggio restasse durevole nel tempo e allora domandò di costruire una chiesa dedicata a santa Maria della Misericordia. È in questa chiesa, a memoria di questo evento, che noi ci troviamo anche oggi».

Richiamando ancora Papa Francesco, il Vescovo ha richiamato come «prima di tutto la misericordia è l’atteggiamento che Dio ha nei confronti degli uomini. Questo atteggiamento totalmente divino è inseparabile da altri due attributi di Dio: l’onnipotenza e l’eternità».

Guardando all’onnipotenza il riferimento all’Apparizione di Castelleone: «Quando Domenica Zanenga se ne torna in paese zoppicante, storpia e quasi muta fa fatica a dire quello che ha visto e quali sono le richieste della Madonna. Il segno di questa condizione verrà sciolto per l’intervento miracoloso delle Madonna: a lei e anche a quel sacerdote, don Giacomo Zovegni, che non credeva alle parole di Domenica. La prese in malo modo e anche lui fu paralizzato nel braccio. Finché l’onnipotenza misericordiosa di Dio ha ridonato a loro la salute: la facoltà della parola e del movimento. Dio, la sua onnipotenza – quella che noi più facilmente pensiamo di riconoscere nei miracoli – la mostra prima di tutto e soprattutto nella misericordia e nel perdono. Quando andiamo a confessarci ci rediamo conto che entra in gioco l’onnipotenza di Dio? Solo le sue parole, solo il mistero del suo sangue sparso per la nostra salvezza può rendere vero il perdono che noi chiediamo. E tanto quanto godiamo di un miracolo – quelli che fanno parlare i giornali – altrettanto dovremmo godere del miracolo con cui Dio misericordioso ci ridona il perdono».

Poi il riferimento all’eternità con il richiamo alle parole del Magnificat, dove Maria «dice che questa misericordia, che si svolge di generazione in generazione, è “verso coloro che lo temono”. Il Papa, riferendosi alle parole del Magnificat “la sua misericordia di generazione in generazione”, dice che questa misericordia tocca anche la nostra generazione, è anche di adesso, è per noi! Ed è per noi se noi ci muoviamo nei confronti del Signore riconoscendo che Egli – ed Egli solo – può perdonare i nostri peccati». E qui un richiamo a tutti i presenti: «Non dobbiamo essere superficiali, come i contemporanei di Domenica Zanenga, che la prendevano in giro. A volte anche noi abbiamo questa tentazione nei confronti di tanti messaggi, di tanti apparizioni. A me pare che l’atteggiamento più serio non sia quello di dire dove appare la Madonna e cosa dice, ma soltanto vedere se in questi messaggi c’è qualcosa che può rendere migliore la mia vita. Perché questo è l’unico senso delle apparizioni: il richiamo a un messaggio che, se accolto e ascoltato, può rendere migliore la mia vita. Se non c’è questa disposizione posso vagare da un santuario all’altro, da un’apparizione all’altra e non serve a nulla! Ma se c’è l’atteggiamento di lasciare cambiare il nostro cure e vivere più conformemente al Vangelo allora non c’è bisogno di pellegrinare da un posto all’altro, non c’è bisogno di enfatizzare i messaggi, non c’è bisogno di rendere quasi feticisti coloro che si presentano come i messaggeri. Occorre semplicemente aprire il cuore a quello che, in consonanza con il Vangelo, viene rivolto a noi oggi per il miglioramento della nostra vita e per la salvezza di tutti gli uomini».

Mons. Lafranconi ha voluto chiudere l’omelia riecheggiando le parole del Magnificat attraverso quanto scritto dal Papa nella costituzione per l’indizione dell’Anno Santo: «Il canto di lode di Maria, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende ‘di generazione in generazione’ (Lc 1,50). Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. (…) Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno. Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo Figlio Gesù».

La benedizione episcopale e l'inno del santuario di Racanti, proposto dal coro dei giovani della parrocchia, ha concluso la solenne celebrazione, molto partecipata.

La festa è quindi continuata sui prati attorno al Santuario, dove come tradizione non mancavano le bancarelle.

Nel pomeriggio altri intensi momenti di spiritualità: alle 15.30 la recita del Rosario con la benedizione eucaristica; alle 17 il Vespro, con adorazione e benedizione eucaristica; e alle 19 la Messa presieduta dal parroco e animata dalla schola catorum parrocchiale.

Martedì 12 maggio, giorno in cui si commemora la seconda apparizione, sarà la giornata dedicata ai bambini e i ragazzi; mercoledì 13 (terza apparizione) agli ammalati e agli anziani; giovedì 14 (quarta apparizione) la chiusura delle celebrazioni con il ringraziamento e, alle 21, la processione da piazza Fondulo al Santuario. Sempre nel contesto dei festeggiamenti mariani, la domenica successiva, 17 maggio, alle 10 in Santuario la Messa con il ricordo degli anniversari dei matrimoni (25°/40°/50°/60°).

 

Le apparizioni  della Vergine

Nei giorni 11, 12, 13 e 14 maggio del 1511, la Madonna, presentatasi come Madre della Misericordia, appare alla veggente Domenica Zanenga chiedendo che si digiunasse per alcuni giorni, che si facesse penitenza dei peccati, che si pregasse Dio, chiedendo perdono del male compiuto, che si rispettasse il riposo festivo e che si costruisse una chiesa chiamandola S. Maria della Misericordia.

 

Le parole esatte della Santa Vergine

Alzati, Domenica, non temere! Io sono la Madre di misericordia. Tutti preghino Dio e facciano penitenza dei loro peccati. Troppo è offeso il Signore. Assicura tutti che io non mancherò mai di intercedere per i peccatori pentiti e di ottenere per loro perdono e misericordia. Si facciano pubbliche preghiere e rigorosi digiuni nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato. Siano santificati e non profanati i giorni di festa. È mio desiderio che si costruisca in questo luogo una chiesa e sia chiamata Santa Maria della Misericordia.

 

La storia del Santuario

Nel 1513 iniziarono i lavori per la costruzione del santuario, su disegno di Agostino de Fondulis. Il tiburio fu ultimato nel 1525 e il campanile nel 1575.  La statua della Madonna fu scolpita dallo scultore Giovanni Paolo Maltempo nel 1560, e solo recentemente è riapparsa nella sua semplice bellezza, complice il restauro del ricco e sontuoso abito ottocentesco. Diverse e importanti le opere d’arte conservate al suo interno, come varie sono state le vicende religiose e architettoniche del santuario, se ne ricordano due: nel 1866 l’incoronazione della statua della Beata Vergine della Misericordia (evento ricordato alla seconda domenica di settembre) e  l’allungamento di una campata della chiesa nel 1910.

 

 

 

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