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DOMENICA LA COLLETTA CEI

Si diffonde l'ideologia vegana
E c'è chi ritiene gli animali
più preziosi e importanti
dei terremotati del Nepal
Riflessione di don Trevisi

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Il burro «per nutrizionisti e salutisti è stato un condimento controverso, quasi un tabù. Meglio bandirlo dalle cucine: aumenta il colesterolo e i grassi nel sangue, fa prendere peso e danneggia il fegato, si diceva. Così  è stato sostituito da ingredienti vegetali, anche in pasticceria:  non solo olio d’oliva, ma di mais, di riso, di cocco e di cacao, derivati della soia, yogurt e perfino l’ipercalorico tahini (salsa di sesamo). Un trionfo per la nuova tribù dei vegani.  Ma è scattato  il contrordine:  il burro è ricco di vitamina A, D, K ed E, che insieme al selenio sono essenziali per il sistema nervoso e immunitario, secondo uno studio dell’università di Cambridge. Lo ha riabilitato anche il Time dedicandoli una copertina: “Mangiate il burro. Gli scienziati hanno bollato i grassi come nemici. Ecco perché si sbagliano” (Il Sole 24 – 10 maggio 2015)». «L’Avis scrive ai donatori. ‘Mangiate più carne’. Il sangue per le trasfusioni è carente di ferro, colpa delle diete vegetariane (La Provincia – 11 maggio 2015)». Partiamo da queste due citazioni recentissime che segnalano nel periodo in cui si sta svolgendo l’EXPO 2015 di Milano (“Nutrire il pianeta, energia per la vita”) come siamo immersi da ideologie alimentari che hanno propagandato e diffuso – con la connivenza di qualche scienziato – mode pericolose e talvolta cattive.

Un amico mi ha scritto: «C'è molta gente che sui social network inneggia al terremoto in Nepal come giusta punizione per i sacrifici animali ai loro dei... Allargando magari al fatto che molti preferiscono gli animali agli uomini perché più buoni, più comprensivi... c'è una deriva culturale e umana davvero preoccupante che mostra quasi l'uomo come corpo estraneo o dannoso...». Poi mi ha dato un saggio di alcuni scritti: sui social c'è chi trova il tempo di «ringraziare» per questa calamità. Il commento choc arriva da A. M., libera professionista, amante degli animali e contro la vivisezione, che scrive: «La scossa sismica che ha devastato il territorio e ucciso migliaia di persone, è una giusta punizione per un popolo che quotidianamente fa strage di animali per ingraziarsi la Dea». Poi l'affondo: «L'Italia non mandi aiuti per il terremoto a questi fanatici bastardi. Giusta punizione», scrive ancora. E ancora: «Il terremoto è troppo poco... spero in una scossa più forte».

Io non sono un esperto nutrizionista. Ma da quel che capisco anche tra gli esperti regna molta confusione che l’ideologia vegana ben usa con la complicità variegata di testimonial famosi e di mass-media che si nutrono solo di gossip.

Mi limito a fare alcune considerazioni generali, e a caldo, cioè con il pericolo di lasciar fuori aspetti importanti che andranno integrati.

1. Ottocento milioni di persone sottonutrite esigono maggiore determinazione per un’equa distribuzione del cibo. Siamo nel paradosso dell’abbondanza, per usare l’espressione di Papa Francesco (che riprende Giovanni Paolo II): «c'è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l'uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi. Questo è il paradosso! Purtroppo questo paradosso continua a essere attuale» (7 febbraio 2015).

2. Occorrono riforme politiche ed economiche per evitare un’economia vorace che escluda milioni di persone dal diritto al cibo e all’acqua potabile. E con rammarico notiamo come dalla Carta di Milano (che dovrebbe essere l’eredità culturale di Expo 2015) sul diritto di accesso al cibo e all’acqua sono spariti temi importanti come quello della speculazione finanziaria sui generi alimentari e la corsa alla terra (land grabbing) cioè l’accaparramento di enormi estensioni di terreno agricolo ad opera di multinazionali che prevaricano sulle popolazioni povere e vulnerabili. La dottrina sociale della Chiesa insiste su una solidarietà concreta e su un’economia al servizio dell’uomo e non dell’idolatria del mercato. Sul cibo non si può speculare!!! Vanno banditi i prodotti derivati speculativi sui generi alimentari.

3. Abbiamo bisogno di una buona scienza. Talvolta alcuni dati scientifici sono stati utilizzati in modo maldestro. Per esempio riguardo alimentazione non si può in modo superficiale mettere da parte la piramide alimentare e improvvisare diete i cui effetti a breve e a lungo termine sono alquanto fumosi. L’ideologia vegana usa gli esempi di cattiva alimentazione per ergersi a modello che tutti dovrebbero abbracciare con un cortocircuito logico: non si può paragonare una (presunta) studiata dieta vegana con gli eccessi alimentari di coloro che non rispettano alcun criterio alimentare. Agli scienziati spetta studiare i termini di una corretta alimentazione, ma anch’essi talvolta sono intrisi di precomprensioni ideologiche o da errori di prospettiva. Vedi per esempio il caso del burro citato all’inizio. Ma serve anche una buona scienza che sappia indagare ulteriormente per una migliore produzione alimentare superando le mode culturali e le paure che denigrano l’innovazione e la ricerca. L’intelligenza è un dono di Dio. Il lavoro è l’ordinario modo con cui si prosegue l’opera della Creazione!

4. L’educazione alimentare. L’eccesso di carne, come ogni altro eccesso, è dannoso alla salute. Anche una dieta vegetariana può essere estremamente pericolosa specie se fatta in modo superficiale. Il problema vero è dunque quello dell’educazione. La salute non è il fine ultimo della vita, ma è un bene prezioso che non va messo in pericolo in modo ingenuo. A far male – dicono gli studiosi – non è solo la qualità e la quantità (es. della carne, oppure dei grassi vegetali o animali…) ma anche il modo (spesso frettoloso) in cui si mangia.

5. Il mangiare insieme da sempre ha un significato simbolico e antropologico, in tutte le culture. Il cibo ha addirittura una valenza religiosa: talvolta ponendo dei divieti e dei tabù (es. la carne di maiale per i musulmani) altre volte divenendo espressione cultuale, sacrificale e di festa. Per i cristiani l’Eucaristia si pone al centro della fede, come partecipazione al banchetto imbandito dal Signore, ma anche con la consapevolezza che «non di solo pane vive l’uomo» (Mt 4, 4). Ridurre il cibo al solo aspetto nutrizionale non fa onore all’intelligenza di nessuno! Vorrebbe dire spazzare via l’intera storia dei popoli, tutte le tradizioni religiose, le culture… Non che non ci sia bisogno di riflessione critica, di purificazione di usanze e tradizioni. Ma non è il disprezzo o addirittura l’odio di certi vegani orgogliosi a consentire tale purificazione ed educazione.

6. Gli stili di vita. Certamente il confronto tra le culture, gli usi alimentari, le disuguaglianze tra chi si ammala perché mangia troppo e male e chi perché è denutrito esigono nuovi stili di vita in cui una nuova cultura dell’alimentazione è solo un tassello, importante, ma dentro una riflessione più ampia. Occorrono stili capaci di condivisione, di solidarietà, di giustizia, di rispetto del creato, di lungimiranza per il futuro del pianeta ma anche per il bene delle future generazioni. Occorrono testimonianze di vita sobrie e contente, dove il consumo non diventa il nuovo idolo a cui tutto sacrificare. Ma che stile di vita è quello in cui non si ha nessuna pietà per gli uomini (es. i terremotati del Nepal) e si esaltano gli animali e ad essi si riconoscono maggiori diritti che agli umani?

7. C’è una deriva ideologica. Non si può intasare il Parlamento tentando di vietare le sperimentazioni sugli animali. Per certa cultura animalista gli animali sono più tutelati degli uomini, dei bambini, soprattutto dei poveri e delle persone svantaggiate. Si moltiplicano a più non posso cliniche per animali piccoli con tutte le strumentazioni inimmaginabili a cui non hanno diritto di accesso miliardi di esseri umani. Ma che cultura è quella che non sa commuoversi per i bambini del Nepal ed esige invece grandi investimenti (e detrazioni fiscali) per le cure dei propri cani, gatti e criceti? Occorre bandire le inutili sofferenze agli animali, ma l’ideologia di chi difende le nutrie e impedisce un corretto controllo del territorio mi fa sorridere. Soprattutto se poi si tratta di persone che invocano piani di controllo demografico per la sovra-popolazione. La deriva ideologica è quella di chi odia gli esseri umani (vede l’uomo come il nemico che ha operato solo la devastazione della natura) e predilige gli animali, facendone nuovi idoli a cui sacrificare gli esseri umani.

8. L’uomo è il custode del giardino di Eden. Siamo in attesa della nuova enciclica di papa Francesco sull’ambiente. Sta già suscitando molto interesse. Ma ciò che già sappiamo dalla Bibbia è che l’uomo e la donna sono ad immagine e somiglianza di Dio. Essi non sono i despoti del giardino di Eden; hanno grandi responsabilità (dare il nome è segno del riconoscere il valore e l’essenza delle cose). Ma hanno anche un preciso limite oltrepassando il quale si inaugura il dramma del peccato che si ripercuote sul mondo intero. Abbiamo bisogno non di nuove ideologie animaliste ma di riscoprire l’armonia, il rispetto, la pace (shalom) con Dio, tra noi e nella meraviglia di quanto ci circonda che è la bellezza della vita, della natura, degli animali…

9. La festa. Mi piace ricordare come il comandamento biblico preserva il tempo della festa. Che è pure tempo per lo stupore e la meraviglia, per il riposo e per la comunione e non solo per il lavoro, l’accumulo e il consumo. Un tempo in cui migliorare la nostra umanità esercitandoci in relazioni di gratuità capaci di ridare senso a un quotidiano che rischia di smarrirsi in un grigiore apatico.

10. La riflessione deve continuare. Siamo solo agli inizi… Nel frattempo urge la carità. Domenica in tutte le Chiese ci sarà la colletta per i terremotati del Nepal, che sono uomini che meritano non solo un po’ commozione ma anche un aiuto generoso e concreto, al di là di qualche sciocco commento di qualche animalista.

Don Enrico Trevisi

 

 

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