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VATICANO - 18 MAGGO

Aperta da Papa Francesco
la 68a Assemblea generale CEI
«La sensibilità ecclesiale
è andare contro corrente»

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Denunciare con forza la corruzione, non essere astratti nei documenti pastorali, rafforzare il ruolo dei laici. Sono queste alcune delle indicazioni che Papa Francesco, nel pomeriggio di lunedì 18 maggio in Vaticano, ha rivolto ai vescovi italiani riuniti nell’Aula Nuova del Sinodo per la 68esima Assemblea generale della CEI, incentrata sull’Esortazione apostolica “Evangelii gaudium”. Presente anche il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi.

Appena arrivato nell’Aula del Sinodo, alle 16.20, Papa Francesco ha salutato i vescovi «nominati recentemente» e i due nuovi cardinali, Menichelli e Montenegro.

Dopo l’intervento del presidente CEI, card. Angelo Bagnasco, le parole del Santo Padre che, in un quadro «realisticamente poco confortante», ha precisato: «la nostra vocazione cristiana ed episcopale è quella di andare controcorrente: ossia di essere testimoni gioiosi del Cristo Risorto per trasmettere gioia e speranza agli altri». «A noi viene chiesto di consolare – ha detto Papa Francesco citando Isaia –, di aiutare, di incoraggiare senza alcuna distinzione tutti i nostri fratelli oppressi sotto il peso delle loro croci, accompagnandoli, senza mai stancarci di operare per risollevarli con la forza che viene solo da Dio». «È assai brutto incontrare un consacrato abbattuto, demotivato o spento: egli è come un pozzo secco dove la gente non trova acqua per dissetarsi». Da qui l'invito a recuperare «la gioia del Vangelo, in questo momento storico ove spesso siamo accerchiati da notizie sconfortanti, da situazioni locali e internazionali che ci fanno sperimentare afflizione e tribolazione».

La «sensibilità ecclesiale» per il Papa «comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi». È la sensibilità ecclesiale che «come buoni pastori, ci fa uscire verso il popolo di Dio – ha detto – per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e la dignità umana».

«I laici che hanno una formazione cristiana autentica – ha proseguito il Santo Padre – non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del vescovo Pastore!». È un vero invito all’emancipazione quello del Papa, secondo il quale la sensibilità «ecclesiale e pastorale», per Francesco, «si concretizza anche nel rinforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono». Anche nelle scelte e nei documenti pastorali «non deve prevalere l’aspetto teoretico-dottrinale astratto, quasi che i nostri orientamenti non siano destinati al nostro Popolo o al nostro Paese ma soltanto ad alcuni studiosi e specialisti: invece, dobbiamo perseguire lo sforzo di tradurle in proposte concrete e comprensibili».

«La sensibilità ecclesiale si rivela concretamente nella collegialità e nella comunione tra i vescovi e i loro sacerdoti; nella comunione tra i vescovi stessi; tra le diocesi ricche – materialmente e vocazionalmente – e quelle in difficoltà; tra le periferie e il centro; tra le Conferenze episcopali e i vescovi con il successore di Pietro». È preciso e dettagliato, l’elenco del Papa, che ha denunciato «un diffuso indebolimento della collegialità, sia nella determinazione dei piani pastorali, sia nella condivisione degli impegni programmatici economico-finanziari. Manca l’abitudine di verificare la recezione di programmi e l’attuazione dei progetti». Ad esempio, «si organizza un convegno o un evento che, mettendo in evidenza le solite voci, narcotizza le comunità, omologando scelte, opinioni e persone».

Anche i monasteri e le congregazioni che invecchiano possono diventare «un esempio di mancanza di sensibilità ecclesiale», se non si provvede ad «accorparli prima che sia tardi». «È un problema mondiale», ha detto il Papa a braccio.

Dopo il discorso, il Papa si è soffermato a porte chiuse con i vescovi per un dialogo fatto di domande e risposte.

Ad aprire la giornata di martedì 19 maggio la Prolusione del card. Bagnasco.

Tra gli altri argomenti all’ordine del giorno di questa 68esima Assemblea generale della CEI ci sono il cammino di preparazione e il programma del 5° Convegno ecclesiale nazionale (Firenze, 9-13 novembre 2015), la presentazione di una griglia di lavoro sul tema centrale della scorsa Assemblea Generale («La vita e la formazione permanente dei presbiteri»), l’appuntamento con il Giubileo straordinario della misericordia (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016) e una serie di adempimenti di carattere giuridico-amministrativo, legati tra l’altro all’approvazione del bilancio della CEI e alla ripartizione dei fondi dell’8xmille.

L’Assemblea sarà chiamata anche a eleggere un Vice Presidente per l’Italia Settentrionale, i Presidenti delle Commissioni Episcopali, i rappresentanti della CEI alla XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (4-25 ottobre 2015) e i membri del Consiglio per gli affari economici.

Mercoledì 20 maggio, alle 8.30, nella Basilica di San Pietro, ci sarà la Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Giovedì 21 maggio, alle 13, nell’atrio dell’Aula Paolo VI, si svolgerà la conferenza stampa con il Cardinale Presidente.

 

 

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