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ISTRUZIONE E RIFORMA

Via libera della Camera
alla "Buona scuola"
Riflessione sui temi del ddl
di Maria Disma Vezzosi (AIMC)

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Mentre rimangono forti le polemiche, la riforma della scuola, a firma Renzi-Giannini, ha avuto il sì della Camera (con 316 voti a favore, 137 contrari e un astenuto) e va ora a Palazzo Madama. Sul tema della “Buona scuola” proponiamo una riflessione di Maria Disma Vezzosi, insegnante cremonese e presidente regionale AIMC, l’Associazione Italiana Maestri Cattolici.

La questione della “Buona scuola” sta occupando le pagine dei giornali e del web forse come raramente è successo per tempi così lunghi: prima la consultazione, adesso le discussioni e i commenti sull’approvazione dei vari articoli della legge; accompagnano azioni di protesta di sindacati e varie organizzazioni, a volte con toni molto accesi e contrasti molto accentuati. Entrare nel merito puntuale del disegno di legge in questi giorni di lavoro parlamentare è un po’ rischioso, perché molto può cambiare da un momento all’altro. Mi verrebbe da porre più l’attenzione sulle questioni di fondo che accendono oggi il dibattito.

L’organico dell’autonomia. Mi sembra una buona opportunità, per un Istituto, poter disporre di un organico “funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche”, da poter utilizzare per far fronte alle diverse necessità delle proprie scuole. Certo questo vorrebbe dire maggiore flessibilità nell’organizzazione, didattica e non, ma forse potrebbe essere una iniziale risposta alle tante complessità che oggi le classi presentano.

La valutazione di docenti e dirigenti. Ritengo siano azioni non più rimandabili. Questa è convinzione di tutta l’AIMC. Nel 2012 l’Associazione, che ha sempre sostenuto la necessità di un sistema valutativo degli operatori della scuola, pur nella consapevolezza che la cultura della valutazione non sia ancora così diffusa e condivisa, ha svolto un’indagine attraverso i propri canali associativi (ma che ha raggiunto anche docenti e dirigenti non iscritti) sul tema della valutazione dell’insegnamento. L’indagine ha evidenziato la necessità di una valutazione intesa come valorizzazione della professionalità docente e come ausilio all’ottimizzazione dell’azione didattica; azione del prendersi cura della scuola stessa, occasione e opportunità per il miglioramento professionale, con un giusto equilibrio tra valutazione interna ed esterna. Dirigenti e colleghi del comitato di valutazione sono visti come le persone maggiormente adeguate ad apprezzare la qualità della docenza.

Certo, c’è bisogno di definire un profilo del docente, perché diversamente non sarebbe possibile individuare degli indicatori di riferimento per valutare l’insegnamento. Ugualmente per il dirigente, che a sua volta deve essere oggetto di valutazione. Per definire questi profili dovrebbero essere coinvolte le Associazioni professionali, proprio per l’esperienza di cura della professione che la loro storia testimonia e come principio insito nella professione stessa. È la stessa questione della Carta etica (anni fa si parlava di codice deontologico), che non dovrebbe essere scritta da “altri” al di fuori della professione, ma dagli stessi professionisti. Purtroppo nel disegno di legge non si fanno riferimenti di questo tipo. Si accenna alle Associazioni solo per la formazione del personale della scuola.

La figura del dirigente scolastico. L’articolo che delinea la nuova figura del dirigente scolastico è sicuramente quello maggiormente bersagliato dalle critiche. Sicuramente non serve alla nostra scuola un “super preside”, ma una persona che, adeguatamente formata e valutata, possa condurre in modo responsabile e competente, avvalendosi di collaboratori (e l’articolo approvato alza il numero dei docenti che lo coadiuvano) l’istituzione scolastica a lui affidata. Certo l’articolato appare innovativo, perché si parla di proposta di incarico ai docenti che abbiano fatta domanda, di conferimento di incarichi triennali con modalità che valorizzino il curriculum, le esperienze e le competenze professionali. Cambierebbero le modalità di assunzione. E questo, in un clima di clientelismo come spesso si verifica in Italia, spaventa. Molti si oppongono a questa nuova prospettiva: anche in AIMC si percepiscono timori e criticità. Ma, a mio parere, forse potrebbe essere una strada per crescere la responsabilità di dirigenti e docenti, chiamati a vivere in modo diverso il proprio ruolo.

E se capita un dirigente incompetente, che fa spazio solo ai suoi “amici” e spadroneggia per i suoi aumentati “poteri”? Questi dirigenti non dovrebbero essere a dirigere le nostre scuole, così come non ci dovrebbero essere insegnanti incompetenti. Un buon sistema di valutazione dovrebbe tenere sotto controllo queste situazioni.

Aggiungerei anche un accenno alla questione dell’infanzia. Nel disegno di legge si parla di istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, per garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco. Se per un certo aspetto è importante porre attenzione all’intero arco 0-6, dall’altra si corre il rischio di uno spostamento della scuola dell’infanzia (e quella italiana è di alto livello) verso il basso, assimilandola ai sistemi assistenziali e staccandola dal percorso di istruzione e formazione della scuola dell’obbligo a cui si era già collegata, anche con tante belle esperienze di continuità in atto nei nostri Istituti.

M. Disma Vezzosi

 

 

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